Shalva Mukeria è Tonio: Ah, mes amis, quel Jour de fête!

Scritto da , 10 Aprile 2019
image_pdfimage_print

In occasione della prima dell’ opera lirica La Fille du régiment di Gaetano Donizetti, abbiamo incontrato il tenore georgiano, che eleverà sul palcoscenico del nostro massimo la celeberrima ed attesissima aria dei nove Do di petto    

 Di LUCA GAETA

L.G. Come si è avvicinato al mondo della lirica?

S.M. Provengo da una famiglia di musicisti, mio padre è stato per 45 anni il primo corno del teatro di Tbilisi, mentre mia madre un soprano. Sin da piccolissimo ascoltavo la musica e a 5 anni già sognavo di diventare un cantante. Ho cominciato a studiare il clarinetto, fino al conseguimento del diploma in conservatorio. Questo mi ha aiutato molto come cantante, soprattutto nella ricerca dell’appoggio del fiato. Poi ho intrapreso lo studio del canto presso il conservatorio di Odessa, prendendo contemporaneamente anche lezioni private con un’altra maestra. Attualmente studio con Zurab Sotkilava, un tenore, che nonostante i suoi 77 anni canta ancora molto bene.

L.G. La sua vocalità ha avuto da sempre un’estensione così ampia e come si è evoluta nel corso degli ultimi anni?

S.M. Ho lavorato molto per rafforzare il centro della mia voce, avendo già gli acuti. Il centro per un cantante è importantissimo e credo che negli ultimi anni abbia rafforzato molto questo registro. Credo che adesso sia più corposa e ricca di colori rispetto a prima. Poi cerco sempre di “mettermi in gioco”, stimolando la mia voce verso nuovi obiettivi. Come ad esempio quando ho cantato La Traviata, spingendo la mia voce al limite, perché attualmente non posso dire di essere un tenore verdiano.

L.G. Quale repertorio ritiene più adatto alla sua vocalità?

S.M. Trovo che la mia voce sia molto adatta al repertorio di Bellini e Donizetti, quindi il bel canto. Mi piace molto anche il repertorio liederistico, Liszt, Mahler, Schubert, Schumann.

L.G. Prossimamente, presso il Teatro Verdi di Salerno canterà l’opera di Donizetti La Fille du régiment, nel ruolo di Tonio. Quali sono secondo lei le maggiori difficoltà tecniche legate all’interpretazione di questo personaggio?

S.M. Sono particolarmente affezionato a quest’opera, a cui è legato anche il mio debutto scaligero. Come dicevo in precedenza il repertorio belcantistico è particolarmente congeniale alla mia vocalità e nel suo complesso quest’opera ricalca pienamente questo genere. Un grande scoglio per il tenore è senza dubbio l’aria Ah, mes amis, quel jour de fete! e la seguente cabaletta Pour mon ame, ossia il famoso brano “dei 9 Do di petto”. Ho verificato che recentemente quest’aria viene spesso inserita nei programmi da concerto, soprattutto da giovani tenori, che con il desiderio di mettere in mostra la loro vocalità, concepiscono questo brano unicamente come un banco di prova fisico, paragonabile più alla sport, che alla musica. A mio parere l’esecuzione di questo brano deve sempre preservare la bellezza del suono, con una cura estrema nell’appoggio.

 L.G. Quali sono gli interpreti del passato che per lei rappresentano dei modelli da seguire?

S.M. Su tutti Kraus e Pavarotti, ma anche Schipa, Gigli e Lauri – Volpi. Metto al primo posto Kraus perché ha avuto una personalità artistica costante in tutta la sua carriera, dimostrandosi sempre un grande musicista, ancor prima di essere un grande cantante.

L.G. Quali saranno i suoi prossimi impegni?

S.M. Molti impegni fra l’Italia, la Francia, la Germania, dove canterò Rigoletto, Bohème, Lucia di Lammermoor ed altre opere del mio repertorio.

L.G. Ci sarà anche qualche importante debutto?

S.M. Per il momento sto studiando il ruolo di Arnoldo nel Guglielmo Tell di Rossini, un ruolo molto interessante e difficile sotto moti aspetti, che spero di poter debuttare a breve.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->