Scafati. Terrorismo, indagati due fratelli marocchini per terrorismo internazionale.

Scritto da , 3 settembre 2017

Di Adriano Falanga

Dopo il blitz dei Ros sezione antiterrorismo del 25 agosto, continua la nostra inchiesta sul tema immigrazione a Scafati.

<<Non siamo terroristi. Siamo profondamente e convintamente lontani da certe idee sovversive e criminali. Mai avuto nessun contatto o pensato di averne, con persone in qualsiasi modo vicine all’Isis o a cellule jihadiste. Siamo in Italia per lavorare onestamente>>. Così i fratelli marocchini Bakhada Soulaimane, 25 anni e Bakhada Abdelghani, di 27. Sono loro i destinatari del blitz compiuto lo scorso 25 agosto dai Ros di Salerno, nell’ambito di un’operazione voluta dalla Procura di Salerno, sezione distrettuale Antiterrorismo, pubblico ministero Silvio Marco Guarriello. Un blitz che ha fatto molto scalpore a Scafati, dove risiede una comunità marocchina tra le più numerose della Campania. I fratelli Bakhada sono difesi dall’avvocato Ludovico Fattoruso (in foto), ed è a lui che hanno affidato anche l’incarico di fornire la loro spiegazione dei fatti. <<I ragazzi sono molto spaventati per l’etichetta che si portano addosso. Hanno preso le distanze in maniera decisa e inequivocabile da posizioni estremiste – spiega il legale – e attendono con fiducia l’esito delle indagini che li vede coinvolti, anche alla luce delle verifiche del materiale sequestrato presso la loro abitazione>>. Al momento, i due sono finiti sul registro degli indagati con l’accusa di terrorismo internazionale. Per Abdelghani è scattato il foglio di via in quanto ha precedenti penali alle spalle e documenti non in regola mentre il fratello Soulaimane, regolare permesso di soggiorno ma di fatto senza fissa dimora, l’obbligo di non lasciare l’Italia.

L’inchiesta si scopre essere partita già da mesi indietro, quando lo scorso mese di marzo a carico di Abdelghani furono riscontrati file inerenti foto, immagini e simboli relativi al conflitto civile in Siria oltre a materiale di propaganda non solo riconducibile allo stato islamico dell’Isis, ma anche relativo a milizie jihadiste e del” esercito libero siriano”. Al principio dell’estate in corso Soulaimane assieme ad un altro fratello è rientrato in Italia dopo essere stato all’estero. Una condotta che ha insospettito le autorità italiane, ed è sempre quest’ultimo che, secondo un’informativa dei Ros, potrebbe essere a conoscenza di possibili attività terroristiche, in quanto, intercettato con un suo conoscente, pare avesse preannunciato attentati alcuni verificatisi e altri in effettiva preparazione. Da qui è scattato il blitz del 25 agosto, presso l’abitazione dei due in località San Pietro. <<In questa occasione i miei assistiti hanno fornito piena collaborazione agli inquirenti, consegnando tutto ciò che è stato trovato e ritenuto utile ai fini delle indagini>>. Nel dettaglio, sono stati requisiti diversi cellulari, documenti, e alcune schede telefoniche di diverse utenze. L’esame di questo materiale chiarirà l’eventuale esistenza di legami con cellule del terrore mentre per quello sequestrato a marzo relativo al conflitto in Siria, l’avvocato Fattoruso spiega: <<E’ materiale informativo. L’interessato lo deteneva per fini personali, per tenersi aggiornato su quanto accadeva nel mondo. Nessun scopo illecito, e nessun contatto con frange terroristiche. Siamo certi che presto tutto sarà chiarito>>.

IL TERZO FERMATO, NON INDAGATO

Un terzo marocchino il 25 agosto è stato perquisito e sottoposto a verifiche, ma ufficialmente non è indagato e non risulta destinatario dell’informativa. A Scafati lo conoscono con il nome italiano di “Emilio”, ambulante di 33 anni. L’uomo abita nelle immediate adiacenze dei fratelli Bakhada, e il suo nome è stato fatto dal proprietario di entrambi gli immobili in via Pietro Conte, in quanto, a suo dire, sarebbe stato proprio “Emilio” a presentargli i fratelli. Sottoposto a perquisizione, i militari hanno riscontrato diversi documenti di altri marocchini non presenti in quel momento, una somma di denaro di 1.340 euro (frutto del lavoro da ambulante e pronto per essere inviato ai parenti in Marocco) e diverse schede telefoniche. Nulla è stato però portato via. “Emilio” ha spiegato agli agenti di essere istruttore di pugilato e conosceva da tempo Abdelghani, in quanto si allenava nella stessa palestra di arti marziali di Scafati. Anche questi fa sapere, tramite il legale Ludovico Fattoruso, di essere distante, sia ideologicamente che fisicamente, da ambienti riconducibili a frange terroristiche di matrice islamica.

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