Scafati. Lo scioglimento non è un atto d’accusa diretto, però… Al via l’operazione “azzeramento”

Scritto da , 20 febbraio 2017
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Di Adriano Falanga

L’ex amministrazione comunale sciolta riflette sulle 36 pagine stilate dal Prefetto Salvatore Malfi a seguito delle centinaia prodotte dalla commissione d’accesso nei sei mesi di insediamento a Palazzo Mayer, l’idea è trovare i presupposti per il ricorso al Tar onde chiedere l’annullamento del provvedimento emesso dal Presidente Della Repubblica. Nel mentre però, la triade commissariale composta dal prefetto Gerardina Basilicata, dalla vice prefetto Maria De Angelis, e dal dirigente Augusto Polito avvia la fase “azzeramento” degli organi a nomina politica presenti nelle partecipate comunali. Prende corpo anche l’ipotesi cambio segretaria, e del resto, con quanto emerso dalla relazione prefettizia, appare una chimera l’idea che Immacolata di Saia possa restare al suo posto. Dalle pagine del decreto è infatti evidenziato, con palese certezza, il “sistema Aliberti-Di Saia”. “La macchina comunale risulta affetta da una forma di controllo sistematico, attuata dal sindaco congiuntamente al segretario generale. E’ evidente che il Sindaco e la Segretaria Generale hanno fatto ricorso ad un sistema di atteggiamenti condizionanti, tali da causare la perdita dell’autodeterminazione nei dirigenti e funzionari con la conseguente mancanza di autonomia gestionale e di supervisione nei settori strategici dell’Amministrazione”. Non solo, tra le pagine del decreto è ampiamente dato risalto ai trascorsi professionali della Di Saia, presente, con Scafati, in ben cinque comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, e non solo, vengono anche evidenziati ampi stralci giudiziari in cui la stessa professionista viene indicata come persona vicina al clan dei casalesi. Certamente lo scioglimento non è un atto di accusa, ma quantomeno prova un connubio tra Istituzioni e criminalità organizzata. Sarà poi la magistratura a stabilire il grado di responsabilità dei soggetti coinvolti, sindaco e segretaria compresa. Del resto, nel 1993, dopo anni di processi, tutti i protagonisti sono stati assolti o prescritti. Ciò non toglie però che nella macchina comunale non ci sia stata l’infiltrazione mafiosa. Un concetto questo forse ancora non del tutto chiaro neanche a Pasquale Aliberti, che prova a smontare i punti salienti che hanno condotto al drastico provvedimento. L’ex sindaco infatti dovrà provare la sua estraneità ai fatti in Tribunale, perché non è detto che possa esserci una sua diretta responsabilità nello scioglimento, casomai oggi l’unica certezza che abbiamo è relativa a una responsabilità certamente morale e politica, nel non essersi accorto di quanto accadeva tra i corridoi di Palazzo Mayer e all’interno delle partecipate. Volenti o meno, la G&D costruzioni era presente nell’affaire Ex Copmes, come anche i progettisti (e non la commissione di gara, come erroneamente intende Aliberti) del Polo Scolastico sono risultati essere vicino agli ambienti della criminalità casertana. E’ un dato di fatto anche la nomina di Ciro Petrucci all’Acse, e la prova è tutta nell’intercettazione telefonica tra Luigi Ridosso e l’ex vice presidente Acse. Nella conversazione il boss del clan Loreto-Ridosso sapeva già della conclusione dell’operazione, ancor prima dell’ufficializzazione. E’ un dato di fatto anche l’appalto (seppur poca cosa) alla Italy Service, riconducibile al clan. Chiaramente, anche l’architetto Luigi Nocera fu scelto per nomina diretta, forse con troppo superficialità. Tutto questo non prova, non ancora, un diretto coinvolgimento degli accusati, ma basta e sicuramente avanza pure, a far scattare lo scioglimento. Perché, ripetiamolo, lo scioglimento di un consiglio comunale è un provvedimento preventivo, e non punitivo. Non attesta le responsabilità, ma solo gli elementi, anche fortemente probatori, che provano un chiaro tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata. Non è che bisognava aspettarsi uomini con “coppola e lupara” girare armati per le stanze comunali. Tutto qui.

CADE IL CDA ACSE

2- cda acse starace, mascolo, cascielloProbabilmente qualcuno si aspettava le loro dimissioni spontanee contemporaneamente a quelle date dall’ex sindaco. Ed invece nessun incarico o cda ha rassegnato le proprie dimissioni. Tutti hanno continuato a lavorare, compreso Filippo Accardi, che nonostante sia visto come candidato “anti Aliberti” in Forza Italia, ha però tenuto ben salda la poltrona al Consorzio Farmaceutico che lo stesso ex primo cittadino gli aveva consegnato dopo averlo avuto in giunta come assessore all’Istruzione. Ufficializzato lo scioglimento, e pubblicate le motivazioni, la triade commissariale parte con l’operazione “Fuori tutti” e comincia dall’Acse. E’ stata convocata infatti per il 7 marzo l’assemblea dei soci, dove il Comune di Scafati è socio unico, con all’oggetto proprio la revoca del cda e sua nuova nomina. Non si esclude che uno dei tre commissari possa insediarsi alla guida della partecipata, da dicembre anche senza il suo direttore generale. Via quindi il cda nominato lo scorso luglio, e frutto del rimpasto politico in consiglio comunale. La poltrona di presidente, detenuta per anni dall’alibertiano Eduardo D’Angolo, andò a Gaspare Mascolo, considerato espressione di Michele Raviotta, appena passato in maggioranza. Via anche Ciro Petrucci e Nadia Infantile, sostituiti da Maria Teresa Starace e Mimmo Casciello. Non solo Acse, in agenda anche l’azzeramento dei vertici della Scafati Sviluppo, guidata dal presidente Alfonso Di Massa e dall’amministratore delegato Mario Ametrano. Entrambe le società sono ampiamente finite all’interno del decreto di scioglimento. Ironico Mimmo Casciello, al momento ancora vice presidente Acse: <<In realtà per il 7 marzo sono più preoccupato dalla partita di ritorno di Napoli – Real Madrid che della mia permanenza o meno all’ interno del cda dell’Acse. Confesso a me stesso che sarei molto più dispiaciuto di un eventuale eliminazione del Napoli, che di una mia eventuale sostituzione dal Acse”. Di contro si registra la soddisfazione di Mario Santocchio e dei grillini. << Noi vogliamo parlare del futuro della città e della sua rinascita ed in questa prospettiva che salutiamo positivamente la convocazione dell’Assemblea dell’Acse spa avente ad oggetto tra l’altro la revoca del consiglio di amministrazione e la nomina del cda – così l’ex presidente del Cstp oggi in Fdi – Scafati deve pensare al suo futuro e spero che al più presto le forze sane iniziano a parlare di proposte che migliorano la vivibilità e rilanciano l’occupazione>>. Erano pronti a manifestare fuori gli uffici Acse di via Oberdan, gli attivisti di Scafati in Movimento: <<lo chiedevamo da tempo perché questo cda era frutto di un’amministrazione che la cronaca e gli atti ci raccontano sia stata collusa con la criminalità organizzata. Ci saremmo aspettati un atto di dignità da parte degli amministratori con proprie dimissioni ma così non è stato. Fino all’ultimo si sono dimostrati attaccati alla poltrona, nonostante siano stati travolti da questa vergogna. Hanno finito di fare le loro campagne elettorali anche nell’Acse>>.

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