Scafati Sviluppo, si batte cassa. A rischio il progetto ex Copmes

Scritto da , 3 settembre 2016
1-area-ex-copmes-300x336

Di Adriano Falanga

Scafati Sviluppo non si smentisce e resta la partecipata scafatese più “misteriosa” e gestionalmente ambigua, tra le società di proprietà del Comune. Non esiste un sito ufficiale, non esiste un albo on line, non esiste nulla o quasi di ciò che la normativa sulla trasparenza permette. Una società che opera senza dipendenti, senza una propria struttura, ma di contro ha 11 “responsabili” tra cda, legale, consulente e collegio dei revisori che costano circa 80 mila euro l’anno. Cosa produce la Scafati Sviluppo? Debiti, per ora. E poi c’è il progetto di riqualificazione industriale Ex Copmes, che non si capisce mai ne dove inizia e neanche dove (e quando) finisce. Un progetto fortemente ridimensionato rispetto all’originale, che ha visto ad oggi la sola vendita dei capannoni del lotto C, mentre il lotto B attende il completamento, seppur (pare) i capannoni siano già stati prenotati. A data da destinarsi il lotto A, quello più corposo. Senza la conclusione dell’intero progetto, la società non può far fronte ai debiti di gestione accumulati negli anni, infatti alla Stu i pagamenti dei collaboratori sono del tipo “pagherò”. E così gli ex consulenti o componenti di cda cominciano a battere cassa, e spazientiti dalle promesse mai mantenute, e dai tempi sempre incerti, stanno passando dalle parole ai fatti. A battere cassa è anche l’attuale a.d Mario Ametrano. Rimosso dall’Anac,  la sua nomina era incompatibile perché ex consigliere comunale  nei due anni precedenti. Ametrano  (poi rinominato) non potrà percepire la retribuzione spettante come amministratore delegato. Il cda sta quindi studiando, su input dello stesso primo cittadino, il modo per saldare i conti con l’a.d. Si punta ad un contratto di consulenza, mentre non dovrebbero essere a rischio gli emolumenti dovuti nella qualità di componente del cda. Come se non bastasse, piomba sulla Stu anche il passo indietro della Bnl, banca erogatrice del mutuo. Mancano all’appello circa 5 milioni di euro, che minano il completamento dell’opera. Questo mese si terrà l’udienza per l’istanza di fallimento presentata dall’ex revisore Antonio Palumbo. Il professionista aveva già presentato un’istanza, poi ritirata in conseguenza di un accordo che rateizzava il suo credito. Pagate solo alcune rate, resta ancora una grossa somma, e così è partita una nuova istanza presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Non solo, spunta fuori anche un’istanza presentata dall’ex amministratore delegato dimissionario, Filippo Sansone. In questo caso però sembra esserci stato un accordo di desistenza, e il debitore ha accettato le promesse di pagamento della sua retribuzione. Continuano a lavorare, accumulando crediti, l’attuale cda con i consulenti legali e fiscali e il collegio dei revisori. Insomma, le difficoltà sul progetto Ex Copmes restano in piedi, e seppur la lentezza viene addebitata alla burocrazia, tutto questo comporta la levitazione dei debiti pregressi e futuri. E chissà se gli introiti derivanti dalla vendita totale dei lotti B e C riusciranno più a coprire i costi dell’intera operazione.

Consiglia