Scafati. Vulnerabilità sismica scuole, il dossier

Scritto da , 30 agosto 2016
pescara-del-tronto-arquata-terremoto-soccorsi-ansa

Di Adriano Falanga

Il sisma che ha colpito il centro Italia ha smosso le coscienze e risvegliato non solo gli italiani, ma anche le Istituzioni a rivedere le proprie politiche quanto alla prevenzione dai fenomeni sismici. L’Italia è notoriamente un Paese a forte rischio e il suo interno era classificato in 4 zone, secondo il D.L n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 – Testo Unico delle Norme per l’Edilizia: la zona 1 (quella di Amatrice e degli altri centri colpiti, per capirci) è la zona più pericolosa, dove possono verificarsi fortissimi terremoti, mentre la zona 4 è la meno pericolosa, dove i terremoti sono rari. Scafati è zona 2, rischio medio e forti terremoti (è zona 2 anche la città dell’Aquila). Vedremo poi che questa classificazione è stata successivamente superata. Siccome in Italia ci si accorge del rischio solo dopo aver subito il danno, in città, come nel resto d’Italia, la domanda è: ma saranno sicuri gli edifici pubblici, in particolare le scuole? Prova a far chiarezza, onde evitare facili allarmismi generati da erronee informazioni, l’ing. Gianpiero Russo, docente di Ingegneria Geotecnica della Federico II di Napoli. “Il tema è complesso e purtroppo letteralmente “maltrattato” sui media in questi giorni di grande interesse mediatico. Di fatto la sicurezza ha un costo crescente in funzione della probabilità che si accetta che qualcosa vada male. Più si abbassa tale probabilità più i costi salgono rapidamente fino a diventare proibitivi – la premessa di Russo – Quando le scuole a Scafati sono state costruite vigevano delle normative tecniche diverse da quelle attuali che sono in vigore dal 2008. Rispetto a quello che si chiama rischio sismico la normativa italiana è diventata nel tempo più esigente e, per certi versi, più precisa. Intanto oggi è superata la definizione di zone con intensità crescenti di rischio. Anche sulle tv nazionali presunti esperti continuano a parlare con termini e conoscenze che sono fermi almeno a prima dell’entrata in vigore dell’ultima normativa che per precisione è il D.M. 14.02.2008”. Fa chiarezza, come è doveroso per questi temi, il professor Russo. “Oggi grazie a studi recenti ed innovativi condotti da vari istituti scientifici del paese abbiamo una definizione del terremoto a cui debbono resistere le strutture che varia da punto a punto secondo una griglia molto fitta. A Scafati ad esempio con un periodo di ritorno di circa 1000 anni l’accelerazione sismica attesa dalla norma è di circa 0,17 g (accelerazione di gravità) mentre ad Amatrice, l’accelerazione attesa è circa il doppio ovvero pari a 0,34 g. Non esistono più le zone dunque ma esistono valori da rispettare nel progetto delle strutture che variano almeno da comune a comune. E’ da tenere presente che nessuna normativa ha mai obbligato i proprietari, pubblici o privati, ad adeguare il patrimonio edilizio, ad esempio per sopportare le nuove azioni dei terremoti stabilite per legge – aggiunge ancora il docente della Federico II – Una scuola che rispettava le normative nell’epoca in cui è stata costruita può ovviamente non essere adeguata alle normative attuali. Ovviamente una comunità può decidere che le sue scuole o i suoi ospedali o altre strutture pubbliche debbano essere rese compatibili alle nuove normative. Questo processo non è semplice, richiede studi accurati e competenze anche maggiori di quelle necessarie per costruire nuovi fabbricati. Ovviamente questo processo richiede anche soldi ed investimenti. Si tratta di scelte politiche”.

4-gianpiero RussoRitornando alla città di Scafati, Russo precisa: “la domanda semplice posta all’inizio ora può avere una risposta che alla luce di quanto detto sopra assume un senso diverso ed è necessariamente più articolato: se la costruzione è stata progettata e costruita bene all’epoca, essa al più è conforme alle normative vigenti a quell’epoca e poiché nessuna scuola è stata costruita dopo il 2008 si può concludere che nessuna scuola è sicura ai sensi della normativa vigente oggi. Questa frase vale però non solo a Scafati e non solo in Italia ma in tutto il mondo civilizzato e non deve destare inutili allarmismi. Concludendo alla luce di quanto detto sarebbe serio che ogni singola scuola fosse oggetto di studi accurati da parte di professionalità competenti per valutare quella che tecnicamente si può definire la sua vulnerabilità sismica. Alla luce di tali studi si può poi decidere priorità di interventi e necessità degli stessi per ridurre la suddetta vulnerabilità che, però per quanto detto, non sarà mai pari a zero. Aggiungo, per chi non lo sapesse, che nel periodo 2008/2009 il comune di Scafati ha bandito gare per circa 160 mila euro per fare tali verifiche e per ottenere proposte di adeguamento sismico – svela l’ing. Russo, scafatese molto attento al dibattito socio politico locale – Tali gare sono state espletate e gli studi professionali vincitori hanno consegnato relazioni al riguardo. Di tali studi, nonostante diverse sollecitazioni da parte anche mia su questo social, non si è saputo più nulla”. Da qui il dubbio: “Se la scelta può essere compresa per non creare inutili allarmismi dall’altro dopo 7/8 anni di immobilismo è legittimo chiedersi, alla luce del fatto che interventi strutturali degni di questo nome non sono stati eseguiti in nessuna scuola, ma le scuole erano tutte in ottime condizioni? “. Infine, Gianpiero Russo offre anche una stima indicativa dei costi eventuali: “Stime recenti, per quanto discutibili, fatte in nome del consiglio nazionale dell’ordine degli ingegneri parlano di interventi di adeguamento sismico ragionevoli con circa 80/100 euro al mq. Io credo che siano largamente sottostimati gli oneri complessivi di operazioni del genere sul patrimonio pubblico. Pur considerando 200 euro al mq tuttavia i circa 15 milioni di euro del Piu’ Europa spesi per rifare asfalti e marciapiedi in giro sarebbero stati più che sufficienti per adeguare forse l’intero patrimonio edilizio scolastico scafatese. Queste sono scelte politiche però. E la politica che ci ha amministrato ha scelto diversamente” la stoccata di Russo all’indirizzo di Palazzo Mayer.

