Sugli abusi del sindaco e moglie spunta la denuncia di una vicina

Scritto da , 10 Dicembre 2018
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di Redazione Cronache

Ricordate la vicenda della moglie del sindaco e dei capannoni? Ora viene fuori una denuncia presentata al Ministero dell’Interno, Prefettura di Salerno, Presidente e componenti del Consiglio Comunale, all’Anac, al Segretario Comunale di Camerota Sergio Gargiulo, al Responsabile settore Urbanistica Arch. Antonietta Coraggio e al Responsabile del Servizio Finanziario Dott. Giovanni Castaldi. La denuncia porta la firma di Maria Pia Carretta, confinante con la proprietà di Antonia Tartaglia sulla quale è costruita attività HO.RE.CA con ditta G.M.A. Cilento di Scarpetta Mario Salvatore attualmente Sindaco di Camerota. La denunciante rileva come cin sono state varie richieste di accesso agli atti ed ha chiesto più volte agli Organi comunali di verificare la legittimità delle opere edilizie compiute da Scarpitta sulla proprietà della moglie. Le opere edilizie sono costituite dalla realizzazione – si legge nella denuncia – di un hangar industriale all’interno del quale sono stoccate le merci appartenenti alla ditta di cui sopra particella 1945 costruito intorno all’anno 19992000. Nello stesso manufatto da qualche tempo è attiva anche la rivendita al dettaglio di merci alimentari. “Nel corso degli anni ho potuto verificare che Scarpitta ha presentato domanda di condono edilizio n° 3193 del 30 marzo 1995 ai sensi della legge 724/94, successivamente ha completato tale richiesta di condono con una integrazione datata 22 febbraio 2007, con la quale dichiarava di aver redatto la domanda di condono senza l’ausilio di un tecnico abilitato e quindi di aver compiuto errori nella localizzazione e nella valutazione dimensionale delle opere”. Nel 2014 a seguito di un accertamento – scrive ancora la denunciante – effettuato dall’ufficio tecnico del Comune di Camerota protocollo n°1547 del 4 febbraio 2014 la Responsabile Arch. Antonietta Coraggio notificava in data 12 maggio 2014 l’ordinanza di demolizione n. 7 del 2014, a questa replicavano i coniugi Scarpitta con istanza di accertamento di Conformità Urbanistica e Compatibilità Paesaggistica in data 11 agosto 2014 protocollo n. 8696. Il Responsabile del Servizio Urbanistica comunicava il diniego dell’accertamento di cui sopra, motivando che “non era possibile concludere positivamente tale accertamento in assenza della definizione della pratica di condono edilizio n. 3193 e rilevava ancora un incremento di volumetria del fabbricato rispetto al progetto allegato alla sanatoria e un decremento di superficie utile e volumetria del fabbricato rispetto al progetto allegato alla sanatoria oltre al rifacimento dell’intonaco esterno con croma diversa dal preesistente e realizzazione di una tettoia ad angolo nord est del fabbricato destinata a deposito carrelli e soprattutto una diversa distribuzione interna del locale con demolizione di murature interne al corpo “B” e la realizzazione di n. 2 locali direzione”. Scrive ancora la denunciante che nessun accertamento è stato fatto sul corpo “A particella 1945” del fabbricato e ritengo che lo stesso sia completamente abusivo, infatti nell’ordinanza di demolizione , il responsabile dell’Ufficio Tecnico riferisce che il manufatto oggetto di accertamento incluso nella pratica condono edilizio n. 3193 è pari ad una superficie da condonare di soli 252 mq mentre risultano oggetto di rilascio di concessione edilizia due corpi di fabbrica con una superficie complessiva ben oltre quella dichiarata sul modello di istanza di condono edilizio originaria per un totale di 792,84 mq di superficie. A questo punto uno dei due corpi di fabbrica è completamente abusivo e la istanza di accertamento depositata non può integrare ed emendare la precedente istanza di Condono Edilizio”. Si tenga anche conto che lo stesso Scarpitta con una nota al protocollo comunale n. 2185 del 23 febbraio 2007 sull’effettiva entità della superficie da sanare riferiva di aver provveduto alla relazione della domanda senza l’ausilio di un tecnico, così volendo giustificare la commissione di errori nella localizzazione e nella valutazione delle opere. Allo stato quindi ritengo, che con quella dichiarazione Scarpitta intendeva ampliare l’area da condonare rispetto alla istanza originaria introducendo una maggior superficie, tanto viene riscontrato anche dallo stesso Responsabile del Servizio Urbanistica nel provvedimento di demolizione quando alla pag.2 scrive “la superficie descritta nella redazione del 2007 risulta maggiore a quanto denunciato nell’istanza di condono originaria (che era solo di 252 mq) mentre l’intera area risulta complessiva di mq 1220,16 ovvero con un aumento complessivo di mq 792,84”. Sempre dalla relazione fatta dal Tecnico Comunale si evince un ulteriore incremento di volumetria del fabbricato rispetto al progetto allegato alla sanatoria. Per questi motivi il tecnico ordinava la demolizione delle opere in premessa e per il quale allo stato pende procedimento amministrativo davanti al TAR Salerno cui esito non si riconosce.

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