Scafati. Nuova istanza di fallimento per la Scafati Sviluppo. La girandola di cda negli anni

Scritto da , 31 marzo 2017
ex copmes_Lente

Di Adriano Falanga

Scafati Sviluppo, depositata una nuova istanza di fallimento, nel mentre a giorni si attende la pronuncia di Mario Fucito, giudice fallimentare, riguardo la richiesta del nuovo cda della partecipata, di concedere maggior tempo per la verifica dei bilanci e per la definizione di eventuali azioni per la soluzione del debito contratto. L’ultima istanza è pari ad euro 30 mila, ed è stata presentata da un altro ex consulente che ha lavorato per la società fino al febbraio 2014. Non si escludono nuovo atti da parte dei tanti creditori che vantano, a vario titolo, somme dalla società di cui il Comune di Scafati è socio unico. E’ ottimista di riuscire ad evitare il fallimento il nuovo cda guidato da Vincenzo Abate, contrariamente a quanto aveva sostenuto in una relazione (depositata agli atti) il presidente rinunciatario Vincenzo Cucco. Addirittura il commercialista aveva motivato la sua rinuncia citando condotte illecite dei precedenti cda, usando termini quali “reati”, “esercizio abusivo” e “bancarotta fraudolenta”. Sono giorni decisivi questi per il futuro della partecipata nata unicamente per la riqualificazione dell’area che fu della Alcatel Cavi e passata al Comune di Scafati dopo la parentesi truffaldina dell’imprenditore Artioli, a capo della Copmes. Il progetto affonda le radici con le precedenti giunte a guida centrosinistra, ma fu l’avvento di Pasquale Aliberti a concretizzarlo. Andando a ritroso nel tempo, partiamo dal 2009, quando Giugiaro Architettura, per volontà del primo cittadino, si aggiudicò la progettazione dell’area. <<Con la pubblicazione del bando – spiegava il sindaco Pasquale Aliberti – la Scafati Sviluppo procederà alla selezione per l’assegnazione in proprietà degli immobili ricadenti nell’area per complessivi 18mila metri quadri da destinare ai capannoni del Polo produttivo, e di 6mila metri quadri circa da destinare agli uffici del Centro direzionale con relativi 100 posti auto. Successivamente, la Stu procederà a bandire l’appalto per l’esecuzione delle opere da edificare mediante procedura di selezione pubblica>>. L’intervento complessivo consisteva nella realizzazione di un Polo produttivo, destinato ad accogliere nuove strutture industriali e di un centro direzionale, funzionalmente collegato alle esigenze del polo produttivo, in cui dovevano essere allocate anche strutture di interesse generale (banca, mensa, ristorante, asilo nido), nonché un “polo per l’automobile o attività similari”. Nel tempo tutto si è ridimensionato e alla fine ad essere stato consegnato è il solo lotto C: 9 capannoni industriali da 250 metri quadri l’uno. Il lotto B è in piedi, la struttura è stata realizzata, sono 14 capannoni da 500 metri l’uno. Dopo che la banca erogatrice del mutuo ha “tagliato” l’importo del mutuo concesso, è uscito dalla commessa anche il lotto A, il più grande, finito nel libro delle buone intenzioni future assieme all’intero corpo degli uffici e centro direzionale. Insomma, la montagna ha partorito il topolino, ma nel frattempo ha accumulato debiti su debiti. <<Una società gestita sempre al chiuso della stanza del sindaco. Negli anni più volte abbiamo chiesto l’accesso agli atti ma ci sono stati negati – così Mario Santocchio – mai i componenti del cda sono stati autonomi, ma sempre in soggezione alla volontà dell’ex sindaco. E questo lo dimostra anche la girandola di nomi che si sono avvicendati nel consiglio d’amministrazione>>.

LA GIRANDOLA DI NOMI

1-alfredo d'ambruosoNel corso degli anni, si sono succeduti nel cda esponenti noti quali Pasquale De Quattro, Filippo Sansone (nel tempo due volte nominato e due volte dimissionario), Maddalena Di Somma, Annalisa Pisacane, Alfredo D’Ambruoso, Vittorio MInneci, Nicola Fienga anche se, a onor del vero, i risultati di oggi sono stati prodotti quando amministratori sono stati Antonio Mariniello e Mario Ametrano. Nel cda è stato anche Ciro Petrucci, finito anche esso sul registro degli indagati per l’operazione Sarastra in quanto la sua nomina a vice presidente Acse, secondo le intercettazioni e la tesi degli inquirenti, sarebbe frutto di un accordo tra Pasquale Aliberti e il clan Loreto-Ridosso. Eppure, con l’insediamento dell’amministrazione Aliberti il cda in carica, nominato dall’uscente giunta Francesco Bottoni, restò a lungo ancora al suo posto, almeno fino alla gestione della fase preliminare del progetto. A guidare il cda era Gaspare Mascolo, nominato da Bottoni quando Michele Raviotta passò in maggioranza. Lo stesso Mascolo che lo scorso giugno fu voluto da Aliberti alla guida dell’Acse nel momento in cui in consiglio comunale Michele Raviotta decise di sostenere la maggioranza, votando il bilancio. In quel contesto a Palazzo Mayer era dirigente al settore Urbanistica l’ingegnere Antonio Ariano, poi andato via nel 2010. Ariano è papà di Immacolata Maria, attuale componente del cda voluto dalla commissione straordinaria. Corsi e ricorsi storici. Dopo Mascolo a sedere sul gradino più alto della stu fu Annalisa Pisacane, ma l’intera gestione della gara d’appalto e dell’assegnazione dei lavori fu seguita da un cda con dentro l’ex comandante della Polizia Locale Alfredo D’Ambruoso, l’attuale coordinatrice del Piano di Zona Maddalena Di Somma e l’attuale dirigente Nicola Fienga. Fatto curioso, nel bando di assegnazione, tra capannoni e uffici, relativo all’anno 2009, figuravano anche Alfonso di Massa (diventerà poi l’ultimo presidente della società, revocato dalla commissione straordinaria) Immacolata Di Saia (segretaria comunale) Fele Marco (fratello dell’ex assessore Urbanistica e vicensindaco Giancarlo) Aliberti Nicola (papà del primo cittadino) e altri nomi noti, tra cui un componente del gruppo Igiene Urbana, in cui rientra anche la Helios di via Ferraris.

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