Scafati. Si allontana la riapertura del Pronto Soccorso. Palino-Aliberti: “quadro allarmante”

Scritto da , 30 Dicembre 2016
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Di Adriano Falanga

“Comincia la grande sfida per fare di quella della Campania una sanità leader”. Così il Governatore della Regione Campania Enzo De Luca nel maggio scorso, quando fu presentato il nuovo Piano Ospedaliero. “Vogliamo eliminare le liste d’attesa lunghissime, la mobilità passiva con 300 milioni di euro che regaliamo a Regioni del Nord per il trasferimento dei nostri malati sviluppare reti emergenza e urgenza, e sviluppare seriamente per la prima volta la medicina territoriale”. Che tradotto significava: superare le restrizioni del decreto 49 e garantire una maggiore tutela sanitaria. Ma le cose, stando a quando trapela dal Ministero della Salute, non stanno esattamente così. La Sanità in Campania non solo non migliora, ma peggiora. Il Ministero ha infatti stilato l’annuale classifica, regione per regione, sui livelli essenziali di assistenza (Lea): I risultati si riferiscono al 2015 e ai primi mesi del 2016.  La Campania non è mai stata così indietro: nella classifica le sono stati assegnati 99 punti, ben lontani dai 139 ottenuti nella classifica di due anni fa e persino dai 109 ottenuti nel 2009, quando la Sanità regionale cominciava il suo percorso di ripresa dal deficit. Fanalino di coda tra le regioni italiane, superata anche dalla Calabria. Si allontana in questo modo la possibilità di riapertura del Pronto Soccorso del Mauro Scarlato, perché, condizione essenziale per uscire dalla fase commissariale e quindi poter attuare il nuovo piano ospedaliero, è il raggiungimento della soglia stabilita per i Lea. E’ come un cane che si morde la coda, perché da un lato occorre garantire l’assistenza, dall’altro lato però questa sembra essere penalizzata dai disagi creati dal vecchio decreto 49 a firma Stefano Caldoro. Delle due l’una, se non riaprono alcune strutture, tra cui ovviamente il Pronto Soccorso di Scafati, i Lea sono destinati a peggiorare, considerato il sovraccarico, che genera disagi e disservizi, dei nosocomi di Nocera Inferiore e Sarno. Rischia quindi di fare la stessa fine del piano ospedaliero presentato da Caldoro nel 2015, il nuovo piano targato De Luca. Perché è inutile ridefinire assetti e ridistribuire le risorse, quando le gestione della Sanità in Campania è ancora in mano al Governo, che la esercita tramite commissario. Ecco perché si rende necessario uscire dalla fase commissariale e tornare alla gestione ordinaria, in capo direttamente alla Regione Campania. Ma se il servizio (e i numeri) non migliorano, il tutto diventa obiettivo irrealizzabile. Con il subentro di De Luca sembra esserci addirittura una inversione di tendenza sui Lea. Per meglio comprendere, i Lea (Livelli essenziali di assistenza) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini, con le risorse pubbliche, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Ogni anno il Comitato per la Verifica predispone un questionario per la valutazione del raggiungimento degli adempimenti. E’ la cosiddetta Griglia Lea: 31 indicatori, dall’assistenza ospedaliera alle liste di attesa, dal controllo della spesa farmaceutica ai dispositivi medici. Ognuno dei 31 indicatori previsti dalla Griglia Lea ha una valutazione che va da -1 al punteggio massimo di 9. Al vertice della classifica, la regione Toscana.

PAOLINO-ALIBERTI: “UN QUADRO ALLARMANTE”

2-Monica_Paolino_e_Aliberti“Cosa sta facendo il governo regionale per la Sanità? Dopo I proclami altisonanti, l’unico dato certo, è che la Campania occupa l’ultimo posto in classifica per Livelli essenziali di assistenza (Lea). Un quadro allarmante quello diffuso dal Ministero della Salute che dimostra una situazione stagnante”. Così Monica Paolino, deputata regionale di Forza Italia, già in maggioranza con Stefano Caldoro. “Nulla si è fatto per ridurre la mobilità passiva e per migliorare i criteri di riparto. Questi dati impongono una seria riflessione e un dibattito più approfondito sull’importanza di un sistema sanitario efficiente” aggiunge la consigliera regionale. Suona lo stesso allarme anche il marito, l’ormai ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti. “Emergenza Sanità. Per crederlo bisogna viverlo sulla propria pelle. Una situazione emergenziale, il rischio di perdere un organo vitale, senza riuscire a trovare, da 24 ore una struttura e uno specialista capace di risolvere il problema. Ecco perché sì è costretti ad andare fuori dalla Campania. Bisogna aspettare settimane o mesi? Bisogna prima morire? Quando usciamo dal commissariamento? Da cittadino è giusto vergognarci di questo sistema sanitario”. E infatti i cittadini si vergognano da sette anni ormai, vivendo e sperimentando tutti i disservizi che l’attuale situazione, figlia del decreto 49, ha generato. Il Piano di Rientro si è rivelato pari ad un interminabile viaggio in un tunnel senza uscita. Ha tagliato i servizi e le strutture, aumentato i ticket su tutto ciò che c’era da pagare e precarizzando la rete dell’emergenza territoriale. Disagi e disservizi che gli scafatesi, purtroppo, conoscono bene.

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