Scafati. Tutti i debiti di Scafati Sviluppo, la lista di consulenti e amministratori

Scritto da , 1 aprile 2017
Ex Copmes Mano

Di Adriano Falanga

E’ trascorsa una settimana dal momento in cui il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Nocera Inferiore, dottor Mario Fucito, si è riservato la decisione se lasciar fallire la Scafati Sviluppo oppure concedere al nuovo cda guidato da Vincenzo Abate, di verificare nel dettagli i documenti contabili e decidere un piano di rientro dai debiti contratti. Due le strade percorribili: la ricapitalizzazione e l’autofinanziamento, in assenza di altre commesse di lavoro. Perché la Stu nasce unicamente per il progetto di riqualificazione dell’area Ex Copmes, e all’attivo conta sul patrimonio immobiliare di circa 130 mila mq, di cui 90 da riqualificare. Non è esclusa la vendita di parte del patrimonio per uscire fuori dallo stallo finanziario, ma anche produttivo, siccome i lavori sono fermi. Considerata la totale mancanza di trasparenza nella gestione della società, e trattandosi di ente partecipato con capitale pubblico, Cronache pubblica oggi i dati economici e gestionali aggiornati al 31 dicembre 2014, o meglio, al terzo esercizio consecutivo con una perdita d’esercizio. Dati chiaramente mancanti del 2015 e 2016, ma necessari per poter aprire una reale finestra sulla situazione della società partecipata scafatese. Dal bilancio ufficiale 2014 risulta un debito verso l’unico socio (il Comune di Scafati) pari ad euro 485 mila, una cifra però contestata da Mario Santocchio, che insiste siano oltre un milione di euro i fondi illecitamente concessi dal socio alla sua partecipata. Il debito verso la banca sfiora i 2,5 milioni di euro, mentre arrivano a 177 mila euro i debiti tributari. Un totale di oltre 7 milioni di euro accumulato al 2014. Superano i 750 mila euro i debiti verso consulenti e amministratori, oltre trenta in otto anni di amministrazione Aliberti, tra esponenti politici e dirigenti comunali. La tabella è quella allegata al bilancio 2014 e non tiene conto degli esercizi del 2015 e 2016. Alcuni hanno ricevuto acconti, ma l’importo comunque ad oggi è levitato e non di certo diminuito. Spiccano i quasi 90 mila euro dovuti al presidente del collegio sindacale Massimiliano Granata, i quasi 60 mila all’ex presidente Matteo Cannavacciuoli. Nella relazione al bilancio 2014 il cda in carica scrive al socio: “E’ stato più volte riferito al Socio della necessità che la STU si dotasse di una struttura stabile formata da personale dipendente e collaboratori. Infatti l’attuale assetto organizzativo non consente di operare con la continuità tipica delle aziende dinamiche e che appartengono ad un settore ad alta variabilità come quello edile”. E ancora: “Il secondo aspetto da sottolineare è quello legato alla mancanza di un’adeguata disponibilità finanziaria che consenta alla STU di poter fronteggiare le spese di gestione ordinaria. Il finanziamento ipotecario concesso dalla BNL per la realizzazione dell’opera, occorre solo ed esclusivamente per fronteggiare “in senso stretto” i costi di realizzazione dell’opera senza fornire un’adeguata copertura su altre tipologie di spesa quali ad esempio i costi per le consulenze dei professionisti”.

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