Stipulano mutuo per salvare l’azienda ma l’avvocato intasca le rate

Scritto da , 31 maggio 2017
tribunale

Pina Ferro

Ristoratori di Acciaroli mettono in vendita la propria attività commerciale per far fronte alla restante parte di mutuo che avevano chiesto per ripianare dei debiti. Oggi la famiglia di ristoratori si ritrova senza attività commerciale, con il mutuo mai estinto in quanto il legale che aveva curato la compravendita non ha versato alla banca la somma ancora pendente e tra qualche giorno si ritroveranno anche senza un’abitazione. Inutile, fino a questo momento è risultato qualsiasi appello alla giustizia affinché venga fatta luce sulla vicenda. Il legale che sta seguendo la vicenda ha chiesto al Tribunale di Vallo della Lucania la riapertura delle indagini e contestualmente ha anche avviato l’iter affinché il procedimento venga avocato a Salerno. Intanto i ristoratori sono disperati e non sanno più che strada seguire per far sentire le proprie ragioni. L’intera vicenda è contenuta nella denuncia presentata ai carabinieri nel 2015 a firma del titolare dell’attività e dei congiunti. Nella denuncia si parla di un mutuo concesso a tassi usurai, di  truffa aggravata, appropriazione indebita e infedele patrocinio nei confronti di due legali.

I fatti: i denuncianti nel 1994 si vennero a trovare in una situazione di difficoltà economica connessa alla propria attività di ristoratori. Tra gli avventori più affezionati del ristorante vi era un componente il consiglio d’amministrazione di un istituto di credito locale. Costui si propose di aiutare il titolare del ristorante stipulando un mutuo ipotecario con la banca per un importo di 100.000.000 di lire al tasso annuo del 19%, escluso spese, commissioni e interessi moratori.

Il mutuo fu stipulato ma il commerciante riuscì a pagare solo due rate e pertanto l’istituto di  credito intimava il pagamento per 124.077.447 lire per sorta capitale residua, nonostante il capitale prestato ammontate a £ 100.000.000 e fossero state versate già due rate per un totale di £ 66.000.000, oltre i £ 15.275.647 per interessi convenzionali. Tali numeri accendono l’ ipotesi di usura sopravvenuta.

I ristoratori si rivolsero ad un legale per dirimere la vicenda con l’istituto di credito.

La strategia adoperata dal componente il cda della banca consisteva nel fra incontrare il ristoratore con una sua amica. Quest’ultima avrebbe dovuto acquistare l’ attività di ristorazione e con il ricavato  estinguere il debito e disporre di una certa somma di liquidità.

Raggiunto l’ accordo nel 2000, viene redatta una scrittura privata e stabilito il prezzo della vendita per £ 110.000.000 alla presenza del legale di fiducia e del membro del cda della banca. Nello stesso giorno viene pagato il prezzo stabilito con cinque assegni postdatati, con i quali si sperava di estinguere il mutuo, pagare l’ avvocato per la sua prestazione e pagati alcuni debiti contratti pari a circa £ 10.000.000. Successivamente il ristoratore, sicuro di poter tirare un sospiro di sollievo, si è rivolto al legale di fiducia per ottenere ciò che rimaneva del prezzo di vendita, ma l’ avvocato intimava di attendere a causa di problemi inaspettati.

Nel 2008 gli ormai ex ristoratori vennero messi al corrente che la procedura esecutiva non era stata estinata, ma risultava ancora in corso. Dopo aver chiesto delucidazione all’ avvocato , questi intimava di offrire un’ ulteriore somma di denaro alla banca precedente per risolvere il problema. Un ulteriore prestito viene quindi contratto sperando di poter risolvere la facendo. La somma di € 15.000 viene consegnata ancora una volta all’ avvocato. Purtroppo la procedura esecutiva non fu mai estinta.

A qusto punto i protagonisti la vicenda decidono di rivolgersi ad un altro avvocato. Questi chiede delucidazione della vicenda al collega che lo aveva preceduto, il quale pare  “trova alibi assurdi e sconcertanti e  per niente plausibili, asserendo addirittura di essersi versato le somme conferitegli per estinguere la procedura”.

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