Scafati. “No agli immigrati”. Polemiche sulla diretta di Rete4.

Scritto da , 8 Dicembre 2016
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Di Adriano Falanga

“Via gli immigrati dalla case popolari” e ancora “furti, rapine, scompiglio ad opera di extracomunitari muovono la cittadinanza a rimediare”. Sono i titoli del servizio e del collegamento in diretta che il noto giornalista Maurizio Belpietro ha tenuto con Scafati, durante la puntata di martedì sera della trasmissione su Rete4 “Dalla vostra parte”. Chi ha letto quei titoli sarà certamente sobbalzato dalla sedia: “ma come, a Scafati esiste un problema immigrazione e sicurezza?”. Per chi come il sottoscritto vive la città, e la racconta giornalisticamente da anni, tutti i giorni, la notizia è apparsa sicuramente curiosa. Decisamente forzata, volutamente estremizzata. A Scafati certamente esiste l’immigrazione (quella regolare è pari al 4,5% della popolazione) ma non ci risulta, non nel breve periodo almeno, un dilagare dei fenomeni di microcriminalità direttamente collegabili all’immigrazione. Ma assolutamente non esistono case popolari occupate da migranti, quelli dei barconi per capirci. Anzi, l’antimafia indaga sulle case popolari, cinque ad essere precisi, occupate da italiani senza nessun titolo, pare, tra l’indifferenza dell’amministrazione. Graduatorie ferme da anni, e blocco degli sfratti per i non regolari. E non esiste un problema integrazione, non certo a Scafati. Anzi, le nuove generazioni di origine extracomunitaria si sono talmente bene integrate da riuscire a delinquere senza difficoltà con i criminali locali. Scafati è una città dalle mille contraddizioni, e dai diecimila problemi, del resto, il lettore attento sa bene cosa soffoca il quieto vivere degli scafatesi. Le problematiche sono tante e tutte diverse dal messaggio che si vuole lanciare, ed è un peccato, perché i media nazionali, volendo fare davvero inchiesta, in città troverebbero davvero materiale in abbondanza, che non sia il parroco latin lover o fantasiose case popolari occupate dai clandestini. Scafati del resto è una città che non ospita migranti, il Comune non ha mai risposto all’appello della Prefettura in tal senso. Certo è però che fuori diversi locali commerciali sono comparsi extracomunitari dediti all’elemosina. Ma il problema potrebbe essere sintetizzato tutto qui. Esiste certamente la questione sicurezza, esiste certamente l’affitto in nero, esiste certamente la scarsa dotazione di uomini e mezzi a disposizione del comando della Polizia Municipale e della Tenenza dei Carabinieri. Ci ha provato a dirlo Giancarlo Fele, vicesindaco facente funzioni, con tanto di fascias tricolore, presente alla diretta. “Volevo spiegare che la questione sicurezza era un’altra, che non esiste un problema integrazione ma anzi, grazie alla sinergia di parrocchie e associazioni a Scafati esiste una nobile catena di sostegno e solidiarietà – spiega Fele – ma mi è stata tolta presto la parola e il corrispondente mi ha fatto chiaramente capire che cercava l’episodio, insomma, la polemica”. Serata piovosa, in piaza, come sempre vuota e desolatamente triste, erano presenti anche l’assessore Diego Chirico,il consigliere Pd Michele Grimaldi e un’ampia delegazione di giovani di sinistra e del centrosinistra, tra cui i Giovani Democratici, l’Anpi e il Ferro3, che ha sede a pochi metri. Tramite un tam tam su Facebook iniziato già nel pomeriggio, si sono presentati con un grosso striscione: “migranti non ci lasciate soli con la camorra”. Inequivocabile il senso. “Non possiamo permettere a nessuna trasmissione di venire ad infangare l’immagine di una città medaglia d’oro alla resistenza – spiega Luigi Cinquegrana, Gd – Le dichiarazioni che avete sentito dai signori “fortunati” che hanno avuto l’opportunità di parlare e di esprimere la propria opinione sono sconnesse e non possono essere condivise e viste a livello nazionale. Scafati non è razzista e non lo sarà mai”. A portare la sua testimonianza anche una giovane signora di origine non italiana, da anni residente a Scafati. Lamenta l’assenza dei servizi sociali e ammette di avere un figlio di appena sedici anni già alle prese con problemi giudiziari. Vorrebbe che fosse seguito dai servizi sociali “altrimenti a 18 anni che fine farà?” spiega. Il collegamento si interrompe qui. Più volte durante la diretta gli animi si sono agitati, ma l’apice c’è stato a telecamere spente, quando Giancarlo Fele, che pure è rimasto oltre il dovuto, si è beccato ogni sorta di epiteto, tra cui “Faccia di ca..” e “camorrista”. Testimonianza questa del clima di sfiducia e malumore che si vive in città. E non certo, solamente, per gli immigrati.

LO SCONTRO CON I SALVINIANI

1-diretta2Dietro la diretta c’è il movimento “Noi con Salvini” e presenti al collegamento il coordinatore provinciale ed ex consigliere comunale Mariano Falcone, con il portavoce locale Ugo Aiello. Falcone tutto sommato ha provato a spiegare che la questione sicurezza legata agli immigrati era tutt’al più il rischio clandestini irregolari ospitati, secondo lui, da famiglie regolarizzate. Occorre un censimento secondo il leghista del sud, per individuare anche e soprattutto chi affitta loro case spesso fatiscenti al nero, favorendo quindi il via vai di clandestini. “Chi ci dice che tra questi non ci possano essere terroristi?”, così in diretta l’ex pidiellino, vicino all’amministrazione comunale. “Scafati ha una serie di problemi politici, amministrativi, sociali, economici ed è indubbio che i cittadini si sentano insicuri. Esiste una criminalità predatoria che non ha razza. La mia proposta di ronde è semplicemente una proposta di cittadinanza attiva e non certo come giustizieri della notta – chiarisce Falcone – ribadisco con forza che al di là di quello che dicono sacerdoti progressisti in linea con l’attuale pontificato, la mia battaglia contro i clandestini serve a tutelare coloro che regolari si sono integrati e pagano le tasse, da coloro che invece fanno arricchire le cooperative che li ospitano negli hotel”. Prima della diretta, ad accendere, seppur bonariamente e pacificamente, una “miccia”, le parole su Facebook del parroco di San Francesco di Paola, Don Peppino De Luca. “Io conosco una sola Scafati. Quella che organizza la speranza intorno ad ogni uomo e donna senza chiedere la provenienza. Quella che si impegna ogni giorno ad alleviare la sofferenza degli ultimi, quella che serve a tavola nelle mense, quella che prepara i letti per la notte, quella che non chiede a quale religione appartieni, quella che si incontra per conoscersi e non per puntarsi il dito contro, quella che cerca di risolvere i problemi e non allestisce caccia alle streghe – scrive il prelato – la Scafati impegnata a costruire ponti e non ad alzare barricate. Questa sera la nostra città ancora una volta alla ribalta televisiva, problemi di sicurezza e immigrazione, la mia Scafati, quella che amo, si incontra in parrocchia per leggere il Vangelo, quello del Crocifisso, quello tanto voluto nelle scuole e nei luoghi pubblici. Quello stesso che verrà un giorno a domandarci: ero straniero mi avete accolto? Altro discorso è la sicurezza”.

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