Scafati. “Una città impazzita”, occorre ripristinare regole e regolamenti

Scritto da , 27 Dicembre 2016
image_pdfimage_print

Di Adriano Falanga

“Questa città è letteralmente impazzita, è da oltre un’ora che sono imbottigliato nel traffico, non si vede un vigile urbano e ho percorso solo poche centinaia di metri”. Questa è solo una delle decine di testimonianze, tutte uguali, di chi lasciando il casello autostradale si appresta ad entrare a Scafati. Che il traffico veicolare sia una delle peculiarità negative che identificano Scafati è cosa nota, ma la situazione durante questi primi giorni di festa è decisamente precipitata. La città si congestione facilmente, colpa della mancanza di strade alternative alle due centrali: Via Nazionale e via Martiri D’Ungheria. E l’imbuto che si crea in questi punti nevralgici, finisce ben presto con il sovraccaricare anche le altre strade cittadine. Via Passanti, via Roma, via Cesare Battisti, Via Diaz, via Buccino, via Alcide De Gasperi. Un lungo ed unico serpentone di auto, e oltre alla tensione degli automobilisti, a salire è anche il livello di tossicità dell’inquinamento derivante. Scafati dal punto di vista demografico è cresciuta a dismisura, diventando un popoloso centro urbano cementificato, mentre la sua viabilità è rimasta la stessa di 50 anni fa. Qui la carenza di infrastrutture e di sottoservizi è palese e innegabile: rete fognaria, piano traffico, strade alternative, vie di fuga. Una situazione difficile, che affonda le radici agli anni 70, quando una classe politica divisa nelle ideologie ma unita negli interessi, approvò il piano di fabbricazione. Poi negli anni 80 la speculazione edilizia che raddoppiò in pochi anni la popolazione scafatese, almeno quella domiciliata, fino a culminare nello scioglimento del consiglio comunale del 1993 per infiltrazioni mafiose. Sullo sfondo, proprio la cementificazione selvaggia, operata grazie a leggi certamente permissive, ma anche grazie a una fetta di classe dirigente compiacente. Le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti: traffico impazzito, inquinamento, allagamenti, assenza di parcheggi e aree di verde attrezzato. Scafati, duole dirlo, non ha un’anima che possa contraddistinguerla. La sua vocazione è certamente il cemento armato. E così, addio al comparto agricolo, che in una zona vesuviana e in pieno agro nocerino potrebbe essere risorsa inestimabile per la tipicità dei prodotti. Abbiamo preferito costruire interi plessi residenziali. Area industriale? Fallita ancor prima di nascere, affogata in circa 15 milioni di euro che prima o poi metteranno in ginocchio il Comune, oramai già piegato in due. Resta il commercio, ma questo, oltre alla buona volontà di qualche temerario e impavido esercente, non registra null’altro. Fioccano bar e centri scommesse, chiudono attività tipiche e di piccolo ristoro. La movida si è spostata al centro Plaza di San Pietro, ma non è cosa da famiglie e avventori, il mediocre controllo del territorio allontana i nuclei familiari e richiama orde di ragazzi che spesso, a suon di botte e bottigliate, si contendono il “territorio”.

2-trafficoPoi c’è l’invasione selvaggia della merce esposta e delle auto in sosta ovunque. Non è bastata un’ordinanza sindacale sull’esposizione della merce in strada, perché poi non c’è nessuno a farla rispettare. La situazione già è difficile nell’ordinario, quando fruttivendoli e pescivendoli soprattutto, inondano il marciapiede con la loro merce esposta, ma precipita nell’assurdo nei giorni di festa, quando ad essere invasa è la carreggiata stradale, occupando abusivamente anche più stalli dedicati al parcheggio. Chiudere un occhio in periodo festivo potrebbe favorire il commercio già in ginocchio? Forse, ma in certi casi si tratta di “attentare” al già precario percorso veicolare. Poi c’è la sosta selvaggia. Tutto questo offre un’idea di città senza regole, vittima dell’autodeterminazione di esercenti e automobilisti indisciplinati. Insomma, occorre ripristinare una certa idea di città, organizzata e disciplinata, altrimenti il messaggio che passa è unico: “qui tutto è possibile fare”. Del resto, che a Scafati ci sia una jungla d’asfalto era noto anche al neo commissario Vittorio Saladino. “Scafati la conoscevo di striscio, quando da Boscoreale mi sono recato in una pasticceria della zona qualche anno fa. Per adesso ho riscontrato un traffico di non poco conto, questo è già un biglietto da visita per la città”, le prime parole del Prefetto il giorno del suo insediamento.

MATRONE: SERVE PIANO TRAFFICO, SITUAZIONE INSOSTENIBILE

3-matrone«Serve un piano traffico a Scafati. La situazione è davvero insostenibile». Così Angelo Matrone, già consigliere comunale, interviene sul disagio che i tanti automobilisti stanno vivendo percorrendo le principali arterie della città dell’Agro nocerino sarnese. «Il tempo trascorso nel traffico è un incubo quotidiano. Il sogno di una grande e capillare rete di viabilità per abbattere tempi e costi di percorrenza è ancora chiuso nel  cassetto di Palazzo Mayer. Bisogna elaborare un nuovo piano per la viabilità, che prenda in considerazione anche l’idea di potenziare i parcheggi e trasferire il più possibile gli spostamenti dal mezzo privato a quello pubblico. Il nuovo commissario Vittorio Saladino ha detto che si occuperà presto di questo problema e sono sicuro che saprà trovare soluzioni migliori di quelle adottate fino ad oggi, perché la cessata amministrazione ha sempre preferito affidare questi incarichi delicati a persone  che non avevano competenze specifiche in materia sulla base non di un metodo meritocratico, ma legato al consenso e ai voti acquisiti in campagna elettorale. Per fortuna adesso è tutto azzerato e si ripartirà con idee chiare e impegni precisi».

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->