Stipendi d’oro all’Asl, ecco come funziona il meccanismo

Scritto da , 13 novembre 2016
asl

Di Peppe Rinaldi

 

Fino all’8 novembre scorso avremmo potuto buttarla lì con la solita frase a effetto “Guadagna più lui di Obama”, ma ora che alla presidenza Usa gli americani hanno mandato “The Donald” la battuta si sgonfierebbe tra i malintesi. Perché sarà impossibile fare paragoni tra gli stipendi di un qualsiasi dirigente pubblico italiano e quello dell’uomo più potente del mondo (poco meno di 300mila dollari all’anno) che miliardario lo è già di suo: anche se in Italia su questo terreno meglio non fare scommesse. Da presidente degli Stati Uniti, in ogni caso, quella è la cifra.

Prendiamo l’Asl di Salerno, azienda sanitaria locale dal budget stratosferico, per la quale lavorano autentici Superman che dai remoti angoli della provincia a quelli meno periferici riescono a portare a casa stipendi superiori a qualsiasi presidente (almeno dell’emisfero evoluto in senso occidentale). Le Cronache nei giorni scorsi ha solo sfiorato l’argomento riferendo della “Cricca degli stipendi”, pessima ma necessaria espressione per raccontare una parte del meccanismo con cui alcuni dirigenti di via Nizza (ma lo fanno in tutta Italia, con variabili significative) si attribuiscono cifre extra sullo stipendio di base: parlavamo -e ci torneremo- degli amministrativi, oggi ci occupiamo dei medici, categorie entrambe inquadrate contrattualmente come “Dirigenti” dopo la riforma Bindi (Rosy) dal nome del parlamentare (parlamentaressa?) che tutto il mondo ci invidia.

Costoro, un gruppo di dirigenti medici e amministrativi (cui si aggiungono, a scalare, in pratica tutti i dipendenti dell’Asl di quel livello, come vedremo) meritano di certo l’intero emolumento incassato ogni anno ma, al tempo stesso, costringono a farci qualche domanda dal momento che la logica dei numeri è implacabile, non dà scampo. Per esempio, consultando gli elenchi dell’azienda di via Nizza per le annualità 2013, 2014 e 2015 abbiamo appreso che almeno 18 dirigenti-medici non hanno mai smesso di lavorare tutto il tempo, ogni giorno, 365 giorni festività comprese. Un paio in particolare. Non si spiegherebbero diversamente cifre che oscillano dai 180mila euro all’anno fino a picchi oltre i 300mila (vedi elenco con nomi e cifre in pagina).

Quella retributiva, in Italia, è una giungla, meglio non addentrarci ora perché tra Stipendio base, Posizione unificata, Posizione variabile, Risultato e un misterioso “Altro” (il cuore del problema, che forma poi totali da favola) il rischio è di perdersi nelle pieghe di leggi, decreti, contratti, circolari e pezze d’appoggio bizantine che legittimerebbero il tutto. E poi, chi è che va a leggersi carte su carte, numeri, calcoli e via elencando? Nessuno: non lo fanno i giornalisti, i politici neppure lo sanno come funzionano certi meccanismi e quelli che lo sanno fanno finta di non capire per mille ragioni, i magistrati non sembrano attratti da certi argomenti e si orientano spesso altrove, mentre la cosiddetta gente rincorre le scemenze grilline dove il problema è “lo stipendio dei parlamentari”.

Il governatore Vincenzo De Luca, che sta giustamente brigando per farsi nominare commissario di governo per il rientro dal debito (qualcuno se ne ricorda ancora di un certo Bassolino, sotto il cui imperio ventennale le casse sanitarie campane furono letteralmente sventrate fino all’ineludibile commissariamento?) potrebbe provare a seguirci nel nostro ragionamento elementare. Sarebbe interessante conoscere il suo pensiero al riguardo.

Allora, prendiamo l’anno 2013, che registra una spesa complessiva annua per gli stipendi dei soli dirigenti (esclusi infermieri, amministrativi vari ed altro) di 193.490.914,32 di euro, che già così, a naso, sembra una cosa enorme: sono quasi 400 miliardi di lire, solo di stipendi e solo di un’unica categoria.

