SPECIALE SANITA’

Scritto da , 15 Gennaio 2016
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BOSCOTRECASE: Rischio chiusura ginecologia a Boscotrecase. Trema Nocera

Sull’ospedale Sant’amma di Boscotrecase si aggira ancora lo spettro della chiusura del reparto di ginecologia. «La legge prevede che sotto i 500 ricoveri il reparto venga soppresso ma non è una cosa che si decide dalla sera alla mattina e noi come sindacati non siamo stati avvisati ancora». A dirlo è Domenico Iapicca della Uil. Un reparto, quello di ginecologia, finito già sotto i riflettori, per triste vicende, negli anni passati con tanto di indagini e strascichi giudiziari. Le errate «manovre di Kristeller» eseguite durante il parto portarono alla morte della piccola Antonia Pagano, deceduta appena 5 giorni dopo la nascita. Per il caso di malasanità avvenuto all’ospedale di Boscotrecase il 20 novembre 2010, il giudice Maria Rosaria Aufieri del tribunale di Torre Annunziata, dopo le prime due condanne comminate durante il rito abbreviato di due anni fa, condannò anche un altro medico ed un’ostetrica. Il ginecolo Angelo Mascolo, che aveva seguito il parto di Giusi Amato, la 32enne mamma di Antonia, è stato condannato a 4 anni e mezzo per omicidio colposo e falso in atto pubblico, mentre Gelsomina Donadio, l’ostetrica è stata condannata a 3 anni e mezzo come richiesto dal pm Emilio Prisco della Procura di Torre Annunziata. Mascolo consegnò agli inquirenti una registrazione choc nella quale anche il primario Luigi Marciano (già condannato in abbreviato) ammetteva di aver commesso l’errore medico e che la cartella clinica andava aggiustata. Ma non è l’unico tragico caso verificatosi nel reparto di ginecologia. Ve ne sono altri. Come quella della piccola Francesca che non ha mai respirato. Eppure era arrivata a un passo dal nascere. Morta nel grembo di mamma Maria nell’esatto momento in cui le spinte per farla uscire erano diventate più forti. Troppo. Al punto tale da provocare un collasso che se l’è portate via tutt’e due: mamma e figlia. Inutile, sebbene eseguito tempestivamente, il taglio cesareo deciso dai medici che hanno fatto tutto il possibile affinché la bambina venisse alla luce. Queste le conclusioni a cui sono arrivati i tre medici legali incaricati dal pm Antonella Lauri della Procura di Torre Annunziata per fare chiarezza sulla morte di Maria D’Ambrosio, la 37enne deceduta il 12 novembre scorso nell’ospedale di Boscotrecase mentre dava alla luce la sua quarta bambina. La tragedia in sala parto viene indicata come provocata da una patologia «imprevedibile e imprevenibile» dai professori Claudio Buccelli, Antonio Mirabella e dal dottore Giuseppe Botta.Il 12 novembre la donna è alla 40° settimana di gravidanza, rompe le acque. Si ricovera alle 13.58, il travaglio è iniziato. Contrazioni e dilatazione dell’utero seguite passo passo. «Il liquido amniotico era chiaro ed i tracciati cardiotocografici permanevano rassicuranti». Tutto regolare. Francesca è viva, il suo cuoricino batte insieme a quello della mamma. Travaglio «di routine». Alle 22.15 Maria entra nella sala per partorire. Inizia a spingere. Dopo 10 minuti «lamenta lipotimia», vale a dire una sensazione di completa spossatezza. Collasso. Convulsioni epilettiche. I medici decidono di trasformare il parto da naturale in cesareo. Nella ricostruzione i medici legali non muovono alcuna censura al comportamento dei medici: la paziente «non presentava particolari fattori di rischio nell’anamnesi e risultava asintomatica», «vi fu ampio monitoraggio ecografico», «la decisione di eseguire un taglio cesareo di emergenza fu corretta», l’intervento «fu eseguito entro tempi congrui». Fu il cuore di mamma Maria a non reggere. Che ci fosse qualcosa che non andava lì se ne sono potuti accorgere solo i medici che ne eseguirono l’autopsia.

