Sgozzò il rivale in amore: condannato

Scritto da , 31 marzo 2018
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Mario Marrone

Condannato a 30 anni di reclusione il 26enne italo-tunisino Mrabet Nezar responsabile della morte del 20enne Marco Borrelli. La sentenza è stata emessa ieri dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania Lombardi, dinanzi al quale il giovane imputato è comparso per essere giudicato con il rito dell’abbreviato che gli ha consentito di usufruire di uno sconto di pena di un terzo. Il pubblico ministero Paolo Itri, al termine della requisitoria aveva chiesto il massimo della pena per l’italo algerino difeso da Antonio Mondelli. La famiglia della vittima si è costituita parte civile attraverso gli avvocati Damiano e Franco Cardiello. Il papà, la mamma e il fratello di Marco Borrelli, quando il giudice Maria Lamberti ha letto la sentenza di condanna per l’assassino del loro congiunto, hanno ringraziato i propri legali e tra le lacrime hanno affermato: «Giustizia è fatta». Quello di Marco Borrelli non fu un delitto d’impeto, ma a sfondo passionale. La tragedia si consumò il 6 aprile dello scorso anno. Era il pomeriggio del 7 aprile scorso quando il corpo senza vita di Marco Borrelli fu ritrovato in zona isolata, nel pressi del Parco Le Ginestre. La morte risaliva al giorno precedente. Alla base dell’omicidio la gelosia: Borrelli aveva una relazione con la ex di Nezar il quale non riusciva ad accettare la fine della relazione con la donna dalla quale aveva anche avuto un bimbo. Dalle indagini emerse che l’italo tunisino avrebbe dato appuntamento a Borrelli dinanzi alla chiesa del Sacro Cuore ad Agropoli per un chiarimento. I due si sono incontrati in una traversa del Lungomare San Marco e hanno cominciato a discutere. Dalle parole si è passati ai fatti, Mrabet Nezar ha tirato fuori dalla tasca un coltello ed ha colpito il ventenne al collo. Subito dopo si è allontanato, ma prima ha provveduto a spegnere e gettare in un cestino il cellulare di Marco Borrelli. Quest’ultimo prima di morire aveva inviato un messaggio al padre dicendo che qualcuno voleva ucciderlo. Dopo la denuncia del genitore circa la scomparsa del figlio scattarono immediatamente le ricerche. Il corpo del giovane fu trovato solo il giorno seguente: un uomo che stava facendo una passeggiata con il cane lo scorse tra la vegetazione. Le indagini si concentrano quasi subito sul 25enne che successivamente confessò. Il prossimo 6 aprile, ad un anno dalla tragedia, la famiglia di Marco ha organizzato una fiaccolata per ricordare il giovane.

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