Sel Salerno contro la vendita della Centrale del Latte e dei beni pubblici

Scritto da , 10 Aprile 2013
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Una svendita che agli esponenti di Sel, almeno a quelli che si trovano fuori dalle mura di Palazzo di Città, non piace per niente. Franco Mari, ex assessore comunale di Salerno, e Marco Matano, coordinatore cittadino di Sel, di fatto prendono le distanze dalla decisione dell’amministrazione di mettere in vendita praticamente l’intero patrimonio cittadino anche perché «in Italia non esistono altre amministrazioni che mettono in vendita tutto quello che hanno». «Siamo contrari alla vendita, in primis, della Centrale del Latte – afferma l’ex assessore Mari – perché cedere una eccellenza come questa azienda significa destinarla alla chiusura. Un privato che viene qui per prendersi la Centrale del Latte ha il solo scopo di prendersi quella fetta di mercato. La Centrale del Latte – prosegue – fornisce i suoi prodotti anche fuori regione: ci sono un milione di cittadini che bevono il nostro latte. L’operazione di vendita finirà con la chiusura dell’azienda. Secco e drastico anche il commento di Marco Matano: «Questa azienda è un presidio che garantisce parte dell’economia della provincia di Salerno, è una società in attivo che genera introiti per il Comune. La vendita non farebbe altro che mettere a rischio i lavoratori, gli allevatori e la qualità del prodotto».
Ma non è solo la Centrale del Latte e la sua presunta vendita a preoccupare i due esponenti di Sel: in gioco c’è l’intero patrimonio comunale messo, di fatto, in vendita e c’è la necessità di trasparenza per quel che concerne i conti del Comune di Salerno per riuscire a comprendere effettivamente le cose come stanno e per stabilire se questa “operazione grandi magazzini” sia effettivamente l’unica via d’uscita per il Comune al fine di evitare la bancarotta, come confessato dallo stesso Vincenzo De Luca. «Il fatto che ci siano enormi difficoltà finanziarie – afferma ancora Franco Mari – non implica che si debba necessariamente accelerare la corda a fare soldi. Noi – spiega – non abbiamo effettiva contezza di come stiano messe le casse dell’amministrazione comunale, ma se i numeri sono quelli che circolano e sono tali da dover prendere questa decisione di mettere tutto in vendita, allora occorre fare qualcosa per intervenire e capire insieme dove effettuare risparmi. Ma la dismissione dell’intero patrimonio comunale, dalle aree fino alle municipalizzate, non è per niente condivisibile».

 

10 aprile 2013

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