Smantellato il “gruppo Attanasio” Soldi e favori ai clan: 3 arresti

Scritto da , 19 Dicembre 2018
image_pdfimage_print

di Redazione Cronache

Una rete capillare di società, migliaia di dipendenti e una scalata economica in poco tempo. Questa la radiografia che la Direzione distrettuale antimafia di Salerno ha fatto al “Gruppo Attanasio”, smantellato a seguito del blitz condotto dalla Guardia di Finanza e dal Gico di Salerno di ieri mattina che ha portato in carcere Giovanni Attanasio (“il presidente”), il pregiudicato Enrico Bisogni e Sergio La Rocca, collaboratore di Attanasio, finito ai domiciliari. Tre arresti e decine di indagati che rispondono a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di riciclaggio, di intestazione fittizia di beni, di false attestazioni all’Autorità giudiziaria e di reati tributari. In un appunto ritrovato ieri durante la perquisizione nell’abitazione di Attanasio la prova di una vera e propria organizzazione facente capo all’imprenditore di Pontecagnano Faiano, sotto osservzione fin dal 2014. Una rete di circa 30 aziende operanti, prevalentemente, nel settore della somministrazione del lavoro interinale. La principale delle società facente capo all’imprenditore, la Lavoro.doc, già nel 2015, era finita sotto la lente di ingrandimento delle fiamme gialle che avevano riscontrato un’ingente evasione fiscale: all’epoca, fu disposto ed eseguito il sequestro preventivo di un patrimonio per un valore iniziale di circa 8 milioni di euro, costituito da immobili, azioni, conti correnti, contanti, orologi preziosi e quadri d’autore, poi ridotto per effetto dei successivi pagamenti di crediti vantati dall’amministrazione finanziaria.

LE ASSUNZIONI

Di copertura, fittizie e falsamente dichiarate all’autorità giudiziaria per agevolare diversi esponenti della criminalità locale. Venticinque le persone ritrovate tra gli assunti del “gruppo Attanasio”, sul cui capo pendono accuse di associazioni a delinquere di stampo camorristico appartenenti al clan Pecoraro– Renna, Giffoni–Noschese, Sistema Battipaglia, De Feo, Stellato, Panella–D’Agostino e Serino. Tra i nomi quello di Quirino Mogavero, fratello di Francesco riconosciuto come capo e promotore della più recente operatività del clan Pecoraro-Renna. IL RUOLO DI BISOGNI Nel concreto, Enrico Bisogni (già in carcere), responsabile della Sva – società facente parte del gruppo – procurava falsi attestati di impiego lavorativo presso le imprese di Attanasio a numerosi pregiudicati, destinati a essere prodotti all’autorità giudiziaria al fine di ottenere benefici in sede di esecuzione della pena. In concorso con Bisogni, lo stesso “presidente”, tanto nel 2015 quanto nel 2016, si era reso autore di alcune iniziative intimidatorie nei confronti di alcuni rappresentanti sindacali, come il caso delle manifestazioni dei lavoratori avvenute a Piacenza: da Salerno furono inviate, a bordo di un autobus, circa 25 persone con il compito di intimorire i rappresentanti sindacali a capo delle proteste.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->