VULNERABILITA’ SISMICA DELLE SCUOLE, QUELLE A FORTE RISCHIO

3-anardi“Con la precedente amministrazione Aliberti sono stato assessore all’edilizia scolastica. Fui io a chiedere lo studio sulla vulnerabilità sismica, arrivando anche all’istituzione dell’anagrafica delle strutture pubbliche”. Pasquale Coppola, oggi presidente del Consiglio Comunale, non è in grado di fornire una copia dello studio citato da Russo, quasi fosse stato “secretato” dai tecnici comunali. A memoria l’ex assessore ricorda: “la fotografia venuta fuori dallo studio è la tipica situazione italiana, gli edifici pubblici di non recente costruzione sono oramai superati dalle normative, è chiaro che decidere di renderli conformi è una scelta tutta politica”. E in Italia si preferisce ancora estrarre le persone dalle macerie piuttosto che evitare che gli immobili crollino loro in testa. Scafati però non ha costruzioni recenti, la politica dell’amministrazione Aliberti ha scelto di perseguire altre strade, come anche il professor Russo ha ricordato, piuttosto che investire nella prevenzione degli edifici pubblici. Anche la ristrutturazione di Palazzo Mayer, edificio del XIX secolo oggi sede della casa comunale, è stata sospesa e i fondi ad essa destinati, girati alla manutenzione stradale. Il Più Europa ha visto solo la regolare manutenzione di alcuni plessi scolastici, ma nessun adeguamento antisismico. Situazione decisamente critica al plesso Tommaso Anardi. La struttura non è stata soggetta a manutenzione perché destinata a trasferirsi nel nuovo Polo Scolastico. Lavori interrotti, fondi persi e situazione critica persistente, purtroppo. Occorre una pronta risposta da parte dell’amministrazione comunale, a cui pure abbiamo chiesto se ci fossero progetti in cantiere sull’adeguamento sismico degli immobili comunali, si attende risposta. Coppola, relativamente allo studio sulla vulnerabilità sismica svela un particolare: “Facemmo interventi importanti su alcuni edifici, tra cui le medie Falco di San Pietro e la materna di via Genova, perché presentavano delle carenze strutturali, più che antisismiche”. Gli immobili comunali furono classificati e divisi tra quelli a bassa e alta vulnerabilità. “Sicuramente erano altamente vulnerabili i plessi Anardi, Martiri D’Ungheria e San Pietro, mentre le elementari Capoluogo, costruite negli anni 2000, presentavano una bassa vulnerabilità” precisa l’ex consigliere comunale Alessandro Arpaia, autore di un’interrogazione comunale nella scorsa consiliatura. “La vulnerabilità sismica è la propensione di una struttura a subire un danno di un determinato livello, a fronte di un evento sismico di una data intensità. “Per ridurre la perdita di vite umane, è necessario rendere sicure le strutture edilizie. Oggi, le norme per le costruzioni in zone sismiche prevedono che gli edifici non si danneggino per terremoti di bassa intensità, non abbiano danni strutturali per terremoti di media intensità e non crollino in occasione di terremoti forti, pur potendo subire gravi danni” si legge sul sito della Protezione Civile.

PIANO DELLA PROTEZIONE CIVILE, C’E’ MA NON SI VEDE

ProtezionecivileDovrebbe essere reso pubblico, per informare e istruire la popolazione, ma sul sito del Comune di Scafati non c’è traccia. E’ stato aggiornato e approvato dal consiglio comunale il 28 dicembre scorso, costato 22.500 euro oltre iva, e redatto, tramite gara pubblica, dallo studio Ancona e Partners di Martina Franca. Parliamo del piano di Protezione Civile, che sintetizza e chiarisce ogni aspetto emergenziale che può colpire la città di Scafati, organizzando le strutture di intervento e di gestione di eventuali crisi conseguenti a fenomeni ambientali, quali terremoti, eruzioni vulcaniche (Scafati è zona gialla con aree nella zona rossa), rischio idraulico (la città notoriamente è soggetta ad esondazioni del Sarno e suoi affluenti) e incendio della Villa Comunale, che pure insiste in pieno centro città. Il piano oltre alle mappe e cartografie, presenta uno studio preventivo su questi probabili scenari, indicando le modalità di intervento e gestione delle emergenze. Responsabile del settore in staff dedicato alla Protezione Civile è oggi l’ing. Domenico Sicignano, ma il piano è stato seguito dall’ex responsabile ing. Nicola Fienga, da quest’anno a capo del settore Urbanistica. Ed è stato lo stesso ing. Fienga a seguire lo studio sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, con conseguente loro censimento che ha “fotografato” lo stato di salute degli immobili di proprietà comunale. Scafati quindi non è ignara di eventuali rischi, conosce bene la situazione ed è perfettamente in grado di attuare una politica di prevenzione. Peccato che questi studi sembrano essere “nascosti” alla città, e forse, a voler pensare bene, il motivo è nel voler evitare azzardati allarmismi. Una scelta saggia? Forse si, ma resta che le famiglie devono essere consapevoli di ciò che può accadere alle scuole dove ogni giorno mandano i propri figli. Tutto qui.

Consiglia