Serena Autieri si trasforma nella Sciantosa

Scritto da , 5 marzo 2016

 

Questa sera alle ore 21 e domani al teatro delle Arti andrà in scena la storia di Elvira Donnarumma in uno spettacolo scritto da Vincenzo Incenzo

 

Di OLGA CHIEFFI

Serena Autieri, in questo week-end sarà ospite del cartellone del Teatro Delle Arti. La brava artista napoletana, vestirà i panni di una delle più celebri sciantose, Elvira Donnarumma, “la capinera napoletana”, colei che sovvertì le regole dell’apparire. Bassina e tarchiata, aveva però una voce che ammaliava, protagonista assoluta dello spettacolo scritto da Vincenzo Incenzo e diretto da Gino Landi. Serena Autieri avrà al fianco un ensemble d’eccezione, capitanato da Enzo Campagnoli al pianoforte, con Claudio Romano alla chitarra e al mandolino, Antonello Buonocore al basso elettrico e doublebass, Antonio Muto alla batteria e Gianni Minale al sassofono, flauto e clarinetto. Lo spettacolo è stato dedicato ai tempi, agli spazi all’universo sonoro partenopeo, in un confronto plurilinguista, in cui la canzone è stata liberata da ogni manierismo esecutivo, per ridonarla all’ascoltatore filologicamente pura, ma con lo sguardo rivolto ad un futuro aperto ad ogni influenza diretta o indiretta, che la naturale evoluzione del linguaggio musicale ha esercitato su questa struttura compositiva. Crediamo di sposare le intenzioni di Serena Autieri, affermando che si possa definire canzone napoletana quel componimento musicale, i cui versi siano in dialetto napoletano e la cui melodia sia riconoscibile come napoletana, appartenente, cioè, ad una precisa etnia, così come avviene per il fado, il flamenco e per altri generi musicali di tradizione popolare. Tuttavia, risulta non facile fissare la specifica identità della canzone napoletana, perché essa è come una mare che ha ricevuto acqua da tanti fiumi. E’ figlia della poesia, come quasi tutti i canti di antica tradizione, e ha espresso, come le è universalmente riconosciuto i sentimenti, la storia e i costumi di un popolo. Il fatto singolare è che la canzone, “porosa” come la città – per dirla con la definizione che Benjamin coniò per Napoli -, ha assorbito tutto, riuscendo a rimanere in fondo se stessa. Malgrado sia stata contaminata, nel tempo, da sonorità appartenenti ad altre culture e ad altri generi musicali, la melodia napoletana è riuscita a conservare un suo codice di riconoscimento. Profumi e melodie partenopee, arabe, spagnole ed americane incanteranno per due ore la platea, coinvolgendola nelle performance recitative e canore della bellissima Serena Autieri, la quale ricreerà l’atmosfera primo novecento dei Café Chantant, da dove ci invierà diverse cartoline con le melodie più belle del repertorio partenopeo, da “I’ te vurrìa vasà”, a “Guapparia”, passando per “Come t’ha fatt(e) mammeta”, “Santa Lucia”, “ ‘O surdato ‘nammurato“, “’A tazz’e cafè”, “Ninì Tirabusciò”, “Reginella, “Malafemmena”. Musiche e versi che con i loro contenuti hanno raccontato semplicità ed erotismo, essoterismo e magia, rituali sacri e profani, feste popolari. Ed è proprio qui che trova origine questo incredibile canzoniere, dove le suggestioni, le intonazioni, le evocazioni del nostro vernacolo si trasformano in un canto ora dolente, ora euforico, capace di esprimere l’eterno incanto dei sensi di questa magica sirena Partenope. Dal mare nascono e al mare ritornano, infatti, le note di questo concerto, che abbracciano la tradizione popolare, la “poesia cantata” del repertorio d’autore, completata dalla memoria sonora collettiva con il vigore ritmico e l’aggressività espressiva che sa trasformarsi in danza e nella eterna sfida del popolo partenopeo alla vita.

 

 

 

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