Smantellato lo spaccio dei D’Agostino

Scritto da , 22 novembre 2017

Pina Ferro

Gestivano le piazze di spaccio di Salerno città, i proventi delle attività in gran parte servivano per “mantenere” le famiglie dei detenuti. Appartengono tutti al mai di- sciolto clan D’Agostino le 17 persone che, ieri mattina, sono state destinatarie dell’ordinanza di custodia emessa dal Gip del Tribunale di Salerno Ubaldo Perrotta su richiesta dei magistrati Fittipaldi e Rocco Alfano della Direzione distrettuale antimafia. Oltre un anno di attività investigativa per delineare l’intera rete messa in piedi dal sodalizio criminale. Intercettazioni, utilizzo di telecamere e pedinamenti, hanno consentito agli uomini della Squadra Mobile diAlfano Enrico Salerno, agli ordini del vice questore aggiunto Lorena Cicciotti, di smantellare l’intera attività. In carcere sono finiti: Ciro D’Agostino 43 anni, fratello di Peppe D’Agostino detenuto al regime del 41 bis; Massimiliano Sabato 35 anni; Carmine Caputo 22 anni, Raffaelino D’Agostino 22 anni; Michele Cavallo 43 anni; Ciro Galioto 42 anni; Armanto Mastrogiovanni 27 anni. Ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per: Stefano Maisto 29 anni; Roberto Barbarisi 36 anni; Davide Carratù 48 anni; Emilio Marmo 43 anni; Enrico Alfano 36 anni. Ob- bligo di presentazione alla Pg e di dimora per: Gianluca Carratù 27 anni; Massimo Siniscalchi 47 anni; Fiorenzo Parotti 30 anni; Rosario Cavallo 40 anni; Galip Dalip 36 anni. A tutti e 17 i destinatari delle misure cautelari è constestata la partecipazione, a vario titolo, ad una associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, nonchè diverse cessioni di cocaina ed hashish. I provvedimenti sono scaturiti da approfondite e complesse indagni svolte dalla Squadra Mobile dopo ingenti sequestri di stupefacente sul territorio della città di Salerno. L’attività investigativa nello specifico è nata nel mese di Aprile del 2015 a seguito dell’arre- sto di un uomo salernitano, trovato in possesso di circa un chilo di hashish. Dalle analisi dei contatti in- trattenuti tra questi ed altri personaggi che gravitano nel mondo dello spaccio in città, si è giunti alla definizione di una fitta rete di spacciatori capeggiati da Ciro D’Agostino, vertice dell’organizzazione e reggente dell’omonimo clan. Ciro D’Agostino è fratello di Giuseppe ed Antonio, soggetti legati stabilmente alla criminalità organizzata locale, attualmente detenuti in carcere e già con- dannati in via definitiva per associazione a delinquere di stampo camorristico, omicidio ed altri gravi reati. Durante le attività è stato inoltre accertato che la droga veniva acquistata dall’hinterland napoletano per poi essere suddivisa dagli accoliti in un nascondiglio ubicato nel comune di Pellezzano. Successivamente lo stupefacente veniva commercializzato nelle zone di Pastena, Mercatello e Fratte.

Dal rogo del treno all’arresto: le rivelazioni di Raffaele Grillo danno il via all’indagine

Le dichiarazioni di un assuntore deciso a voler cambiar vita danno il via all’attività investigativa. Le rivelazioni arrivano da Raffaele Grillo, già noto in quanto autore, unitamente ad altri, del rogo del treno del treno dei tifosi della Salernitana, avvenuto al rientro dall’incontro Piacenza Salernitana e durante il quale persero la vita quattro persone. Grillo fu ammanettato dopo essere stato trovato con 835 grammi hashish. Agli investigatori riferì di essere un assuntore, ma che era arrivato il momento di voltare pagina. Così riferì agli agenti che spacciava per conto di terze persone di cui ebbe paura a fare i nomi per timore di ripercussioni sui familiari. Gli investigatori tentarono di cominciare a mettere insieme i pezzi del puzzle rivolgendosi alla fidanzata di Grillo ma senza ottenere nulla di concreto se non la dichiarazione che la sera precedente all’arresto Grillo si era allontanato dal luogo di lavoro dopo aver ricevuto una telefonata che lo aveva messo in visibile agitazione.Da questo momento prende il via in maniera concreta l’attività investigativa fatta di pedinamenti ed intercettazioni dalle quali emersero le figure di Roberto Barbarisi, Ciro Galioto e di Ciro D’Agostino fratello di Giuseppe e di Antonio D’Agostino boss storici della criminalità organizzata salernitana. Man mano che l’attività investigativa proseguiva vennero fuori anche altre figure che ruotavano intorno ai D’Agostino. Le indagini portarono, successivamente, all’individuazione del luogo in cui veniva nascosto lo stupefacente. La droga infatti non era detenuta in casa al fine di evitare problemi in caso di eventuali controlli. L’hashish era occultato in via Spontumata, a ridosso di via Dei Greci a Pellezzano. Il nascondiglio era stato ricavato lungo il margine della strada.Qui furono installate delle telecamere che consentirono di identificare Massimiliano Sabato e del nipote Carmine Caputo che erano addetti alla preparazione, alla custodia e, al trasporto dello stupefacente. Sempre a seguito di pedinamenti ed intercettazioni fu anche individuato un secondo luogo dove veniva occultato lo stupefacente: un locale sotterraneo ubicato in via dei Greci a Pellezzano. Il 25 marzo del 2016 in seguito all’arresto di Massimiliano Sabato trovato con un chilo e cento grammi di cocaina fu appurato che questi aveva anche il compito di rifornirsi dello stupefacente direttamente nell’hinterland napoletano. Piano piano gli investigatori stavano ricostruendo l’intera attività di spaccio.

