Scafati. L’inchiesta: Scafati Sviluppo, la società del mistero

Scritto da , 22 gennaio 2017

Di Adriano Falanga

Prima o poi bisognerà fare piena luce sulla Scafati Sviluppo, società interamente comunale che gestisce il progetto di riqualificazione dell’area industriale ex Copmes. Chiedere trasparenza è quasi come chiedere la neve a Ferragosto, perché la società non ha una struttura, e nonostante operi nel pubblico, è gestita come e più di una società a capitale privato. Fortemente attenzionata dalla Procura antimafia di Salerno, sulla Stu pendono anche diversi esposto alla Corte dei Conti, presentati dalla vecchia opposizione consiliare. Impossibile anche per i consiglieri comunali avere accesso agli atti, e senza risposta è rimasta la richiesta degli esponenti di Fdi, Cristoforo Salvati e Mario Santocchio. I due esponenti di minoranza avevano chiesto la trasmissione dei verbali delle assemblee ordinarie, dei cda, oltre che i pagamenti e contratti preliminari stipulati con le imprese acquirenti dei lotti in costruzione nell’area Ex Copmes, relativi al periodo giugno 2013-maggio 2016. Ai due consiglieri comunali sono stati consegnati solo i verbali delle assemblee dal 27 dicembre 2013 al 22 ottobre 2015. Mancano quelli non meno importanti del primo semestre 2016, dove si è avuta la revoca e rinomina dell’amministratore delegato Mario Ametrano, a seguito disposizione dell’Anac. Nata nel febbraio 2005, ha un capitale sociale, interamente pubblico e detenuto dal Comune di Scafati, di 6,2 milioni di euro. La sua mission è la trasformazione urbana, ma in undici anni di gestione la società ha prodotto poco, molto poco, a fronte dei debiti accumulati. Non ha dipendenti, non ha mezzi, non ha operatori, non ha attrezzature, non dispone di beni immobili, ma ha sede presso la Casa Comunale. In organico una decina di figure tra amministratori, collegio sindacale e revisori con un totale di retribuzione annuo di circa 80 mila euro. Una sola commessa: la riqualificazione dell’area industriale Ex Copmes, progetto di trenta milioni di euro, fortemente ridimensionato nel tempo, che ha visto ad oggi la realizzazione del solo lotto C di circa 2500 mq, è in fase di ultimazione il lotto B di quasi 7000 mq mentre gli oltre 4000 mq del lotto A sono stati stralciati e da realizzare in un progetto ex novo. Questo per rientrare nella disponibilità del mutuo che la banca erogatrice, la Bnl, ha ridimensionato.

1-inaugurazione lotto cRestano mille dubbi sulla trasparenza di questa società, e soprattutto sulla reale necessità di tenerla in piedi, considerato che il solo progetto Ex Copmes potrebbe essere anche gestito da un apposito settore organizzativo, così come viene gestito il Pip. Del resto, la società nei fatti è già un braccio operativo dell’Ente, più che struttura societaria autonoma, come magari lo è l’Acse. Non ha una sede fisica vera e propria, non ha uffici, non ha un sito web e di conseguenza non è possibile poter visionare gli atti che la legge sulla Trasparenza richiede essere pubblici. Nessun bilancio, nessun incarico, nessuna remunerazione, nessun curriculum, tutto sembra essere avvolto in un alone di mistero. E sì che si tratta di una società a capitale interamente pubblico. Se alla loro pubblicazione non provvede la società stessa, dovrebbe essere il Comune (socio unico) a farlo. Sul sito dell’ente però le cose non cambiano, la Stu è letteralmente un “fantasma”, viene citata sulla home, ma sulla pagina inerente non c’è scritto praticamente nulla. Sull’Albo on line c’è un’apposita sezione denominata “Atti Stu, programma riqualificazione ex Copmes” ma è del tutto priva di contenuti. Dovrebbe esserci un’apposita sezione in “amministrazione trasparente” allora, così come impone legge. Ed infatti alla sezione “società partecipate” troviamo la pagina “Scafati Sviluppo”. Una pagina scarna, non aggiornata, dove non è possibile ricevere uno straccio di informazione, tra cui l’elenco dei professionisti in organico con loro curriculum e remunerazione. Unici dati presenti sono i risultati di bilancio fino al 2014, che mostrano come la società è in perenne perdita. Fatto curioso è l’assenza di costi per materia prime, sussidiarie, di consumo e merci. Questo potrebbe dimostrare la totale assenza di struttura autonoma, niente uffici, niente telefoni, niente cancelleria. Avendo sede presso la Casa Comunale, è chiaro che queste voci di costo sono “caricate” indirettamente sui costi di gestione dell’Ente. Come se il tutto fosse un settore organizzativo interno, appunto. Restano però in piedi i circa 80 mila euro necessari per tirare avanti una società per azioni.

