Sgarbi alla De Luca: “Giù il palazzo Inail, unico ecomostro”

Scritto da , 5 novembre 2013
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di Andrea Pellegrino

Se due indizi fanno una prova, possiamo dire ad oggi che probabilmente Sgarbi sul Crescent ha fatto abbastanza confusione. Se fino a ieri, davanti all’improvvisa virata di del critico d’arte sul caso Crescent, era ipotizzabile un cambio di vedute, oggi, intervenendo sulle polemiche, altro non fa che gettare benzina sul fuoco. Dalla nota, infatti, è evidente la confusione. «Nessuna incoerenza», afferma infatti Sgarbi che prosegue: «E’ stato cambiato il progetto di Bohigas. E quello di Zaha Hadid non è un ecomostro». Ed ancora, il critico dice: «L’unico vero ecomostro o edificio da abbattere è il condominio, già Inail, sopravvissuto e mortificato nei materiali di costruzione, nel quale ha sede uno dei Comitati che continuano a chiamare ecomostro l’edificio attuale». Insomma, non basta andare oltre le dichiarazioni di Sgarbi per capire che qualcosa non funziona. Non fosse altro che Zaha Hadid con il Crescent non c’entra nulla. Infatti l’archistar ha firmato la stazione marittima che è cosa ben diversa dalla mezza luna di Bofill. Ma probabilmente seppur in visita al cantiere di Santa Teresa, Sgarbi sembra che abbia confuso le due opere. Ed infatti afferma: «Non ho affatto cambiato parere. Semplicemente ho visto che il progetto da me criticato è stato successivamente modificato. Non più quello di Oriol Bohigas, ma una bassa e sfuggente Stazione Marittima disegnata da Zaha Hadid che non può certo essere definita ecomostro, e un loggiato su tre ordini allineato con il volume del Palazzo municipale: tre portici dorici disegnati da un altro architetto, in perfetto contrasto con il massiccio volume di Bohigas. Un’idea nuova di Riccardo Bofill». Dichiarazioni che non sono passate inosservate al Comitato No Crescent che ha replicato: «Avremmo sperato che si trattasse di un errore di stampa, invece no. È lo stato confusionale di Sgarbi. Egli, dopo aver già confuso i templi di ordine dorico di Paestum con le colonne posticce della mezzaluna di Santa Teresa, arriva a confondere il Crescent con la stazione marittima, Bohigas con Bofill. Sgarbi, come quelle “centrifughe” che si usano in cucina, amalgama sapori e cose, storie e progetti assolutamente inconciliabili. È noto a tutti che la cittadinanza attiva, in associazione o meno, è contraria al progetto di Bofill e non a quello di Zaha Hadid, progetto quest’ultimo che, sebbene “fermo al palo”, è sminuito, mortificato verrebbe da dire, proprio da quella enorme mezzaluna di cemento che sta spuntando di fianco. È pure noto a tutti che il progetto del catalano Bofill non è stato mai modificato, Sgarbi quel progetto lo conosce bene, anzi benissimo. Non è un caso – prosegue il presidente del Comitato No Crescent Pierluigi Morena – che nella durissima presa di posizione contro il Crescent e la stessa piazza (definita di Stalin) pubblicata sulla rivista “Oggi” egli descrive – e critica – con puntigliosità l’intervento urbanistico e ben riferisce anche sul percorso professionale di Bofill, identificato come esponente del post-modernismo più Kitsch. Proprio in calce a quell’articolo il signor Sgarbi pubblica una foto che raffigura sindaco e progettista che mirano estasiati il plastico del Crescent e la piazza con la grande foglia di marjiuana, oggetto dello scherno dell’opinionista televisivo. L’arrampicata sugli specchi del signor Sgarbi (ci costa fatica a questo punto definirlo ancora “critico d’arte”) diventa ancora più scivolosa quando richiama l’altra archistar catalana che ebbe rapporti con Salerno, Oriol Bohigas. Quale attinenza? Quale relazione tra il Puc, peraltro stravolto, di Bohigas e l’ecomostro di Bofill? Su una cosa, però, Sgarbi ha sicuramente ragione: non è giusto chiamare il Crescent ecomostro, la definizione è effettivamente troppo generica, il signor Sgarbi infatti lo definì, a ragione, “una delle dieci opere più brutte del mondo”». Per il consigliere comunale (Fratelli d’Italia) Roberto Celano l’ultima mossa di Sgarbi, «altro non è che un tentativo goffo di rimediare con giustificazioni e motivazioni flebili e perfino ridicole». Infatti, Celano dice: «Nessun progetto è stato cambiato. Anzi quel che ha visto è solo la metà. Il Crescent poi non è di Bohigas ma di Bofill. In pratica lo stesso che egli aveva demonizzato non troppo tempo fa». Intanto ieri mattina il Comitato No Crescent ha protocollato a Palazzo di Città l’istanza di accesso agli atti per conoscere l’eventuale compenso ricevuto da Sgarbi per l’inaugurazione delle “Luci d’Artista”.

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