Scafati Solidale, Di Rosa contro Santocchio: “Non si attivò in un altro caso di incompatibilità”

Scritto da , 28 Gennaio 2016
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Di Adriano Falanga

Azzeramento si, azzeramento no, Cantone si, Cantone no, pacchi si, pacchi no. Anche Raffaele Di Rosa, (ex) vicepresidente di Scafati Solidale, interviene sui recenti fatti degli ultimi giorni che vedono protagonista l’Istituzione che si occupa di politiche sociali. “Un inutile polverone su un organismo che vale come il due di picche, perché non ha nessun potere e soprattutto, costa poco e nulla”. Di Rosa rimarca la quasi gratuità del compito svolto: “se tutti i politici italiani fossero retribuiti come noi, oggi avremmo le casse dello Stato piene, con buona pace per il M5S per cui simpatizzo – spiega Di Rosa che aggiunge – tanto clamore su tre persone che facevano volontariato politico, dietro retribuzione del solo gettone di presenza (15 euro a seduta per i consiglieri, e 30 per il presidente, ndr)”. Di Rosa difende Andrea Granata, su cui si è abbattuta la scure di Raffaele Cantone: “I poteri non fanno capo al presidente e neanche al cda, ma sono in capo al direttore Vittorio Minneci. E’ per questo che solidarizzo con Granata e contesto la decisione dell’Anac”. Una decisione che però è stata presa considerando lo Statuto dell’Istituzione, che di fatto attribuisce al presidente quei poteri che in realtà sono esercitati dal dirigente. Un tentativo di revisionare lo Statuto ci fu alcuni mesi fa, ma il documento non è mai arrivato in consiglio comunale. Sulle “strane anomalie” evidenziate dal collega Luca Celiberti sulla nuova graduatoria dei pacchi alimentari, Di Rosa ha una diversa valutazione: “mi fido dei funzionari, può capitare infatti che qualcuno a reddito zero finisca dietro un altro con un reddito più elevato ma con un nucleo familiare a carico numeroso. E ciò si evince anche dalla graduatoria pubblicata”. Sulla mancata convocazione del cda, secondo Celiberti possibile perché ad opera del vice presidente, Di Rosa ammette: “Ci ho provato, ma mi è stato detto che il sindaco aveva dato diverse disposizioni”. Conferma, sulla scia del collega, di non aver avuto ufficialmente nessuna revoca dall’incarico. Una mezza polemica Raffaele Di Rosa la lancia verso Mario Santocchio, autore dell’esposto all’Anac: “lo ringrazio per la solerzia avuta nell’attivarsi contro di noi, la stessa solerzia che non ha invece avuto quando nel 2003, su mia sollecitazione, doveva attivarsi su un palese conflitto d’interessi che un consigliere comunale aveva verso il Comune”. Non fa nomi Di Rosa, ma parla di un contenzioso molto consistente, costato 700 mila euro di sole parcelle legali, che il comitato a cui faceva capo il consigliere comunale nel 2003 aveva contro l’ente.

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