Compensiamo con dei fenomeni, però, perché tre anni fa la pubblica amministrazione ha versato a un solo medico quasi 325mila euro (vedi tabella), così suddivisi: 43.310,93 di stipendio base; 15.449,20 di Posizione unificata; 31.125,37 di Posizione variabile; 3.327,18 di Risultato e ben 231.471,76 sotto la voce “Altro” (cioè?). Totale: 324,684,44 euro di stipendio per il 2013. Nel 2014 e nel 2015 è andata allo stesso modo, per lui e per diversi altri, sia chiaro: il suo nominativo spicca semplicemente perché si trova in cima alla lista, neppure sappiamo chi sia, al di là del fatto che ci risulta essere un anestesista, peraltro anche competente, il che non guasta mai. Ma i termini del problema restano identici. Diciamo che tutte le voci dello stipendio ci stiano: sono i 230mila di “Altro” che ci portano fuori campo, facendo entrare in gioco le voci Alpi (la libera attività professionale all’interno della struttura sanitaria, in questo caso da non confondersi con quella rivolta all’esterno, qui si parla del “mercato interno” dei medici afferenti ad un’unica Asl, tutto un discorso che tenteremo di affrontare separatamente) con le infinite declinazioni possibili.

Volgarizziamo e semplifichiamo il discorso allora e mettiamo in fila i numeri in questo modo: un medico pubblico viene pagato 60 euro all’ora per le prestazioni al di fuori del dovuto, cioè quando lavora oltre gli impegni contrattuali di base. Può farlo in tanti modi: spostandosi in diversi punti del territorio, nello stesso ospedale dove lavora, operando sostituzioni, facendo consulenze, formazione, interventi, turni e via dicendo. Per farci capire da chi già si è perso nel ragionamento (la pubblica amministrazione confida nelle cose farraginose per stremare i curiosi), mettiamola così: 325mila euro divisi per 60 fanno 5.416 ore in totale lavorate in un anno che, a loro volta suddivise per 365 (i giorni tutti, se sottraessimo ferie e festività le cifre aumenterebbero ancora) fanno circa 15 ore al giorno. Ne discende che il dirigente-medico in questione abbia lavorato per tutto il 2013 per 15 ore al giorno, Natale, Pasqua, Ferragosto, I Maggio e tutti i festivi compresi. Non è stato mai in malattia, ne’ a riposo, ne’ altro. È umanamente possibile, al di là del fatto che la legge impedisce di andare oltre le 48 ore lavorative settimanali? Sembrerebbe di sì, a giudicare dai tabulati e dagli elenchi analitici delle retribuzioni dirigenziali di via Nizza. A meno che il medico Terminator -detto con simpatia- non sia stato pagato più di 60 euro all’ora. Domanda: quale lavoro, a parte il Papa e i santi, viene pagato (nel pubblico impiego) più di 60 euro all’ora? Che tipo di lavoro (al netto dell’eroismo, professionalità e competenza) potrebbe mai essere quello che fa incassare una cifra con la quale si sarebbero pagati sei stipendi base per altri sei medici? Diranno: non si calcola così, il metodo è fuorviante, etc? Può darsi: ma i numeri sempre quelli sono. (1-continua)

Consiglia

2 Commenti

  1. Giovanni Cammarano

    13 novembre 2016 at 23:52

    È bello ed entusiasmante sentire solo una delle parti….caro giornalista… ma che ne sa lei del lavoro dell’anestesista… professionisti che trascurano la propria famiglia, i loro amici e i propri hobby… mettono a repentaglio le proprie coronarie, il proprio assetto psichico e talvolta il proprio patrimonio visto gli innumerevoli avvisi di garanzia che ogni giorno sono costretti ad affrontare… questo “solo ” si fa per dire, per salvare la vita alle persone e per non far sentire dolore ai pazienti… naturalmente ci sono molte altre ragioni per cui all’elenco di professionisti da voi redatto aumenterei ulteriormente la paga mensile… E poi perché non pubblicate anche interviste agli stessi…sarebbe troppo sano e genuino giornalismo da parte vostra? Anestesista dott. Giovanni Cammarano

    • Tommaso D'Angelo

      14 novembre 2016 at 13:56

      sarà contattato dal nostro giornalista