Scarano rischia quattro anni e mezzo di carcere

Scritto da , 22 dicembre 2015
“Le responsabilità di Monsignor Scarano sono evidenti e deve essere condannato per corruzione e calunnia”. Questa la richiesta avanzata ieri dal pubblico ministero davanti ai giudici del Tribunale di Roma. Con il nuovo anno arriverà il primo verdetto per l’ex dipendente dell’Apsa a processo anche a Salerno per riciclaggio e con la spada di damocle di una richiesta di rinvia a giudizio per usura ed esercizio abusivo del credito. Per l’accusa non ci sono attenuanti ed il dibattimento ha nei fatti confermato quanto emerso nel corso dell’indagine. La richiesta di condanna nei confronti di un funzionario dell’Apsa   non rappresenta un fulmine a ciel sereno per il Vaticano ma arrivano in un momento particolare dove illazioni, scandali e denunce  stanno mettendo a dura prova i vertici della Santa Sede.
In relazione al procedimento incardinato davanti al giudice del Tribunale di Roma Nunzio Scarano nel processo che lo vede accusato di corruzione e calunnia. Il procedimento è legato al tentativo di far rientrare dalla Svizzera con un jet privato circa 20 milioni di euro. Secondo l’accusa Scarano con l’aiuto del broker Giovanni Carenzo avrebbero cercato di fare rientrare in Italia  u soldi utilizzando un veicolo a disposizione dei servizi segreti italiani, grazie alla collaborazione di Giovanni Zito, che avrebbe poi preteso oltre 400.000 euro tra spese e compenso. I 20 milioni, ha spiegato ai magistrati Scarano nei mesi scorsi, sarebbero stati concessi proprio dagli armatori Cesare e Paolo D’Amico, che li avevano precedentemente affidati a Carenzio. La “missione” di recupero del denaro nascosto fu però abortita all’ultimo momento per una serie di imprevisti e per la mancata collaborazione del broker”.  Da precisare che Zito e Carenzio hanno scelto di essere giudicati con la formula del rito abbreviato. l I fratelli D’Amico in aula hanno smentito questa tesi riferendo di aver elargito a Scarano divese somme in denaro nel corso di un’amicizia durata un decennio. Gran parte dei versamenti sarebbero andati per finanziare opere di carità e restauri di edifici religiosi a Salerno. Una parte riferì  Paolo D’Amico, sarebbero serviti ad aiutare il religioso a ripagare i suoi numerosi debiti. Il religioso, già contabile dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, finì ai domiciliari il 29 giugno 2013. Quell’operazione, unitamente all’inchiesta avviata dalla procura di Salerno dal pubblico ministero Elena Guarino, portarono alla ribalta anche alcuni aspetti personali di “Monsignor 500”. Dal lusso sfrentato (nota la sua passione per le opere d’arte) alle amicizie con i vip (Mi­chel­le Hun­zi­ker tra gli altri) . Scarano era titolare anche di un conto allo Ior intestato “fondo anziani”.  Ieri la richiesta di condanna da parte del pubblico ministero della Procura di Roma. La sentenza è attesa per il prossimo 18 gennaio davanti ai giudici della V sezione penale. Ed è soltato la prima tappa del percorso giudiziario di don Nunzio.
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