Scafati. Più disoccupati in città che nella media provinciale

Scritto da , 4 dicembre 2015

Di Adriano Falanga

Non cresce l’occupazione a Scafati, con una media di disoccupati superiore anche alla media provinciale. Lo mostrano i dati Istat relativi al 2013, dove la cittadina più popolosa dell’Agro Nocerino Sarnese registra un sostanziale stallo, che non vede crescere e neanche calare il dato occupazionale. Scafati si conferma al 47° sui 158 comuni salernitani. La media provinciale è del 17,3% mentre da queste parti tocca il 18,6%. Tra i comuni più rilevanti dell’Agro troviamo Sarno con il 20,4%, Pagani (20,9) Cava dei Tirreni (18,8). Va decisamente meglio a Nocera Inferiore, 115esima con il 15,1% di disoccupati. Scorrendo i dati scopriamo che nel 1991 a Scafati si registrava un allarmante 34% di senza lavoro, sceso a 21,5 nel 2001 e al 18,7 nel 2011, restando suppergiù in questi limiti fino al 2013. Secondo gli esperti, l’elevato tasso del passato è un dato fittizio, in quanto risale ai tempi del “lavoro nero”. Un’epoca in cui frodare l’Inps era la prassi nel meridione d’Italia. L’inversione si è avuta con l’introduzione di leggi e controlli più restrittivi. Le politiche lavorative adoperate negli ultimi anni vedono la realizzazione dell’area Pip (passata da Agroinvest al Comune e poi alla nuova società Agenzia per lo sviluppo territoriale della Valle del Sarno), progetto però arenato in Regione Campania, e la realizzazione del progetto di riqualificazione industriale Ex Copmes, ma che, dati alla mano, se realizzato potrebbe apportare poche decine di unità lavorative, vista la consistenza dell’opera, che dovrebbe vedere la cessione dei primi capannoni nei prossimi mesi. Nei mesi scorsi il consiglio comunale votò una delibera che impegnava al rispetto delle clausole sociali le diverse aziende impegnate nei cantieri Più Europa, o meglio, si chiedeva l’assunzione di manovalanza locale. Nulla di fatto. L’unica azienda locale che teneva impegnate diverse decine di maestranze scafatesi era la Tyche srl, appaltatrice del Polo Scolastico. Poi il contenzioso con il Comune e la rescissione del contratto.

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