Si sparge di benzina e minaccia di darsi fuoco

Scritto da , 24 marzo 2017

di Pina Ferro

Un gesto estremo per attirare l’attenzione delle istituzioni sulla sua situazione di grande difficoltà. Il 60enne Lucio Caruccio di Olevano sul Tusciano, nella tarda mattinata di ieri, si è cosparso di benziana minacciando di darsi fuoco. Erano giorni che continuava a protestare dinanzi al Tribunale di Salerno, ieri, prima l’ultimatum, annunciando l’insano gesto e successivamente dalle parole è passato ai fatti. Oltre a cospargersi di benzina, il 60enne, ha anche tentato di ingerirne qualche sorso.
“Lo Stato mi ha abbandonato. Non lavoro da dodici anni e non so come curarmi”. Ripeteva da diversi giorni nel corso della protesta dinanzi al tribunale di Salerno.
“Sono invalido, colpito da ictus cerebrale, tre vertebre schiacciate. Mi sono rivolto all’Azienda Santaria Locale di Battipaglia per avere l’esenzione del ticket per fare le terapie alla gamba. Mi è stato risposto che per me, lavoratore autonomo, non c’è esenzione. Spetta solo ai lavoratori dipendenti. Poichè lo Stato italiano non mi riconosce come cittadino, voglio tutte le somme che ho lasciato al Fisco in questi anni”. Caruccio aveva detto che se oggi entro mezzogiorno non avesse ricevuto risposte, “ognuno si sarebbe assunto le proprie responsabilità”, alludendo a un gesto estremo. E così ha fatto. Ovviamente il tutto è avvenuto sotto gli occhi di decine di persone che in quel momento affollavano il tratto di Corso Vittorio Emanuele. Sul posto, allertati dai presenti, sono immediatamente intervenuti i i vigili del fuoco, i carabinieri che hanno cercato di parlare con l’uomo e di tranquillizzarlo e il personale del Saut di via Vernieri insieme al medico. Alla fine l’uomo si è sentito anche male ed è stato condotto al pronto soccorso dell’orspedale di via San leonardo dove è stato sottoposto a degli esami di routinne e dove è stato monitorato per diverso tempo. Le sue condizioni di salute non destano porticolari preoccupazioni.

 

Lucio Caruccio non è nuovo a proteste clamorose. E in più occasioni ha scelto lo spazio antistante il tribunale, civile e penale, per manifestare i suoi disagi e difficoltà.
Nel mese di settembre del 2016 il 60enne si incatenò davanti al Tribunale civile per manifestare contro una sentenza di primo grado che non aveva accolto le sue ragioni. E prima ancora, nel 2012, tentò di darsi fuoco davanti alla Prefettura per denunciare proprio le lungaggini di quella causa, intentata contro l’azienda che gli aveva dato il benservito. L’inizio della storia risale al 2004, quando Caruccio, che con i suoi camion effettuava viaggi per conto di una ditta terza, iniziò a contestare l’entità dei compensi, che a suo dire non rispettavano le tariffe stabilite dal Ministero dei trasporti. Nel 2005 gli fu recapitata una lettera di licenziamento, in cui lo si accusava di aver rifiutato alcuni incarichi. Cosa immediatamente smentita da Caruccio il quale diede disponibilità a qualsiasi viaggio, alle condizioni del contratto. Il rapporto di lavoro però fu troncato e lui rimase senza occupazione. Da allora ha iniziato una battaglia legale, conclusasi in primo grado con la sentenza che ha rigettato la sua domanda e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. Secondo i suoi calcoli gli sarebbero stati pagati nel corso degli anni 80mila euro in meno di quelli dovuti.

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