Scafati. Sfiducia ad Aliberti, decide Identità Scafatese

Scritto da , 3 settembre 2016
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Di Adriano Falanga

Prove tecniche di sfiducia. Sulla scia di quanto accaduto nella vicina Pompei, l’opposizione consiliare, nei numeri più nutrita della maggioranza, prova a fare quadrato e raggiungere le 13 firme necessarie per sfiduciare il primo cittadino Pasquale Aliberti. Passato il periodo estivo, Scafati lentamente si “risveglia” dalle vacanze, e la città torna alla sua quotidianità. Si discute di vulnerabilità sismica, dei disagi dovuti al sito della Helios, della puzza del fiume Sarno, di Villa Comunale, e di infrastrutture extra comunali, quali il prossimo avvio dei lavori al collettore sub1 per il disinquinamento del San Tommaso e l’avanzato stato dei lavori della bretella di collocamento che in località Cappelle congiungerà la città con l’A3 e la ss268, comportando un sicuro snellimento del traffico cittadino. E si risveglia pure la politica, assopitasi sulla lotta ideologica del primo cittadino all’Islam, che ha animato il mese di Agosto. La maggioranza prova ad andare avanti, seppur di maggioranza resta solo il termine, essendo questa oramai largamente ridimensionata. Il consiglio comunale di Scafati, ricorderà il lettore, dopo l’inciucio sul bilancio ha consegnato alla città un nuovo equilibrio consiliare. Mutati gli schieramenti, l’Assise, contrariamente a quanto accade regolarmente quando un sindaco perde la fiducia di parte dei suoi consiglieri, presenta non i soliti due schieramenti contrapposti, ma tre: maggioranza, minoranza e indipendenti. Questi ultimi, assieme alla minoranza, costituisce l’opposizione. Volendo dare i numeri, in minoranza siedono oggi sette consiglieri comunali, sei indipendenti (alibertiani usciti dalla maggioranza) e undici di maggioranza. Secondo gli assetti previsti dallo Statuto comunale l’opposizione è numericamente maggiore della squadra di governo, ma nei fatti, i sei indipendenti ex alibertiani sono si all’opposizione, ma non passati in minoranza. Un’anomalia istituzionale che permette al sindaco di approvare le delibere anche con nove voti a favore, e questo perché contro non ha mai avuto oltre sette voti. I cosiddetti indipendenti infatti alla prova del nove preferiscono non votare, o assentanti o astenendosi. Con la ripresa delle attività post agostiane, le forze politiche alternative agli alibertiani stano ragionando sulla sfiducia, arrivando anche alle dimissioni collettive.

1-consiglio-comunale-scafati-e1412806648769Servono 13 consiglieri, teoricamente ci sono, ma praticamente no. Dalla minoranza elettiva sarebbero pronti a tornare alle urne il gruppo Pd: Marco Cucurachi, Michele Grimaldi, Michelangelo Ambrunzo, Nicola Pesce; con Fdi: Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone a cui si aggiungo quasi certamente Pasquale Coppola e Pasquale Vitiello, da tempo usciti dalla maggioranza in cui sono stati eletti. Quasi certa anche l’adesione di Alfonso Carotenuto, per un totale di 10. Servono altri tre, e il pressing è tutto concentrato sul gruppo Identità Scafatese, composto da Stefano Cirillo, Bruno Pagano e Daniela Ugliano. Il capogruppo Cirillo è sicuramente il più predisposto, ma da solo non romperebbe mai il “feeling” con gli altri due colleghi. Questo perché Daniela Ugliano e Bruno Pagano, più che sfiduciare il sindaco, hanno rotto con gli ex colleghi. Inoltre, la Ugliano resta legata da una sincera amicizia alla coppia Aliberti-Paolino, oltre che essere molto vicina anche all’assessore Raffaele Sicignano, considerato da tutto il consiglio comunale espressione politica di Identità Scafatese. Insomma, i tre dissidenti costituiscono di fatto una forza alibertiana esterna alla maggioranza ufficiale, una minoranza della maggioranza. In questi giorni però la minoranza ufficiale starebbe cercando di sondare il terreno, provando a convincere Identità Scafatese a rompere il cordone ombelicale che li tiene ancora legati al primo cittadino. Uno sforzo forse vano, perché, Cirillo a parte, sia Pagano e in particolare la Ugliano, hanno garantito ad Aliberti un sostegno certamente “condizionato” ma mai il ritorno alle urne.

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