Scafati. Prevalga il buon senso, dimettetevi tutti!

Scritto da , 15 ottobre 2016
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Di Adriano Falanga

A Scafati le maggioranze sono dinamiche, plasmabili secondo occorrenza. Questo lo abbiamo capito e realizzato da tempo, ma che si arrivasse in consiglio comunale con la metà degli odg proposti dall’opposizione, e da questi votati a maggioranza, non l’avremmo mai immaginato. Fantapolitica avremmo pensato. Ed invece è realtà, è questo infatti lo spaccato politico istituzionale che l’ultima Assise ha regalato agli scafatesi. Vorremmo dire “l’Assise dei veleni e dei coltelli” ma non è così, o meglio, è da circa un anno oramai che ogni seduta consiliare è quella dei veleni. Non esiste più la maggioranza compatta di Pasquale Aliberti, e ammesso che il Cotucit rientri tra le fila, si arriva all’equilibrio di 12 a 12, dove il solo voto del sindaco fa la differenza. Ma tutto questo non sembra importare alla maggioranza, e neanche all’opposizione, che ha accolto tra la sue fila già cinque dissidenti eletti in maggioranza, oltre al presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola. La sensazione è che gli alibertiani oramai sono distratti, costretti a inseguire le notizie che provengono dalle Procure. Basti pensare che mai si era svolto un consiglio comunale, con una ricca scaletta di argomenti, senza una preventiva riunione di maggioranza. Sono venuti così, alla buona, cercando di trovare una sintesi sugli argomenti in discussione tramite gruppo whats app. Una maggioranza 2.0 insomma. Non dovrebbe funzionare così, almeno nel rispetto della città, ed è sinceramente inutile, pericoloso e pretestuoso continuare a buttarla in caciara. Perché, diciamolo senza dietrologia alcuna, le incompatibilità di Mimmo Casciello e Marco Cucurachi suonano tanto di resa dei conti, di “dispettucci” politici preparati ad arte. Ma una città non si governa con i dispetti. In sala c’erano decine di residenti di Cappella mercoledi sera, hanno avuto la pazienza (ma ne stanno avendo troppa da tempo) di saltare la cena pur di ricevere una risposta istituzionale al loro drammatico problema, derivato dai disagi sanitari e ambientali legati alle attività dell’industria di trattamento rifiuti della Helios. Anche qui il consiglio comunale non ha saputo, o voluto, fornire soluzioni. Una era la cosa giusta da fare: intimare agli enti competenti, Asl e Arpac in primis, ad attuarsi per le necessarie e opportune verifiche di carattere igienico sanitario, pena la sospensione delle attività dell’opificio a mezzo decreto sindacale. Tutto qui. Una decisione drastica, ma che avrebbe tutelato sia i residenti che la stessa azienda, che pure si è sempre dichiarata tranquilla e rispettosa delle normative.

3-consiglio-comunale-scafatiLa commissione speciale? Serve solo a controllare certificazioni già controllate, a leggere atti autorizzativi certamente regolari. Eppure, nonostante questo, la maggioranza ha provato in tutti i modi di esimersi dal farne parte. “Vai tu, vada lui, andiamo noi, andate voi” il senso, tutto sommato, è questo qui. Sulla Helios esiste un solo dato certo, innegabile, incontestabile: la puzza esiste e resiste. E al di là della sua effettività tossicità (ma insomma, chi deve certificarlo?) resta che non ci deve essere. L’attività non deve arrecare disagi ai residenti, dovuti a puzza, rumori e quanto altro. Tutto il resto sono chiacchiere, che non servono a contenere il problema, figuriamoci a risolverlo. La sensazione di chi ha fatto l’una di notte pur di restituire una notizia alla città, è che l’obiettivo principale dei presenti erano le incompatibilità. Un “piatto” servito freddo, con tanto di sapienti e sanguigne dichiarazioni, che puntualmente hanno fatto “abboccare” il destinatario preposto. Si finirà, tanto per cambiare, per vie legali. Il primo cittadino, giustamente e legittimamente, difende la sua “onorabilità” istituzionale, ed altrettanto legittimo è ciò che intende fare Marco Cucurachi. Ma noi ci chiediamo: e l’onorabilità della città, chi la difende? Allora la sfida è quella di garantire un governo alla città, non solo una maggioranza compatta, presente, e attenta, ma anche un’opposizione che non ha bisogno di “nuovi arrivi” per mettere in difficoltà l’amministrazione. I numeri non ci sono, ne prendano atto tutti. Ma non solo, non ci sono più le condizioni per un regolare, anche piccato perché no, confronto politico. Aliberti deve dimettersi? Certamente tocca a lui la prima presa di coscienza, e decidere. Ma a decidere, e valutare, sono tutti quanti. Dal presidente del consiglio, eletto su indicazione di una maggioranza che poi lo ha rinnegato, all’ultimo consigliere indeciso, che mostra ancora difficoltà su che posizione prendere. La città chiede risposte, sull’emergenza ambientale, sul traffico, sullo stallo delle grandi opere, sulla manutenzione, ma soprattutto sui futuri investimenti. Non si governa con il tirare a campare, e, se prevalesse il buon senso, il consiglio è uno solo: dimettetevi tutti.

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