Scafati. Lo speciale: fotografia socio economica della città. Sempre più giovani lasciano il paese

Scritto da , 13 marzo 2017

Di Adriano Falanga

Scafati città di vecchi? Forse, certo è che andando in controtendenza rispetto al dato nazionale, la città cresce nella popolazione. Ma i nuovi scafatesi sono di origine straniera, perché sono loro, gli immigrati, a garantire un saldo demografico in positivo. Nel contempo si registra un aumento del flusso migratorio, cioè di coloro che lasciano il paese per altri lidi, economicamente migliori, in prospettiva lavoro. La città non offre nulla, piegata dall’emergenza sicurezza, dall’instabilità politica, dall’escalation di furti e rapine. Chi vive a Scafati si sente insicuro, e poi i livelli di stress generati dal traffico veicolare contribuiscono non solo ad innalzare la soglia dell’inquinamento (a proposito, ma quali sono i dati delle polveri sottili?) ma anche a deprimere il cittadino che si sposta tra queste strade. Non esiste il minimo servizio di trasporto pubblico urbano. Fu fatto un bando per 12 autorizzazioni di Noleggio con Conducente, un centinaio le richieste, zero gli affidamenti. Tutto scomparso, chissà perché, chissà per come, in un cassetto del Comune. Ma il traffico danneggia anche il commercio, perché, se da un lato il restare in coda aumenta la visibilità degli esercenti, dall’altro lato la stessa coda scoraggia chi da fuori città vorrebbe venire a spendere da queste parti. Ergo, la coda è composta dagli stessi scafatesi, che conoscono bene la loro realtà commerciale, e tutto sommato, amano spendere nei centri commerciali. Perché queste strutture, che nascono dappertutto tranne che a Scafati, non offrono semplicemente una variegata offerta commerciale (i negozi sono i soliti franchising) ma garantiscono un parcheggio, un tetto, uno “struscio” sicuro e lontano da risse e vandali. Il centro commerciale non danneggia il commercio locale, o almeno o danneggia nella misura in cui il Comune investe in esso. Ad esempio ad Angri, così come Nocera Inferiore o Cava Dei Tirreni, da anni si investe nel proprio centro storico, creando attrattive e risorse naturali. E i bassi abbandonati diventano pub, negozi, bar. A Scafati il centro storico cade a pezzi, nonostante il Presepe Vivente stia dimostrando da anni, che con poco è possibile far arrivare decine di migliaia di turisti. In pieno centro scompaiono storiche attività commerciali, per far posto a frutterie, sala slot, e negozi di oggettistica cinese. E questa sarebbe una riqualificazione urbana? Rilancio del proprio territorio? Un’area destinata all’insediamento di attività industriali pulite, preferibilmente artigianali, meglio se di prodotti tipici locali, diventata regno di un enorme sito di stoccaggio rifiuti, che opera fianco a fianco con le abitazioni da sempre presenti.

a-ospedale-scarlato-1024x767Un ospedale inesistente, perché ciò che resta dello Scarlato è semplicemente un reparto distaccato dell’Umberto I° di Nocera Inferiore. La riqualificazione industriale della Ex Copmes finita in un’aula di Tribunale, e quei pochi lotti realizzati sono andati ad aziende già esistenti, o usate tutt’al più come deposito-magazzino. Quanti posti di lavoro sono stati creati o potrà mai creare, ciò che resta del progetto originario da 30 milioni di euro? Fiume Sarno, oramai “che ne parlamm a ffa”? Non esistono asili nido per favorire il lavoro femminile, e quel poco di patrimonio culturale che esiste è in mano a incuria e vandalismo. La Villa, un posto fantastico dove una volta gli sposini pagavano per il loro servizio fotografico, e dove sono cresciute intere generazioni di ragazzini, oggi è qualcosa di meno di una selva oscura, e poco più di un bosco urbano. Esisteva l’agricoltura, in questa terra fertile, ricca d’acqua e materiale vulcanico. Non esiste un prodotto locale tipico, protetto e capace di intercettare fondi e creare lavoro. Anzi, quel poco che resta dell’agricoltura contribuisce, grazie ad un uso spasmodico e incontrollato di fertilizzanti e pesticidi, all’inquinamento del Sarno. Esiste l’industria conserviera però, pare che il 90% dell’intera produzione italiana di concentrato di pomodoro sia realizzata nell’agro nocerino. Eppure non siamo un territorio ricco, anzi, a Scafati nel 2016 ci sono 46,1 individui a carico, ogni 100 che lavorano (dati Istat). E poi i lavoratori stagionali sono stati sostituiti dalle cooperative, che adoperano manovalanza in larga parte straniera. E poi ci sono le Istituzioni, o meglio c’erano, prima che venissero commissariate per infiltrazioni mafiose. E poi c’è lo Stato che le sostituisce tramite commissione straordinaria, che per scelta decide di non avere nessun rapporto con la città. Per loro Scafati è solo la gestione di scartoffie, delibere e determine. Arriveranno tempi migliori.

