Sul veliero nel blu di Marco Vecchio

Scritto da , 27 Dicembre 2019
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Questa sera, alle ore 21, il progetto di teatro-canzone del performer salernitano in duo con il chitarrista Pasquale Curcio, ospite del Piccolo Teatro Del Giullare

Di OLGA CHIEFFI

“Pittori o poeti, hanno tutti bisogno di un grande paese, quello dei loro sogni…” scrive Marguerite Yourcenar, ed è questa l’unica traccia concessaci da Marco Vecchio, che stasera, alle ore 21, sul palcoscenico del Piccolo teatro del Giullare, presenterà il suo nuovo progetto discografico, in duo con il chitarrista Pasquale Curcio, “Veliero”, che segue l’esordio con “Tempo azzurro”. E’ questo un progetto di teatro canzone, in cui Marco Vecchio, che conosciamo in primis come pittore, erede di una famiglia di artisti, attua una piccola gesamtkunstwerk con la quale ritorneremo all’epoca romantica e, ancora più dietro, a quella lingua che credevamo perduta, quel tempo in cui il linguaggio riuniva in sé musica e poesia, a cui lui ha aggiunto diverse altre arti, teatrale, tersicorea, visiva, quale compagne di vita, assimilando al proprio percorso artistico elementi e sfumature mediate dal proprio vissuto, riappropriandosi delle sue origini, riavvicinandosi ad una concezione della musica quale espressione totale. Ogni viaggio è, nella sua essenza, un movimento da un punto a un altro. Geografico, di norma, ma anche interiore, esistono modi di viaggiare innumerevoli, quanti gli occhi che osservano il mondo. Viaggiare è accostamento, ricerca, scoperta, approdo, tappe, mai meta, vacanza, ozio, avventura. Onde morbide, atmosfere che variano dall’azzurro al blu cobalto, il colore di Marco, echi echi etnici scanditi con gusto da Pasquale Curcio, misurati, essenziali, calibrato su frequenze che esplorano mondi sonori ai confini del pop, destrutturati in mille frammenti il cui denominatore comune è l’eleganza. Quell’azzurro-blu quale rappresentazione simbolo delle profondità delle psiche, secondo modalità magico-religiose, con il massimo sviluppo della teosofia, quale colore chiave, sulle tracce di Picasso e Freud, di una realtà che non è percepibile in una dimensione ordinaria. E’ quanto vedremo ed ascolteremo questa sera, lasciandoci trasportare sul “Veliero” in un viaggio onirico ed iniziatico, nel mare dei ricordi, tra i versi di Pessoa, Saramago e le canzoni vicine e lontane come stelle polari, tra canzoni inedite, le cui musiche sono state composte da Mario Palmieri e i testi scritti dallo stesso Marco, e alcune cover rilette in chiave originale, da Sergio Bruni a Endrigo, da Mina a Concato con  una dedica speciale per papà Sergio, passando da classici napoletani quale è Carmela a Lisbona, che Marco Vecchio ha eletto quale sua patria azzurra, tra oggetti scenici dipinti da Marco Vecchio, i suoi colori, che prenderanno vita attraverso un passo di danza, in un variopinto gioco musicale, portando a smemorarci, ad ogni suono, passo e parola, in una stupefacente mescolanza, che darà luogo ad un profilo romanzesco, svelante la modernità di ogni luogo e di ogni tempo, con la sua debolezza e la sua forza.

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