Scandalo Asl: Gambardella a Renzullo: “Tua sorella ha esagerato con il centro Juventus”

Scritto da , 29 marzo 2018
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 Peppe Rinaldi

«Hanno sforato il tetto dei 66 milioni di euro destinati alla riabilitazione». «A me risulta che fossero 62 e rotti, forse hanno messo altri soldi dentro, soldi nuovi». Questo colloquio tra due persone, preso così, non significa nulla: ma se inserito in un contesto di indagine giudiziaria fornisce elementi indiziari tali da obbligare gli eventuali inquirenti a darne una valutazione diversa. Come in effetti è andata nell’ambito dell’inchiesta che ha terremotato i vertici dell’Asl di Salerno coinvolgendo poco meno di quaranta persone tra dirigenti, funzionari e titolari di centri privati convenzionati. A parlare erano Aniello Renzullo, titolare del centro “Lars” di Sarno, oltre a diverse altre strutture territoriali, e Antonio Gambardella (non indagato ma intercettato) responsabile regionale dell’Aspat, associazione di categoria che raggruppa un corposo numero di centri, da non confondersi con Carmine Gambardella (Centro Smaldone) che compare invece nell’elenco degli indagati. Renzullo, come si evince dagli atti, è invece membro associato di Confindustria e che i due parlino è del tutto normale: ovviamente, molto dipende dall’argomento e dalle ragioni per le quali certi colloqui avvengono. Per gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello, sembrerebbe che anche questo colloquio vada inserito nella scia del nucleo indiziario fondato sulla presunzione che tutti gli indagati avessero partecipato al saccheggio delle casse predisposte dalla Regione, attraverso l’Asl, per l’acquisto delle prestazioni sanitarie, di riabilitazione o di laboratorio, che il pubblico non riesce ad offrire con gli strumenti propri.

La conversazione tra Gambardella e Renzullo, intercettata il 6 aprile dello scorso anno dagli uomini della Tutela spesa pubblica della Gdf, discutendo delle risorse disponibili per la branca specifica della riabilitazione (quelle ex art.26) confermerebbe che qualcosa di strano stesse avvenendo nell’ambito della ripartizione trai diversi centri: che è poi ciò che la procura ha scoperchiato con l’inchiesta in corso. E’ lo stesso Gambardella a dire a Renzullo che «tua sorella ha fatto proprio il boom quest’anno, ha esagerato». La sorella di Renzullo è Leonilde, indagata pure lei, titolare del “Centro Juventus” di Sarno che avrebbe incassato -si presume grazie ai buoni uffici dei dirigenti Asl- ad esempio, per il solo anno 2014, quasi il 18% in più di quanto dovuto, qualcosa come 230mila euro circa. Se calcoliamo che le percentuali degli sforamenti (l’ipotesi principale dell’indagine) variano dall’1 al 40% per diversi centri e tenuto conto che il calcolo è stato fatto sulla base delle annualità a partire dal 2012, ecco che le cifre aumentano esponenzialmente, arrecando colpi decisivi alla famosa “esiguità delle risorse” di cui ognuno si lamenta. Se si pagano ticket a volte inopportuni molto dipende anche da situazioni come queste.

Nella medesima conversazione c’è poi un fatto di colore, uno dei tanti, che però rende l’idea di quanto sia importante il tipo di funzionario o dirigente Asl che un imprenditore si trova di fronte come interlocutore: dopo la morte di Federico Pagano, storico manager della sanità salernitana, indagato pure lui, l’Asl doveva naturalmente trovare un’altra figura per coprire quel dipartimento (Programmazione controllo e committenza). La scelta cadde sulla dottoressa Caiazzo, moglie dell’ex senatore Udc Francesco Salzano. I due sembrano contenti della scelta. Dice Renzullo: «Ottima notizia la sostituzione di Pagano con la Caiazzo»; replica Gambardella: «Vero, quella non capisce nulla»; ancora Renzullo: «Sono d’accordo». Per i magistrati è la “prova” che con il nuovo interlocutore le imprese, almeno alcune, avranno d’ora innanzi un cammino facilitato dalla scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano il sistema da parte del nuovo responsabile.

Un’ultima considerazione: il governatore De Luca ha “mandato” quest’anno all’Asl di Salerno 150 milioni di euro in più nell’ambito del riparto della spesa sanitaria. Il che è un bene per il territorio, in linea di principio. L’Asl di Salerno ha appostato quelle somme nel capitolo riabilitazione. La domanda è: tutto questo danaro dov’è? Non è che i centri venivano indotti -politicamente- attraverso particolari articolazioni territoriali a spendere e spandere tanto poi arrivava qualcuno a ripianare? Durante l’indagine è infatti emersa spesso una misteriosa figura che, ora a questo, ora a quell’altro imprenditore «dava garanzie» sul rientro finanziario dal superamento del budget assegnato. Questa figura, almeno dagli atti visionati da questo giornale, pare non sia stata identificata, almeno non ancora. Chi garantiva cosa e perché?

Difficile credere che De Luca possa aver immaginato tali operazioni. Difficile ma non impossibile. Niente è impossibile quando girano tanti soldi.

 

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