Sfratto per morosità per l’Ises di Eboli

Scritto da , 14 maggio 2016

di Andrea Pellegrino

C’è lo sfratto per morosità del centro Ises di Eboli. Il Tribunale di Salerno, nella persona del Giudice Ornella Mannino della prima sezione civile, ha accolto le richieste della famiglia Ladalardo (storico costruttore salernitano che aveva realizzato e ricostruito il palazzo di sei piani nell’immediato dopoguerra). La proprietà, assistita dall’avvocato Nicola Scarpa del foro di Salerno, ha ottenuto in tempi rapidissimi l’esecuzione dello sfratto per il prossimo 30 giugno 2016. Ciò comporterà  l’interruzione di ogni attività del centro medico. Ma non solo, il giudice ha anche riconosciuto il pagamento della morosità pregressa per circa 180.000. «Un debito non più tollerabile dagli eredi del costruttore Ladalardo i quali, anticipando – come per legge – allo Stato le tasse sulle somme a titolo di locazione anche se non percepite, pazientemente hanno concesso al Centro Ises tutto il tempo (oltre un anno) per esperire ogni e possibile azione per rimediare alla revoca della convenzione», spiega l’avvocato Scarpa.
L’Ises di Eboli è un centro medico psico pedagogico e riabilitazione che effettua sin dagli anni ’60 prestazioni in favore di migliaia disabili in regime di convenzione col Ssn per il tramite della Regione; da questa, via Asl, ha percepito poco meno di quattro milioni di euro annui a copertura delle somme anticipate dalla società di gestione.
Il centro Ises è patrimonio sociale ed economico di Eboli, sia per l’ubicazione comodissima per i pazienti ed i loro familiari al centro della città, sia per la storia ultracinquantennale che ha visto susseguirsi nella gestione del centro persone approdate poi anche alla guida del Comune (come il professore Mandia o l’avvocato Melchionda), sia per gli oltre cento dipendenti del centro che poi sono anche soci della cooperativa Ises. Nel 2015 la Regione ha revocato la convenzione e, di conseguenza, non ha più rimborsato le prestazioni ivi effettuate, con conseguenti ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, tavoli aperti in Regione, presso l’Asl, in Prefettura e naturalmente al Comune di Eboli.

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