Scafati. Nuova istanza di fallimento per Scafati Sviluppo

Scritto da , 4 febbraio 2017

Di Adriano Falanga

Depositata una nuova istanza di fallimento verso la Scafati Sviluppo. La “società del mistero” scafatese rischia concretamente il default. A ricorrere al Tribunale sezione fallimentare di Nocera Inferiore un ex revisore contabile noto commercialista scafatese, che avanzerebbe crediti per gli incarichi precedenti svolti presso la Stu. La somma si aggira sui centomila euro. Lo stesso professionista scafatese aveva già presentato istanza nel 2015. In extremis fu trovato un accordo tra le parti e l’istanza fu ritirata. Accordo che prevedeva la dilazione della somma in 8 rate, e per le quali il socio unico, il Comune di Scafati, deliberò anche la concessione di un prestito “postergato” di centomila euro. I soldi sono stati erogati, ma la società ha onerato solo parzialmente il suo debito. Da qui la nuova istanza di fallimento, a giorni sarà fissata anche l’udienza. Complicata la situazione della partecipata che porte avanti il progetto di riqualificazione Ex Copmes. Lo stato di avanzamento dell’opera è ufficialmente rimasto “congelato” al maggio 2016, quando ci fu la consegna dei nove capannoni del lotto C. Da allora c’è stato un cambio al vertice, dopo le dimissioni del presidente Antonio Mariniello, l’ex sindaco ha voluto sulla sua poltrona un altro volto noto della politica scafatese, Alfonso Di Massa. Tutto è poi caduto nell’oblio. Alla Scafati Sviluppo si lavora da anni a “pagherò”, accumulando debiti, verso gli amministratori e consulenti nel tempo nominati. Senza la conclusione dell’intero progetto, la società non può far fronte ai debiti di gestione accumulati negli anni, pare oltre mezzo milione di euro. L’unica commessa che la tiene in vita è solo il progetto Ex Copmes, ma considerato il forte ridimensionamento avuto negli anni, e le difficoltà attuali, tra banca, impresa appaltatrice, inchiesta antimafia, passi indietro degli acquirenti, viene da chiedersi se la conclusione del progetto riesca a saldare l’enorme debito accumulato negli anni. Il rischio che possa abbattersi anche la scure della Corte dei Conti è concreto. Nata nel febbraio 2005, ha un capitale sociale, interamente pubblico e detenuto dal Comune di Scafati. La sua mission è la trasformazione urbana, ma in undici anni di gestione la società ha prodotto poco, molto poco, a fronte dei debiti accumulati. Non ha dipendenti, non ha mezzi, non ha operatori, non ha attrezzature, non dispone di beni immobili, ma ha sede presso la Casa Comunale. In organico una decina di figure tra amministratori, collegio sindacale e revisori con un totale di retribuzione annuo di circa 80 mila euro. Restano mille dubbi sulla trasparenza di questa società, non ha un sito web e di conseguenza non è possibile poter visionare gli atti che la legge sulla Trasparenza richiede essere pubblici. Nessun bilancio, nessun incarico, nessuna remunerazione, nessun curriculum, tutto sembra essere avvolto in un alone di mistero. Se alla loro pubblicazione non provvede la società stessa, dovrebbe essere il Comune (socio unico) a farlo. Sul sito dell’ente però le cose non cambiano, la Stu è letteralmente un “fantasma”, viene citata sulla home, ma sulla pagina inerente non c’è scritto praticamente nulla. Sull’Albo on line c’è un’apposita sezione denominata “Atti Stu, programma riqualificazione ex Copmes” ma è del tutto priva di contenuti. Dovrebbe esserci un’apposita sezione in “amministrazione trasparente” allora, così come impone legge. Ed infatti alla sezione “società partecipate” troviamo la pagina “Scafati Sviluppo”. Una pagina scarna, non aggiornata, dove non è possibile ricevere uno straccio di informazione, tra cui l’elenco dei professionisti in organico con loro curriculum e remunerazione. Unici dati presenti sono i risultati di bilancio fino al 2014, che mostrano come la società è in perenne perdita.

LE CRITICITA’ già segnalate dal Mef

 ex copmes2Gli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno verificato l’attività economico finanziaria dell’ente dal 2010 al 2014 hanno sollevato ben 24 punti di criticità. Tra questi anche un apposito capitolo relativo alle società partecipate. Relativamente alla Stu, che risulta in perdita negli ultimi tre esercizi, si evidenzia un altro elemento di criticità che potrebbe dare luogo per il comune di Scafati ad una possibile insussistenza di propri crediti vantati nei confronti proprio di questa partecipata: “Ci si riferisce in particolare al contratto di mutuo stipulato dalla Scafati sviluppo con istituto bancario Bnl che ha richiesto il versamento da parte del Comune di Scafati alla società, a titolo di finanziamento soci, di un importo di euro 400 mila non rimborsabile fine a conclusione dell’ammortamento del mutuo che garantisce l’istituto di credito in caso di inadempimento da parte del mutuatario”. Secondo i funzionari ministeriali esiste un potenziale rischio per l’ente di non vedersi restituire la somma versata qualora l’andamento gestionale della partecipata prosegue con l’andamento negativo registrato negli ultimi esercizi. Giacomo Cacchione, ragioniere capo del settore Finanziario del Comune di Scafati, ascoltato il 9 novembre 2016, al pm antimafia Vicenzo Montemurro dichiarò testualmente: “Mi fu detto dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia davanti al primo cittadino ed alcuni dirigenti della Stu, di dare una mano alla società, evitando di rilevare nei bilanci della società tutte quelle voci che ne determinavano uno stato di difficoltà, in quanto se così non fosse stato la società non poteva ricevere ulteriori proroghe e pertanto andava chiusa. Mi attenni alle disposizioni perché intimorito dalle pressioni esercitate dalla Di Saia e dal sindaco, che con le stesse modalità mi hanno imposto anche l’erogazione di finanziamenti alla Stu, in parte restituiti”. Una dichiarazione che gli è costata l’iscrizione nel registro degli indagati nel filone che vede coinvolto l’ex sindaco e i suoi collaboratori.

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