Sigilli al depuratore di Costa, nove indagati Accuse su impianti industriali e conservieri

Scritto da , 11 agosto 2018
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Adriano Rescigno

I carabinieri del Noe mettono i sigilli al depuratore della frazione Costa di Mercato San Severino. In totale nove indagati, tra i quali compaiono i titolari di quattro aziende con sede a Montoro che hanno ricevuto l’esito delle indagini ambientali da parte dell’Arpac, due di Mercato San Severino operanti nel settore conserviero, un’altra ancora di Montoro ed una di Fisciano. Queste ultime quattro sono ancora sotto il vaglio ambientale dell’Arpac. A seguito delle attività di monitoraggio e controllo sul rispetto della normativa ambientale coordinate dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, i carabinieri hanno ispezionato l’impianto, accertando gravi ed attuali violazioni in materia ambientale ed conclusione degli accessi ispettivi avviati nel mese di giugno, era emerso infatti che l’impianto scrubber non era attivo né funzionante, nonchè i locali destinati ai trattamenti erano risultati non in depressione, ed in ultimo gli interventi migliorativi imposti dalla Giunta regionale erano stati realizzati solo parzialmente con l’evidente diffusione di miasmi maleodoranti in atmosfera. A seguito delle numerose segnalazioni negli ultimi giorni da parte delle Istituzioni locali e dei cittadini residenti nelle aree limitrofe all’impianto di depurazione circa sversamenti illeciti nei corsi d’acqua Cavaiola e Solofrana, l’attività ispettiva si è intensificata con il supporto dell’Arpac e del nucleo dei carabinieri forestali; ed il personale specializzato al temine delle stessa ha provveduto alla denuncia di 8 titolari di opifici industriali ritenuti responsabili a vario titolo di aver “stoccato fanghi di depurazione, nonché scaricato in pubblica fognatura le acque reflue industriali e le acque meteoriche di dilavamento dei piazzali suscettibili di contaminazione, in assenza di autorizzazione”. Non solo le industrie conserviere sotto accusa quindi, ma anche impianti industriali rivolti alla lavorazione di marmi, alla realizzazione di macchinari per trivellazione, lavorazione pelli, tipografia, produzione e lavorazione materiale plastico e metallico. Facente parte della stessa condotta di depurazione, rimane sotto sequestro, come disposto dalla magistratura avellinese nell’aprile 2017, l’impianto di depurazione di Solofra al quale si aggiunge da ieri quello di Mercato San Severino. Alla vicena si aggiunge la mancanza di fondi per la gestione del depuratore. Il grido dall’arme proviene direttamente dal gestore dell’impianto che aveva già provveduto ad informare tramite missiva nei giorni scorsi la regione Campania e le sigle sindacali.

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