Ivan Guida 

 

PENISOLA SORRENTINA: Al presidio di Vico mancano Tin e Neonatologia

Il punto di riferimento delle donne in dolce attesa nei sei comuni della penisola sorrentina, da Massa Lubrense a Vico Equense, è sicuramente il presidio ospedaliero “De Luca e Rossano”, sito nella città vicana. L’ospedale sorrentino, infatti, manca di un reparto dedicato. Le donne vengono, perciò, accolte dal reparto Pronto Soccorso del “Santa Maria della Misericordia” per poi essere trasferite a Vico Equense.  Il presidio vicano, già menzionato tra i reparti attivi e funzionanti dell’Asl Napoli 3 Sud, non manca certo di richieste quotidiane da parte dell’utenza. Le prestazioni totali relative agli interventi di questi reparti, secondo lo studio di fattibilità pubblicato in occasione del progetto dell’Ospedale Unico della Penisola Sorrentina, hanno, infatti, registrato oltre 2mila interventi annui, suddivisi in 1647 interventi di sala parto e 432 interventi di ostetricia. In particolare, l’ospedale di Vico Equense è dotato, oltre al Pronto Soccorso per gestire le emergenze, anche di 3 reparti dedicati: un reparto di Ginecologia e Ostetricia atti all’assistenza, alla sorveglianze della maternità nonché alla prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie dell’apparato genitale femminile, un reparto Pediatria che si occupa del controllo del paziente dalla nascita fino ai 16 anni e il Nido, posto sotto la responsabilità del reparto di Pediatria e dedicato al controllo giornaliero del neonato. Assente, invece, un vero e proprio reparto di Neonatologia. Manca anche la T.i.n. (Terapia Intensiva Neonatale) che costringe all’occorrenza il piccolo paziente al trasferimento verso il presidio ospedaliero dotato più vicino.  Per questi, come anche per gli altri reparti dell’Asl 3 Sud, non si può far a meno di registrare, da parte degli stessi medici operanti, una mancanza del personale specializzato che costringe, spesso, il reparto a «fare veri e propri salti mortali».

Costanza Martina Vitale

 

CASTELLAMMARE: L’Ospedale San Leonardo al collasso. Continui litigi dei parenti dei pazienti con i sanitari. 

Nel nosocomio stabiese la situazione non è drammatica, di più. I reparti sono superaffollati e non mancano le polemiche su come vengono gestiti i reparti. «La scorsa settimana mio padre era ricoverato nel reparto di terapia intensiva ed addirittura nel bagno mancavano i rubinetti del lavandino» dichiara il figlio di un paziente del San Leonardo. «Non c’era nemmeno la carta igienica nel bagno. Per non parlare poi del cibo: di pessima qualità e consegnato in maniera poco igienica». Certo le dichiarazioni sono forti, forse anche dettate magari dalla rabbia per i disservizi che hanno ricevuto. Dettate dalla rabbia sono anche le lamentele che molti cittadini lasciano sui social netqork dopo che hanno avuto bisogno delle cure dei sanitari del pronto soccorso. Una signora, in riferimento al ricovero lampo della scorsa settimana di Fabrizio Corona, ha scritto: «Io sono stata in fila per alcune ore, poi è arrivato Corona e subito è stato visitato e curato, non era più grave di me». Certo i sanitari avranno avuto i loro motivi, ma così, forse, andava fatto. Altro reparto che molto spesso è chiacchierato, è quello di ginecologia. Nel reparto, a sentire alcune partorienti, non si possono effettuare cesarei, o per meglio dire, il dirigente del reparto non vede di buon occhio i parti cesarei, tant’è che i ginecologi che sono in forza al nosocomio stabiese, devono dirottare le loro pazienti, obbligate forse per conformazioni fisiche al parto cesareo, verso altre strutture, magari anche private dove non si “obbligano” al parto naturale. «Io devo avere per forza il parto cesareo. E’ il mio terzo cesareo, non posso partorire in maniera naturale, e sono dovuta andare a partorire in un’altra clinica, con le conseguenze che porta lo spostamento in altro paese, soprattutto per chi mi deve assistere». I pregiudizi nei confronti della struttura stabiese non mancano. Ultimamente l’ospedale San Leonardo è stato teatro di alcuni casi di malasanità, ma non solo, rimane sempre al centro delle attenzioni degli organi superiori anche per la grande mole di pazienti che deve “gestire”. Manca il eprosnale, la Tac è rotta e non viene sostituita da anni, mancano le barelle, i lettini, manca lo stretto necessario, una struttura allo sbando, insomma. LA situazione non sembra migliorare, anche se in questi giorni, il neo commissario dell’Asl Na3 sud è venuto in visita alle strutture ed ha affermato che il presidio di Gragnano và rinforzato e non chiuso. AL momento la situazione rimane tragica nel nosocomio stabiese, per non parlare poi delle ambulanze: sempre poche in base alla platea di assistiti che devono coprire. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca ha nominato il nuovo Commissario, anche per riassettare l’ Asl che copre circa 2 milioni di pazienti, da Massa Lubrense fino a Portici, passando per i vesuviani.

Ciro Serrapica

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