Stefano Bollani: il ritorno dell’alieno

Scritto da , 7 Luglio 2021
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Questa sera, alle ore 19,30, ospite della LXIX edizione del Ravello Festival, uno special project del pianista e performer dedicato alla musica del musical Jesus Christ Superstar

 Di Olga Chieffi

Un grande animale nero, il pianoforte, occuperà il palcoscenico del Ravello Festival. Il suo domatore sarà Stefano Bollani, un’unicità sulla scena italiana, impostosi giovanissimo all’attenzione del mondo del jazz, grazie ad un talento cristallino e a quella stupefacente capacità di assorbire, mescolare e rimodellare stili pianistici e generi musicali, da Prokofiev ad Art Tatum, da Scott Joplin a Jarrett, da Gershwin a Battisti, fino a Mozart. Bollani, che stasera alle ore 19, 30 calcherà la prestigiosa ribalta del Ravello Festival, è riuscito a diventare il beniamino di un pubblico anche al di fuori della ristretta cerchia di appassionati di jazz, grazie alle sue apparizioni televisive, ai programmi radiofonici, ai libri pubblicati e a una naturale vocazione di showman. Un testimonial perfetto per questo genere musicale, e uno dei pochi che riesca a suonarlo negli asfittici palinsesti televisivi e radiofonici di questi tempi. Chiunque abbia avuto la fortuna di assistere ad uno dei suoi concerti dal vivo, oppure di incrociarlo in qualche apparizione nei media, si sarà reso immediatamente conto di quale sia il suo livello di eclettismo.  Bollani proporrà al pubblico del Ravello Festival, le Piano Variations on Jesus Christ Superstar: una visione del celebre Musical di Lloyd Webber “secondo Bollani”, in un’entusiasmante successione di variazioni dei temi contenuti nelle sezioni della pop opera degli anni Settanta. L’occasione per varare questo interessante progetto, è stato il cinquantenario della composizione del musical, caduto lo scorso anno, un’ “opera rock” che fu uno dei frutti più maturi e gustosi della musica pop del post ’68 e che destò un grande clamore e grandi proteste, con varie frange di tradizionalisti che cercavano d’impedire l’ingresso ai teatri e ai cinema, ma anche con la gerarchia religiosa cattolica che non condannò mai ufficialmente un’ opera che pur poneva in luce, con un’operazione molto raffinata , anche il punto di vista di Giuda, o la figura di Maddalena, o gli stessi dubbi di Gesù. Un’opera che, soprattutto, non si chiudeva con la Resurrezione e rivelava la figura di un Gesù umano “troppo umano”. Bollani ha, così, riscoperto quei temi che appena quattordicenne, già suonava con incondizionata passione. Il pianista ha sostituito i roboanti arrangiamenti con registri più intimistici e personali per questa rilettura che è divenuto anche un disco per l’etichetta Alobar. Uno dei desideri del pianista è quello di creare un suono caldo, morbido, profondo, denso e chiaro che possa meglio trasportare le emozioni profonde e arcaiche, le domande estreme senza risposta sollevate dall’opera originale e per questo motivo, il pianoforte sarà intonato a 432 Hz. Forse è superfluo ricordare quanto il repertorio della commedia musicale abbia influenzato il jazz, ma ogni brano da “ I Don’t Know How to Love Him” a “King Herod’s Song” , da “Everything’s Alright” sino a Hosanna e Strange Thing, Mystifying”, saranno affrontati con il massimo rispetto e nello stesso tempo con un’inventiva sopra le righe, nell’idioma strettamente jazzistico.

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