Sequestrato il tesoro di Felice Balsamo, affiliato al clan Maiale

Scritto da , 5 dicembre 2012
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 Sono i pentiti che questa volta hanno dato una grossa mano agli uomini della direzione investigativa antimafia di Salerno con alla guida il colonnello Francesco Saponaro, nell’indagine aperta nei confronti di Felice Balsamo, 58enne di Sala Consilina. Grazie alle dichiarazioni dei pentiti del clan Maiale, operante nelle zone di Eboli, Battipaglia e attivo nella Piana del Sele e nel Cilento, Pietro Del Vecchio e Carmine Notargiacomo si è riusciti a ricostruire il legame tra Felice Balsamo e il clan con a capo Giovanni Maiale. Per il 58enne di Sala Consilina è così scattato un provvedimento di sequestro emesso dai giudici del Tribunale di Salerno ed eseguito dagli uomini della Dia. Tre appartamenti e una potente Porsche, del valore complessivo di circa 500.000 euro, sono stati posti sotto sequestro anticipatorio nei confronti di Felice Balsamo. Gli inquirenti lo ritengono, dopo le indagini espletate, presunto affiliato del clan camorristico di Giovanni Maiale. La stessa Direzione Investigativa Antimafia aveva chiesto il provvedimento nei confronti del 58enne, già arrestato e condannato per usura ed estorsione e attualmente in carcere, la cui carriera criminale e gli interessi in diverse zone della provincia di Salerno e nel Lazio è stata scandagliata fin nei minimi dettagli dagli uomini del colonnello Saponaro. Gli immobili sequestrati, infatti, si trovano a Roma, Salerno e Sala Consilina. Si tratta  di appartamenti che lo stesso Balsamo ha intestato ai figli. Al sequestro si è giunti al termine di indagini bancarie e patrimoniali condotte dalla Dia di Salerno che hanno rilevato la sproporzione tra i redditi dichiarati e la consistenza dei beni mobili ed immobili, oltre a triangolazioni finanziarie a favore dei figli realizzate con capitali illeciti acquisiti soprattutto attraverso l’attività usuraria. Balsamo ha precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.
Dallo scorso gennaio è in carcere per un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Lagonegro (Potenza) per usura aggravata e continuata nei confronti di commercianti e professionisti del Lagonegrese, dell’Alto Tirreno Cosentino e del Vallo di Diano.

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