Scafati. Mancano le firme, saltano anche le dimissioni collettive. Addio terzo mandato per Aliberti

Scritto da , 14 dicembre 2015

Di Adriano Falanga

Resta in piedi l’amministrazione Aliberti, 11 consiglieri sui 13 necessari, hanno risposto all’appello per le dimissioni collettive, onde ritornare al voto per un terzo mandato del primo cittadino. Appuntamento alle 21 presso lo studio del notaio Tommaso D’Amaro, in Comune, pronta a ratificare l’eventuale atto, la segretaria comunale Immacolata di Saia. Assente Aliberti, il primo ad essere sul posto il civico Cotucit, eletto all’opposizione, Michele Raviotta. A seguire Bruno Pagano, Carmela Berritto, Alfonso Pisacane, Diego Del Regno, Mimmo Casciello, Daniela Ugliano, Teresa Formisano, Brigida Marra, Francesco Vitiello, e l’ex Pd Filippo Quartucci. Presenti per la Giunta, a sostegno “morale”, gli assessori Nicola Acanfora e Annalisa Pisacane. Sarà Acanfora a dire, uscendo dallo studio notarile intorno alle 22, che “Pasquale De Quattro sarebbe venuto qualora la sua presenza fosse stata fondamentale”. Ad ogni modo, questi non si è visto, e con lui assenti anche Roberto Barchiesi, Alfonso Carotenuto e Stefano Cirillo, che hanno tenuto il punto fisso su questa questione. Si chiude così una lunghissima telenovela politica, partita subito dopo le elezioni regionali di maggio, e finita tra l’esasperazione sia delle parole che dei gesti.

Lo scontro si è consumato su due fronti, uno ufficiale tra gli eletti, a suon di lettere, protocolli, note istituzionali, comunicati stampa, e un altro fronte non ufficiale, aperto probabilmente da chi voleva estremizzare i toni, attuando una strategia perfida, vile e incresciosa. Lettere anonime dispensate sia alla maggioranza che alla minoranza, qualcuna rivelatasi falsa, ma altre vere. Ed è il caso del presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, destinatario si di lettere anonime, ma a quanto pare “vere” quanto basta per aver attivato la Polizia Municipale. Qualcuno conosceva bene la storia “edilizia” dell’attuale casa dell’ex assessore allo sport, candidato più votato in entrambe i sindacati a guida Aliberti. La stessa casa dove la moglie ha rinvenuto la busta con il proiettile nella giornata di ieri. Ma la mano vile non ha risparmiato nessuno, arrivando anche all’affissione di un manifesto in cui il primo cittadino era indicato come mandante morale della bomba ai danni dell’ex capogruppo Pd Vittorio D’Alessandro, fatta esplodere la notte di Halloween 2014. Una regia occulta con finalità a quanto pare ben precise: aizzare i toni dello scontro. Una chiara volontà di creare l’illazione ed esasperare gli animi tra le forze politiche. E purtroppo qualcuno ci è cascato in pieno, e piuttosto che smorzare i toni, ha preferito continuare ad usare un linguaggio istituzionalmente “violento”.

E poi gli ultimi consigli comunali, dove tutti indifferentemente hanno dato prova poco dignitosa di confronto politico, preferendo finanche lo scontro umano e personale al contraddittorio che dovrebbe esserci tra maggioranza e opposizione. Le indagini sulla strategia della decadenza, ritenuta un bluff dalla Procura di Nocera Inferiore. La nota prefettizia che ha definito illegittima la convocazione del consiglio comunale  del 27 novembre, ad opera della consigliera anziana Teresa Formisano. Sulla validità di questo deliberato si pronuncerà il Tar di Salerno il prossimo 12 gennaio. E allora, se da un lato la Magistratura farà luce, si spera, sugli autori di ogni atto anonimo e intimidatorio, resta che la classe politica scafatese non ha affatto contribuito a smorzare i toni, cercando di dare invece un esempio positivo e moderato. Adesso due sono le opzioni: dimissioni di Aliberti o nuovo patto di maggioranza, con dentro a pieno titolo le oramai ex stampelle Filippo Quartucci e Michele Raviotta. Attesa anche una rimodulazione della giunta. Scongiurate le elezioni anticipate e il commissariamento? Ancora no, la parola spetta a lui, a Pasquale Aliberti.

Consiglia