“Siamo riusciti a fare solo 11 matrimoni su 50”

Scritto da , 13 Ottobre 2020
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di Erika Noschese

“Quest’anno avevamo registrato il record di matrimoni con le prenotazioni ma siamo riusciti a farne solo 11 con una perdita di almeno il 50%”. Giusy Ferrara, titolare di Flowers design by Ferrara prova a fare il punto della situazione sull’emergenza economica che ha colpito il settore relativo alla vendita di fiori e agli addobbi per matrimoni e feste private. La crisi epidemiologica, come ribadito varie volte, è presto diventata soprattutto economica e per i fiorai la situazione non è per niente rosea, anzi. Con l’ultima ordinanza del governatore De Luca, infatti, i matrimoni annullati all’ultimo minuto ci sono stati, con non poche conseguenze. E l’ipotesi di un nuovo lockdown sembra preoccupare particolarmente gli esperti dei settori maggiormente colpiti, anche perchè le misure messe in campo da governo nazionale e regionale non sembrano essere sufficienti e, soprattutto, non sono rivolte a tutti. Emergenza Coronavirus, lockdown, apparente ripresa e ora nuovamente in fase emergenziale. Come sta rispondendo il tuo settore in questa fase, anche in virtù delle nuove restrizioni a cui sta lavorando il governo centrale? “Abbiamo una storia alle spalle e questo ci ha permesso di fare un 20% dei matrimoni ma calcola che su 50 matrimoni noi ne abbiamo fatti solo 11 quest’anno. Gli altri sono tutti rinviati al prossimo anno, con un grande punto interrogativo perchè molti locali hanno già messo un aumento, in alcuni casi del 10% a persona nei fine settimana e 5% nei giorni feriali. Con l’ultimo decreto, invece, abbiamo avuto dei rinvii all’ultimo momento perchè la restrizione a venti invitati ha spaventato tutti e i chiarimenti all’ordinanza sono arrivati solo successivamente, dopo alcune ore. Ad oggi, gli invitati devono mantenere il metro di distanza e pare che vogliano mettere ulteriori limiti per i posti al tavolo, con non più di 4 persone. Domenica ho un battesimo e solo domani sapremo di più. Noi intanto ci siamo già attivati per il tableau perchè i tavoli devono essere numerati”. Questa pandemia quanto influisce a livello economico? “Tantissimo. Considera che noi quest’anno avevamo il record di matrimoni, come negozio non avevamo mai avuto oltre 50 prenotazioni in un anno”. La crisi si fa sentire… “Sì, basta calcolare che alcune persone piuttosto che sposarsi in chiesa hanno preferito farlo al Comune: piuttosto che spendere mille euro, ne spendono 200 euro, diminuendo di almeno tre quarti il budget”. Avete già un’idea del guadagno perso? “Onestamente, devo dire che poteva andarci molto peggio e siamo felici di essere riusciti comunque a fare questi matrimoni ma abbiamo perso almeno il 50%”. Lei è molto a contatto con le spose, cosa significa dover fare i conti con un matrimonio rinviato? “Ti faccio l’esempio di una sposa, in particolare che ha il matrimonio bloccato da due anni: noi dovevamo occuparci della chiesa, del locale e ora loro hanno parenti al nord Italia e dall’estero e hanno dovuto rinviare un’altra volta, seguendola per il terzo anno consecutivo. E’ questo è solo un esempio ma i pianti, la disperazione delle spose noi la viviamo e possiamo capire le loro difficoltà nell’affrontare questa situazione”. Crede che gli aiuti messi in campo dalla Regione Campania e dal governo nazionale siano sufficienti? “Io come nuova apertura non ho avuto diritto nemmeno ai 600 euro. Io ho fatto ricorso ma ancora non se ne parla. Non parliamo solo di matrimoni ma anche come negozio dedito alla vendita di fiori: noi abbiamo già perso la giornata di Pasqua e delle Palme. Per le festività in questione, i fiorai hanno ottenuto due volte seicento euro e poi duemila euro ma calcola che bisogna pagare le tasse che non sono affatto diminuite anzi, nel caso della luce è anche aumentata. Noi dobbiamo pagare le tasse e i soldi così come arrivano sul conto vanno prelevati, bisogna aggiungerne altri e pagare le tasse. Come se non bastasse, siamo preoccupati anche per le giornata dedicata ai morti perchè noi abbiamo già provveduto ad ordinare la partita che vale circa 400 piante e se dovesse succedere qualcosa perdiamo troppi soldi, come è accaduto proprio per la domenica delle palme. Come sempre accade in questi casi, infatti, noi c’eravamo preparati prima e alla fine ci siamo trovati costretti a regalare tutto davanti alla chiesa, proprio per non buttarle”.

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