Speciale Mario Torelli, erede di Maiuri: «Orgoglioso di essere cittadino pompeiano»

Scritto da , 26 Gennaio 2016
image_pdfimage_print

Oggi , il professor Mario Torelli, accademico dei Lincei e Premio Balzan per l’archeologia, sarà insignito della cittadinanza di Pompei e gli sarà consegnato il Premio internazionale “Amedeo Maiuri”, quasi a sancire che i meriti di Torelli vanno a coronare l’insegnamento dello stesso Maiuri che a Rodi aveva guidato, dal 1913 al 1924, la missione archeologica italiana nel Dodecaneso, quando quell’arcipelago era sotto la sovranità italiana. Nel ricevere l’annuncio dei due ambiti riconoscimenti l’illustre archeologo ha manifestato l’orgoglio di sentirsi “civis pompeianus”, membro onorario dell’antica comunità campana che, sparendo all’improvviso per l’eruzione  pliniana del 79 d. C., sarebbe diventata muta testimone di quella catastrofe, conquistandosi l’immortalità e trasformandosi, per dirla con la parole di Tucudide, in  “possesso per l’eterno”. Ma gli interessi scientifici di Torelli sovrastano la stessa Pompei, e lo dimostra il fatto che l’illustre accademico ha voluto destinare una parte  del suo Premio Balzan al progetto di ricerca sulle pinakes di Locri, il cui primo volume uscirà a metà del mese prossimo. Discorrendo di cose campane, va ricordato che il professor Torelli ebbe modo di visitare da scienziato Pompei sin dal 1957, sessant’anni fa, nel corso di una visita memorabile agli scavi. In quella occasione  Amedeo Maiuri e Matteo Della Corte accolsero i “pompeianisti” più autorevoli del tempo, da Ranuccio Bianchi Bandinelli a Giuseppe Lugli, alla presenza del giovane Werner Johannowsky. Allora la città dissepolta non recava i segni delle devastazioni successive e del crollo della “Schola armatarum”, preludio ai più gravi dissesti successivi che hanno suggerito alla Comunità Europea di finanziare la campagna di restauri in corso sotto la guida del Soprintendente Massimo Osanna, allievo di Torelli. L’appuntamento al Comune di Pompei è fissato alle 9.30 di oggi e sarà il sindaco a consegnare al professore Torelli  il diploma della cittadinanza pompeiana.
“Il solo attestato tra i molti del genere -si affretta a dichiarare l’insignito- che mettrò in cornice!”. Più tardi, alle 18, sarà inaugurata la mostra “Amedeo Maiuri da Rodi a Pompei. Una vita per l’archeologia”, curata da Umberto Pappalardo utilizzando foto e documenti appartenenti al Fondo Maiuri. L’esposizione evidenzierà come all’archeologo ciociaro stessero a cuore non solo Pompei ed Ercolano ma anche tutti gli altri centri che egli aveva toccato nelle sue “Passeggiate campane” che erano stati momenti esaltanti di un’unica, grande narrazione, cominciata già nel VII sec. a. C., quando le popolazioni italiche a sud del Vesuvio avevano le loro aristocrazie coalizzarsi contro la soffocante oppressione di Etruschi e Greci e avevano posto mano alla creazione delle “Città nuove”, poi divenute simbolo della loro rinascita.

 

Innovatore e originale nei suoi studi

Mario Torelli è eminente figura di studioso e ricercatore nel campo dell’archeologia, ha insegnato nelle Università di Cagliari e di Perugia e tenuto seminari in molti dei più prestigiosi atenei tra Europa (Regno Unito e Francia) e nord America.
Ha inoltre ricevuto la laurea honoris causa alle Università di Tubinga in Germania e di Jaén in Spagna, ed è membro di rinomate istituzioni culturali europee ed americane, in Italia valga per tutte l’Accademia nazionale dei Lincei. Note le sue peculiari doti di acume critico, di dominio delle fonti, di vastità dottrinale, di capacità interpretativa, che gli hanno consentito l’assegnazione del riconoscimento tra le cui motivazioni spiccano il carattere decisamente innovatore degli studi da lui svolti per la civiltà antica, dal mondo greco a quello etrusco e a quello romano. Non di secondo piano la sua attività esplorativa sperimentale, proficua anche in ambito più rigorosamente metodologico, non disgiunta da una globale visione d’insieme dell’indagine rispetto al quadro storico di riferimento, tradottasi nelle soventi originali ricerche e scoperte nei diversi settori in gioco: epigrafia, iconologia, antropologia, economia, aspetti sociali, ideologici e ­­istituzionali delle civiltà via via analizzate.­

 

I microcomparti trascurati

L’importante è studiariare in maniera analitica tutti i microcomparti territoriali che hanno influenzato l’andamento dei rapporti delle comunità italiche campane per reagire lo strapotere etrusco e greco.
Questo il pensiero dell’illustre cattedratico che non giustifica una Pompei studiata in modo isolato dal contesto dell’area vesuviana e del fiume Sarno. Più volte, il massimo esponente italiano dell’archeologia classica ha ricordato che  le aristocrazie di queste comunità  italiche per reagire, come si diceva, allo strapotere etrusco e greco si organizzano in maniera tale da costruire città nuove città, dando vita al sinecisismo.. Tant’è che Nocera, Nola ed altri insediamenti portano nel nome il concetto di città nuova.
Ecco perché per comprendere Pompei è necessario studiare le altre città dell’area, come Stabia, Ercolano, Sorrento e soprattutto Nuceria Alfaterna che fu capitale della confederazione sannitica meridionale di cui Pomepi fece parte e fu porto.
«E’ assurdo che la conoscenza del territorio sia a macchia di leopardo, con realtà da Sarno a Nuceria, ad esempio, che non sono state studiate in modo approfondito», ha ricordato Torelli.  E per questo ancora che è possibile e deveroso uno sfruttamento turistico di tutte queste realtà, costruendo un ideale distretto a cavallo delle due province di Napoli e Salerno.
Del resto, gli esperti di turismo hanno sottolineato la necessità di allungare la permanenza dei visitatori in zona  e quello di allargare la visita di Pompei a quella degli altri centri limitrofi sarà utile a tutti, a partire dalla stessa Pompei, superando sciocchi campanilismi.premio balzan mario torelli 2014 Torelli2014

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->