Scafati Sviluppo: “Esposto all’Anac, funziona a spese del Comune ma costa come una spa”

Scritto da , 14 giugno 2016
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Di Adriano Falanga

“Secondo Pasquale Aliberti la Scafati Sviluppo è l’unica società in Italia a costo zero, perché senza dipendenti. Pura demagogia, perché la Stu funziona a spese del comune, ma costa come una spa”. Giuseppe Sarconio, attivista di Scafati in Movimento, commenta così il servizio di Cronache che ha fotorafato l’anomala gestione della società partecipata che dovrebbe, condizionale è d’obbligo, occuparsi di trasformazione urbana. “Questa società è nata esclusivamente per attuare il progetto Ex Copmes, a questo punto ci chiediamo: perché tenerla in piedi, con ben 11 professionisti in organigramma per un costo ordinario della sola retribuzione di 80 mila euro annui? Basterebbe l’istituzione di una posizione organizzativa in staff, come avviene già per i Pip e da ultimo per Scafati Solidale” prosegue Sarconio. Attualmente l’organigramma è così composto: Cda, presidente Antonio Mariniello (compenso 12 mila euro); amministratore delegato Mario Ametrano (15 mila); consiglieri sono il comandante della Polizia Municipale Alfredo D’Ambruoso, Emanuele De Vivo, Bartolomeo D’Aniello (7200 euro a testa); il collegio sindacale è composto dal presidente Massimiliano Granata (7 mila) e dai sindaci Assunta Tufano e Catello Casciello (6 mila euro a testa); Revisore è il ragionier Ferdinando Voccia (7 mila euro) mentre Laura Semplice è consulente legale (6 mila euro) e Raffaele De Luca consulente fiscale (5 mila). Il tutto per portare avanti un progetto che ad oggi ha visto la sola realizzazione del lotto C di circa 2500 mq, mentre è in fase di ultimazione il lotto B di quasi 7000 mq mentre gli oltre 4000 mq del lotto A sono stati stralciati e da realizzare in un progetto ex novo. Un progetto che dai trenta milioni di euro iniziali è stato stralciato ai circa 18 di oggi, e nonostante i proclami, non è neanche chiaro se davvero il compimento dei tre lotti possono bastare a soddisfare le esigenze finanziarie della società, che negli anni ha accumulato oltre mezzo milione di euro di debiti di gestione e oltre sette milioni di debiti iscritti a bilancio nel 2014. “La vendita dei capannoni realizzati permetterà di pagare ogni debito accumulato per il soddisfacimento dell’obiettivo” hanno più volte ribadito i vertici della Stu, però la situazione dei pagamenti, nonché gli atti preliminari stipulati con gli acquirenti, sono ancora coperti da segreto. E non avendo la società altre commesse, la sua sopravvivenza è legata esclusivamente alla riqualificazione dell’area ex Copmes. “Ecco perché oggi ci chiediamo perché il sindaco si ostini a tenere in piedi una simile struttura, senza pensare di tagliare tutto ciò che può portare al contenimento della spesa” puntualizzano gli attivisti grillini. “Non solo, la Scafati Sviluppo non rispetta le più elementari norme previste in materia di trasparenza: niente sito web, niente verbali, curriculum, incarichi, retribuzioni, nulla. Ha ragione Cronache, la società c’è, ma non si vede e si sente, pesando sulle tasche degli scafatesi, detentori del capitale sociale”. Preannunciano un esposto all’Autorità Anticorruzione i militanti di Scafati in Movimento: “perché è chiaro ed appurato che la società non esiste come autonoma, ma è un braccio operativo del Comune”. Avendo sede presso la Casa Comunale, è chiaro che le necessarie voci di costo quali cancelleria, energia elettrica, telefono sono “caricate” indirettamente sui costi di gestione dell’Ente. E allora, perché tenerla in piedi?

L’ANALOGIA CON SCAFATI SOLIDALE, ALTRO PAPOCCHIO BUROCRATICO

1-scafati solidaleDa pochi giorni si è scoperto che anche la Scafati Solidale fino al 2015 ha operato in condizioni giuridiche diverse da come di fatto strutturata (e finanziariamente gestita). Concepita come Istituzione, ha in un primo momento avuto in carico oltre allo cda anche la figura del direttore, poi abolita. Sono stati approvati bandi, regolamenti e graduatorie per la concessione di servizi e contributi sociali per anni, fino a che da Palazzo Mayer ci si è accorti dell’errore e si è cercato di metterci una pezza, attraverso la modifica dello Statuto dell’istituzione. “In realtà è un settore organizzativo, la struttura non è mai decollata come Istituzione” è stato spiegato in Commissione Politiche Sociali, scoprendo così il papocchio che può comportare serie conseguenze economiche per l’ente. Sul tema ci sono due interrogazioni comunali presentate dai consiglieri Pd Michele Grimaldi e Michelangelo Ambrunzo. Volendo anche rimediare all’errore, resta da chiarire se i diversi cda che si sono succeduti negli anni siano legittimi e soprattutto se siano legittimi gli atti da loro prodotti.

MARINIELLO, PRESIDENTE DELLA STU: “SI CORRE AI RIPARI”

antonio marinielloChe ci sia il sole o la pioggia sulla Stu, il riferimento è sempre lui, il presidente Antonio Mariniello, che pure non si è mai nascosto nel silenzio. E così fa anche oggi, dopo il servizio di Cronache. “Sul sito web stiamo provvedendo perché il precedente incaricato da Sansone (ex a.d. ndr) venne meno per cessata attività ed adesso stiamo cercando un sostituto – spiega l’ex presidente del consiglio comunale – sui compensi agli amministratori innanzitutto non avete citato la delibera assembleare del 27/12/2013 in cui venivano ridotti tutti i compensi del 10% e l’eliminazione nella delibera che avete richiamato dei compensi orari, legati alla sola presenza nei CDA, di tutti gli organi di controllo, prima percepiti, che ha permesso un risparmio di gran lunga superiore al 30% così come richiesto da Cacchione e che stiamo analiticamente monitorando, ma sicuramente superiori al 30%”. Mario Santocchio e Cristoforo Salvati lamentano di aver ricevuto un rifiuto alla loro richiesta di accessi agli atti, da un lungo elenco di documenti sono stati trasmessi soltanto, e parzialmente, i verbali delle assemblee ordinarie. Mancano i verbali dei cda, e la documentazione economica sul progetto Ex Copmes. “Il nostro legale (Laura Semplice, ndr) mi ha detto cosa si poteva consegnare e cosa no” chiarisce Mariniello, che poi ammette (ma lo aveva già fatto qualche mese fa): “sono d’accordo e l’ho detto un mese e mezzo fa pubblicamente che la struttura della Società va snellita, con solo tre persone nel CDA e un solo organo di revisione, con ulteriore 10% di diminuzione dei compensi. L’ho detto in tempi non sospetti”. Il presidente della Stu fu però “bacchettato” dal sindaco Pasquale Aliberti, che difese a spada tratta l’enorme lavoro portato avanti dal cda “senza il supporto di un solo dipendente in organico”. Un primo cittadino orgoglioso di una società che “forse unico caso in Italia, opera con il solo cda”.

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