Sergio Vecchio: il “nostos” nel colore

Scritto da , 14 Febbraio 2021
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Oggi nel terzo anniversario della scomparsa dell’artista diversi amici che hanno sostato nella sua “capanna di vetro” si ritroveranno in un video incontro per ricordarlo

Di Olga Chieffi

Nel colore e nel segno di Sergio Vecchio è scritto il diario della sua vita, memoria dell’antico e osservazione del presente, solitudine melanconica e partecipazione alla bellezza del mondo e della sua slavaguardia, segno e sogno ad inseguirsi nella sua diuturna attività, nelle sue opere alitanti di poesia, testimoni della sua mano sorretta da una ininterrotta felicità di visione, una feconda giovinezza espressiva, una fatale contiguità col dipingere. Inconfondibili e nuovi i valori della luce e dell’immagine della terra paestana che lo ha accolto, del mare, della sua storia, degli animali, da sempre soggetti amati dal Maestro, che sono divenuti luogo dell’anima e del suo riposo, rispecchiantesi in una solare tavolozza di azzurri intensi, di verdi e di gialli, di rossi sconvolgenti. La piana di Paestum, diventa una specie di buen retiro, trasfigurato come ultimo Eden, al quale approda il lungo viaggio pittorico di Sergio, il suo epico “nostos” nel colore e nell’immagine di una bellezza mitica della natura che risarcisca dagli errori e orrori della storia degli uomini. Una bellezza en plein air, intrisa di luci ed ombre in cui procede serbando ai piani e alle loro articolazioni e svolte, una spontanea insorgenza e un organico assestamento, operando sulle orografie cromatiche con colpi di pennello sempre adunche e vibranti come ferite o come leggeri arpeggi di toccata. Sergio sembra aver colto in sostanza, l’urgenza del bisogno di realtà rifiutandone però la mera retorica, interpretando gli oggetti e il paesaggio, quali illuminazioni ora tragiche, melanconiche. Senza contraddizione, né scarto, è coerente e si direbbe inevitabile che nel tempo, Sergio innesti animati, piani orizzontali dei paesaggi, i motivi ricorrenti dei suoi dialoghi interni. Egli parte da un nucleo che erompe ed arde su di un fondo discontinuo o reattivo che sembra provvisorio, immerso in materiali incandescenti, capace di sgranare esattamente le forze coloristiche che da lui si generano, rimanendo sulla border line di una continua trasmutazione. A volte appaiono chiare le traiettorie di quella segreta vitalità, e si coglie maggiormente il senso di quelle sequenze per cui, accostando immagine ad immagine, anche l’oggetto si spezza e conclude per ricomporsi e crescere altrove, mai mutando l’arco melodico, teso, del suo canto. La profondità, dunque, non è nel vuoto intorno alle cose, ma “dentro” la materia del colore, e non è soltanto densità, ma struttura quasi cristallina delle masse coloristiche. Con la sua tecnica, che è un vero e proprio “fare”, suscitato dalle forze profonde dell’essere – la sensazione rimane sensazione, non si precisa in nozione – Sergio continua ad accompagnarci in questa sobria e accattivante artisticità della natura, in cui sono inscritte le tappe di un lungo viaggio domestico, che non possiamo non compiere, guidati dal suo tocco veloce e determinato, dal suo colore intriso di luce, rispondente alla necessità di ottenere quella resa ottica del vero che coincide con la sua ricerca artistica. In questa nostalgica sfera cromatica di visioni è riassunta coerentemente l’avventura pittorica dell’artista, di un poeta e soprattutto di un uomo, che ha fatto del colore e del suo segno, il proprio grido d’amore che giungerà a chi contemplerà la sua pittura che vivrà come corpo vivo, palpitante, rinnovandosi ad ogni sguardo. Stasera gli amici di sempre, quanti hanno sostato con lui nella sua capanna di vetro, gettato qualche pezzo di legno nella sua fumosa stufa, incrociato lo sguardo innamorato dei suoi compagni di vita a quattro zampe, si ritroveranno alle ore 18,30, in un video-incontro, sulla piattaforma del periodico “Unico” e su Stile Tv, all’indirizzo https://meet.google.com/kee-cdrk-xki,“Viaggiatore senza tempo”, per ricordare Sergio Vecchio,  a tre anni dalla sua scomparsa “fisica”. Dopo il saluto del sindaco di Capaccio-Paestum, Franco Alfieri, le testimonianze di Paolo Apolito, Alfonso  Andria, Massimo Bignardi , Michele Buonomo, Lucio  Capo, Raffaella Di Leo , Franco G. Forte, Pasquale Longo, Rino Mele, Bartolo  Scandizzo, con le conclusioni di Bruna Alfieri.

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