Linguaggio criptico e veloce per fissare incontri e cessioni

I componenti il sodalizio criminale erano molto attenti, non solo si muovevano con grande prudenza, ma utilizzavano anche un linguaggio criotico nelle già veloci conversazioni telefoniche che avevano con gli associati e gli assuntori. Il pane, la tuta, il caffe, la gomma dell’autovettura erano tutti termini utilizzati per indicare lo stupefacente. L’intero sodalizio
non aveva mai un posto fisso dove incontrare gli assuntori, Ogni volta che vi era una richiesta di droga veniva fornito il luogo dove incontrarsi, questo al fine di evitare che le forze dell’ordine potessero concentrare le attenzioni sulla loro presenza costante in un luogo preciso. Spesso il linguaggio criptico utilizzato è stato decifrato a se- guito del fermo degli assuntori. Le utenze telefoniche sulle quali venivano ricevuti gli ordini di stupefacenti erano intestati a terze persone. Le sim erano sempre attive di giorno come di notte e, a rispondere erano i componenti il sodalizio, organizzati in turni. Sono centinaia le ore di conversazioni telefoniche che sono state intercettate. Anche le cessioni di stupefacente avveniva con grande riservatezza. Mai direttamente in strada, spesso avveniva nelle auto ed in modo da non destare alcun sospetto. Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati ingenti quantità di droga. Ad essere stati pizzicati sono stati in particolar modo gli acquirenti.

Per il Gip Peppe dava ordini anche dal carcere: “Lì è zona vostra”

Mantenere le famiglie dei detenuti era un grosso sacrificio per il sodalizio criminale, ma lo facevano, perchè andava fatto. Si evince anche dalle intercettazioni delle conversazioni di Ciro d’Agostino. In molte conversazioni Peppe D’Agostino viene indicato come soggetto di indiscutibile carisma criminale “se c’era tuo padre qua… volevo vedere…”, dicono affrontando affrontando il discorso delle famiglie dei detenuti ed ai sacrifici che sono costretti a fare: “si.. e cosa dobbiamo fare. Non c’è . Ci possiamo dare con la testa nel muro e… quello che stiamo e che non abbiamo abbandonato…almeno penso che si deve essere fieri. Sai quanti di loro abbandonano i carcerati venti anni… noi siamo ancora appresso…. ci stiamo dando i pizzichi sulla pancia”. Lo zio ricordava cosa gli aveva detto il padre. Infatti durante un colloquio tra il piccolo D’Agostino chiese allo zio consigli circa il comportamento da tenere. Al riguardo, Ciro D’Agostino ricorda al nipote che il padre Giuseppe D’Agostino, attualmente detenuto, usando l’espressione “lì è il vostro” gli aveva indicato la loro “zona d’affari”. Secondo quando scrive il Gip nell’ordinanza eseguita ieri: “ciò a riprova che Ciro D’Agostivo, in considerazione dello stato di detenzione dei fratelli (Antonio e Giuseppe), dirigeva l’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacentu nelle zone storicamente di competenza dell’omonimo clan”. Nei prossimi giorni tutti i soggetti sottoposti alle misure cautelari saranno sentiti dai magistrati che hanno coordinato l’inchiesta. Nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia il clan D’Agostino viene puntualmente indicato come un sodalizio criminale ancora attivo sul territorio della città di Salerno anche se da anni i vertici sono detenuti.

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