Più stranieri residenti, meno scafatesi. Arrivano i cinesi

Secondo i dati Istat, aggiornati al 31 dicembre 2015, nel 2014 sono arrivati a Scafati 1.155 nuovi residenti, mentre hanno lasciato la città, per destinazioni italiane o estere, 1.285 iscritti all’anagrafe. Un saldo migratorio di -130 unità. Dato quasi raddoppiato nel 2015, dove sono arrivati 1.104 nuovi residenti, a fronte di 1.318 trasferiti. Un saldo migratorio di -214 unità. Parliamo di cittadini trasferiti, perché il tasso di natalità è di contro in aumento, grazie anche alla crescita della popolazione straniera regolarmente residente. Nel 2014 a Scafati sono nati 515 bambini, morti 354 cittadini, saldo +161. Nel 2015 sono nati 447 e morti in 388, saldo: +59. Cala sensibilmente il numero dei residenti, erano 50.942 nel 2014, mentre sono 50.787 nel 2015. Crescono però le famiglie, passate a 17.179 nel 2015, contro le 17.112 del 2014. Una città quindi giovane, dove gli ultrasettantenni sono appena in 5.205, pari al 10,5%. Centenari? Al primo gennaio 2016 risultano iscritti all’anagrafe 6 nonni a “tre cifre”, sono le femmine però a vivere pia lungo, il rapporto è infatti 5 a 1.

CRESCONO GLI STRANIERI RESIDENTI: Marocchini, ucraini e rumeni.

Gli stranieri residenti a Scafati al 1° gennaio 2016 sono 2.284 e rappresentano il 4,5% della popolazione residente. Erano 2.201 (4,3%) nel 2014. A Scafati sono presenti molte nazionalità diverse. Secondo i dati Istat al 1 gennaio 2015 la comunità non italiana più nutrita è risultata quella marocchina con 966 residenti regolari, pari al 42,2% dell’intera comunità straniera. A seguire la comunità ucraina con 562 residenti pari al 24,6%. I rumeni sono terzi con 224 residenti mentre al quarto posto vi sono i cinesi, con 141 loro cittadini. Quest’ultima comunità è in forte crescita e contribuisce ad innalzare il dato totale che vede 2.284 cittadini di diversa nazionalità residenti sul territorio, pari al 4,5% della popolazione scafatese. Negli ultimi mesi gli shop di merce orientale sono triplicati. Rilevano attività dismesse e le trasformano in punti vendita dove è possibile trovare di tutto, dai casalinghi ai profumi, alle apparecchiature elettriche ed elettroniche, passando per la ferramenta e oggettistica, tutta rigorosamente made in China. La comunità marocchina scafatese è seconda solo a quella di Eboli in tutta la provincia salernitana. Nel capoluogo risultano poi residenti poco più di 100 marocchini. Sempre a Scafati vi è la seconda comunità di ucraini dell’intera provincia mentre quella cinese è al primo posto. Almeno ufficialmente non vi è, in tutta la provincia, una comunità cinese residente più nutrita di quella scafatese. Guardando al dato complessivo i 2.284 residenti stranieri nel comune di Scafati portano la città al quinto posto in provincia, dietro alla città di Salerno, Eboli, Battipaglia e Capaccio. Sono giovani gli stranieri, il 52,4% di loro sono infatti compresi nella fascia d’età 25-44 anni. Curiosamente, risultano avere 75-79 anni solo in 7: 3 maschi e 4 femmine.

Indicatori demografici: su cento abitanti 96 sono anziani

Nel 2016 l’indice di vecchiaia per il comune di Scafati dice che ci sono 96,9 anziani ogni 100 giovani. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultrassessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. A Scafati nel 2016 ci sono 46,1 individui a carico, ogni 100 che lavorano. Rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). Nel 2016 l’indice di ricambio è 85,2 e significa che nella popolazione in età lavorativa prevalgono i giovani. Rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (55-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-24 anni). L’indice di natalità era di 8,8 nel 2015 (10,1 nel 2014) e rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. L’indice di mortalità nel 2015 era di 7,6 (nel 2014 era 7) e rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti. Infine l’età media, calcolata come il rapporto tra la somma delle età di tutti gli individui e il numero della popolazione residente, nel 2016 è stato di 39,7 anni. Un dato in crescita: 39,3 nel 2015; 38,9 nel 2014 mentre era di 34,9 anni nel 2004.

Consiglia