Scafati. Nello Longobardi e la particolare transazione con il Comune

Scritto da , 4 agosto 2016

SCAFATI. La commissione d’accesso al Comune di Scafati sta vagliando ogni ipotesi di connubio tra il clan e la macchina amministrativa ma sta anche verificando legami e affari a Palazzo Meyer. Nel mirino della commissione, tra le altre, è finita anche una particolare transazione. Una sorta di “compensazione di famiglia” fatta ad un imprenditore diventato poi d’interesse dell’Antimafia. Si tratta di Aniello Longobardi, ex presidente e vice dell’Acse e patron dello Scafati Basket. Era il 2015 e la commissione d’accesso al comune di Scafati era solo la “speranza politica” di qualcuno, l’illusione di pochi. In quell’anno, come oggi sappiamo, in quel periodo Longobardi era sotto la minaccia del clan e si faceva mediatore nei rapporti tra la famiglia Aliberti e il clan dei Ridosso- Loreto. Era l’anno delle elezioni regionali e dei giochi di potere tra clan e politica, ipotizzati dall’Antimafia coordinata dal pm Vincenzo Montemurro della Procura Salernitana. Nel mirino della commissione, tra le altre, è finita anche una particolare transazione. Una sorta di “compensazione di famiglia”, un modo per saldare tasse per il “re” della conserviera, con l’aiuto dell’ufficio legale di Palazzo di città sotto accusa. Nel marzo del 2013 infatti era arrivato l’accordo tra il Comune e l’imprenditore Aniello Longobardi su una vecchia questione di espropri. La ditta Longobardi in base a quell’accordo, non pagherà le tasse fino al 2017, come dal patto di ferro siglato: per l’imprenditore era stato firmato una sorta di ‘buono’ da 250mila euro di fondi pubblici a “spenderò”. Il sistema transattivo, condotto dall’avvocato Franco Romano, la cui nomina è stata successivamente dichiarata illegittima, era finito anche nel mirino della bufera politica. Ma, solo negli ultimi mesi è finito nella mani della commissione d’accesso coordinata dal personale prefettizio. La transazione era stata fatta tra il comune di Scafati e Aniello Longobardi, ex vicepresidente dell’Acse e titolare dell’omonima ditta. In pratica, in quel documento, lo zio dell’assessore al ramo – all’epoca – del Comune di Scafati, Diego Chirico, senza l’ok della Giunta aveva ottenuto 250mila euro dal Comune  per l’occupazione di 410 metri quadri di terreno. Un costo di circa 500 euro al metro quadro per una storia iniziata venti anni fa e su cui non c’è una sentenza definitiva ma solo il parere dell’avvocato comunale Vitiello che sosteneva la necessità di presentare appello. Invece l’ex dirigente del settore avvocatura di cui, all’epoca era assessore Chirico, aveva scelto per la transazione.
Una transazione che, in base a vecchie questioni ‘esentava’ l’imprenditore dal pagamento della tassa sui rifiuti fino al 2017. Non era chiarito neppure se e di quant’era il debito di Longobardi verso il comune.
Intanto era arrivato l’accordo e ora, l’esame della commissione.
In questo patto ci sono la storia di due generazioni, l’elezione di Diego Chirico, suo nipote, a consigliere comunale,  la nomina come assessore al contenzioso, la scelta dell’avvocato Iovine – cognata di Chirico – come difesa e la nomina fatta dal sindaco all’ufficio legale dell’ex dirigente Francesco Romano per trovare la quadra e ottenere il buono spesa da 250mila euro. Non è stato necessario invece l’ok dell’esecutivo: un dubbio su cui la commissione vuole vederci chiaro.

 

Al contenzioso, era assessore Diego Chirico, nipote di Longobardi

SCAFATI. Se in Inghilterra era importante chiamarsi “Ernesto”, quanto conta chiamarsi “Longobardi” a Scafati? Una domanda che già ci si è posti almeno un anno fa e che torna attuale. La transazione da 250mila euro finita nel mirino della commissione d’accesso, era stata denunciata come illegittima dal consigliere comunale Mario Santocchio di Fdi anche perchè era avvenuta tutta nell’ambito familiare. A spiegarlo era stato proprio Santocchio: “Diego Chirico, assessore al contenzioso è nipote di Aniello Longobardi (ex presidente Acse) ed è cognato dell’avvocato Antonella Iovine, difensore di Longobardi (sorella di sua moglie che invece era stata assunta al piano di zona, non attraverso bando pubblico): una compensazione di famiglia che non viene fatta sugli attuali debiti di Longobardi, ma sui debiti futuri. Come facciamo a sapere a quanto ammonteranno?” chiede Santocchio. Sull’esproprio vicino alla ditta Longobardi, c’è una sentenza non definitiva datata 2003 e poi quella sul risarcimento, datata 2014, che avevano condannato il Comune a pagare 272mila euro alla ditta Longobardi per l’occupazione illegittima del terreno della conserviera a ridosso del ponte (della Biasella) di collegamento tra via Nazionale e via S. Maria la carità. Per gli avvocati di palazzo Meyer era necessario presentare appello. La questione era stata però snocciolata prima delle regionali. Ma nel frattempo al comune era arrivato un nuovo assessore al contenzioso, Diego Chirico e un nuovo dirigente a tempo (nominato ad intuitu personae dal sindaco) Francesco Romano. I due (uno con la sua firma ed uno con il controllo politico sull’ufficio, ruolo di base di un assessore) avevano deciso di far risparmiare al comune circa 20mila euro garantendo a Longobardi un ‘buono spesa’ di 250mila euro per la compensazione della tassa, dal 2014 al 2017, dovuta al comune di Scafati. Nel frattempo, non ha cambiato nome solo l’assessore: lo stesso cavalcavia pomo della discordia di questo contenzioso a 5 zeri, aveva avuto un nuovo volto. E’ stato infatti dedicato al cavaliere Aniello Longobardi, nonno del protagonista di questa vicenda. Un omaggio dell’amministrazione ad una famiglia che ha fatto molto per la città di Scafati i e per i fratelli Aliberti, che secondo i racconti di Longobardi alla Dia, avevano chiesto il suo aiuto per tenere “a bada” gli esponenti del clan Ridosso Loreto.

 

 

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