Scafati. Si scrive Paolino si legge Aliberti, la tesi del riesame e le testimonianze della difesa

Scritto da , 25 settembre 2017

Di Adriano Falanga

<<Ancora oggi, tutt’ora in carica come consigliere regionale è la moglie Monica Paolino che ha beneficiato, durante le elezioni regionali del 2015, dell’accordo del marito con il clan ed è stata lei a tenere il comizio nella proprietà della sorella di Ridosso Romolo, padre di Luigi e zio di Gennaro, oltre che fratello di Salvatore, ucciso in un agguato di camorra>>. Il Tribunale del Riesame accentra l’attenzione, accogliendo le richieste della DDA, sull’attività politico istituzionale della Paolino. Secondo i giudici infatti <<Tale circostanza rende, di fatto, perdurante e quindi attuale e concreta la possibilità per l’Aliberti di attuare, attraverso l’influenza politica della moglie, accordi con i clan in cambio di ulteriori favori politici>>. Il profilo delineato dagli ainquirenti restituisce un consigliere regionale “di facciata”, si scrive Paolino ma si legge Aliberti e a rafforzare la tesi, il pm Montemurro ha depositato le dichiarazioni di Patrizia e Raffaele Sicignano, assieme a quelle di Daniela Ugliano. Gli ultimi due di fatto ex assessori e consiglieri della giunta sciolta per infiltrazioni camorristiche. E’ stata Patrizia Sicignano ad accompagnare personalmente Monica Paolino nei comizi organizzati dal clan Ridosso-Loreto, il primo presso un noto bar di Scafati (ritenuto un flop) e il secondo presso l’abitazione di Anna Ridosso. Della caratura criminale di queste persone il comitato elettorale ne era a conoscenza, in quanto, secondo la Sicignano, sulla scarsa presenza di persone nel bar la moglie di Giovanni Cozzolino avrebbe esclamato: “stai zitta! Non sai chi sono queste persone, potrebbero essere 6 o 7 persone che portano 6-700 voti”. Secondo Raffaele Sicignano invece, ogni decisione politica della Paolino non avveniva senza il preliminare assenso del marito. Secondo il riesame, Aliberti merita quindi il carcere perché <<da casa ha la possibilità di continuare a influenzare le scelte politiche della moglie convivente e utilizzare anche diverse persone di fiducia quali l’ex staffista Giovanni Cozzolino e a mantenere attiva l’attenzione politica della cittadinanza sulla sua persona interagendo sul profilo istituzionale Facebook, sia personale che della moglie>>.

l’ex assessore Raffaele Sicignano

A testimoniare il contrario la difesa dell’ex sindaco ha presentato le testimonianze di Mirra Antonio, responsabile della segreteria della Paolino, di Vincenzo Paolillo, ex politico paganese, Domenico Di Giorgio, già sindaco di Montecorvino Pugliano e Martino Melchionda, ex sindaco di Eboli. Secondo il riesame però queste dichiarazioni <<non mutano il dato che l’Aliberti possa utilizzare la moglie per attuare i patti politici che ha stretto con la criminalità, anche per favorirne l’elezione>>. Melchionda inoltra avrebbe ammesso l’appoggio elettorale alla Paolino in cambio dell’incarico di presidente del Consorzio Farmaceutico propostogli da Aliberti. Paolillo avrebbe sì confermato l’autonomia dell’azione politica della consigliera regionale, ma ammesso pure che in ogni caso esaminato si è sempre arresa alle scelte del marito. Scriverà più avanti il riesame <<Si rammenta che seppur Aliberti si mostra contrariato a parlare con Andrea Ridosso che si vuole addirittura candidare nelle sue liste, candida poi Barchiesi, zio di Alfonso Loreto, esponente apicale del clan. E fa partecipare la moglie ad un comizio organizzatole proprio da Andrea Ridosso e ad un altro a casa di Anna Ridosso, zia dei cugini Luigi e Gennaro>>.

LA “BOCCIATURA” DELLE TESTIMONIANZE

Avendo la Suprema Corte di Cassazione confermato parzialmente la precedente ordinanza, come nel caso di specie sui gravi indizi di colpevolezza e sulla qualificazione giuridica dei fatti, il Tribunale è deputato a deliberare soltanto sul punto della decisione che ha costituito oggetto di annullamento con rinvio, e cioè l’esigenza della custodia cautelare in carcere. E’ per questo motivo che vengono definite “irrilevanti” le dichiarazioni raccolte dal collegio difensivo e depositate a favore dell’ex sindaco. Tra i testi figurano gli ex consiglieri comunali Andrea Granata, Nicola Acanfora, Antonio Pignataro, Brigida Marra, Teresa Formisano e Berritto Carmela. C’è poi l’ex presidente Acse Eduardo D’Angolo, il presidente della Scafatese calcio Vincenzo Cesarano, dell’ex direttore generale Acse Salvatore De Vivo e ancora i componenti della famiglia Semplice: Salvatore, Aniello e Laura, quest’ultima consulente legale della Scafati Sviluppo, dichiarata fallita. <<Si tratta di dichiarazioni che non ineriscono il profilo delle esigenze cautelari bensì quello della ricostruzione indiziaria dello scambio elettorale politico mafioso>> scrive il riesame. In parole semplici, trattano di circostanze che involgono la configurabilità dei reati ascritti all’ex sindaco, sui quali il Collegio non è chiamato ad esprimersi. In questa sede infatti i giudici sono chiamati esclusivamente a decidere sulla misura restrittiva da applicare.

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