ULTIME NOTIZIE CERTE A MAGGIO 2016

1-inaugurazione lotto c (2)Era il giorno del suo compleanno quando fu inaugurato il cantiere della riqualificazione area Ex Copmes, era il suo onomastico quando il primo lotto di capannanoni ha visto il taglio del nastro. A maggio scorso, l’inaugurazione del lotto C, nove capannoni di 250 mq l’uno, al costo di 850 euro al mq. “I sindaci passano, le opere restano – spiegava Pasquale Aliberti – la Scafati Sviluppo è un caso particolare, in quanto non ha dipendenti, ma opera solo attraverso il suo cda, entro fine mese prossimo si prevede il taglio del nastro anche per il lotto B: 14 capannoni da 500 mq l’uno. “Dopodiché possiamo già ragionare sul lotto A. E a proposito, apriamo già adesso la manifestazione d’interesse per gli imprenditori che vogliono partecipare –spegava l’ex primo cittadino – questa è la riposta alla piccola e media impresa locale, per battere la camorra bisogna creare lavoro. L’altra politica quando contrasta tutto questo fa gli interessi della camorra, andando contro gli imprenditori e favorendo la disoccupazione”. In realtà, neanche del lotto C sono più arrivate notizie. Eravamo rimasti al “a giorni la presa in possesso degli acquirenti, mancano solo gli atti notarili” e chiaramente il pagamento, spiegava l’ex presidente Antonio Mariniello.

LE CRITICITA’ E I COSTI

1-bilanci-scafati-sviluppoGli ispettori del Ministero delle Finanze che hanno verificato l’attività economico finanziaria dell’ente dal 2010 al 2014 hanno sollevato ben 24 punti di criticità. Tra questi anche un apposito capitolo relativo alle società partecipate. Relativamente alla Stu, che risulta in perdita negli ultimi tre esercizi, si evidenzia un altro elemento di criticità che potrebbe dare luogo per il comune di Scafati ad una possibile insussistenza di propri crediti vantati nei confronti proprio di questa partecipata: “Ci si riferisce in particolare al contratto di mutuo stipulato dalla Scafati sviluppo con istituto bancario Bnl che ha richiesto il versamento da parte del Comune di Scafati alla società, a titolo di finanziamento soci, di un importo di euro 400 mila non rimborsabile fine a conclusione dell’ammortamento del mutuo che garantisce l’istituto di credito in caso di inadempimento da parte del mutuatario”. Secondo i funzionari ministeriali esiste un potenziale rischio per l’ente di non vedersi restituire la somma versata qualora l’andamento gestionale della partecipata prosegue con l’andamento negativo registrato negli ultimi esercizi. Anche i Revisori di Palazzo Mayer, nel loro parere al Previsionale 2016, hanno sollevato riserve. La società che porta avanti la riqualificazione dell’area industriale Ex Copmes avrebbe obbligo di legge, fin dal gennaio 2015, di ridursi la retribuzione del 30%. Tutto ciò non è avvenuto, scrivevano i revisori. Agli atti anche tre solleciti del responsabile settore finanziario (3 luglio e 30 dicembre 2015, 3 maggio 2016) in cui si invitava il cda al rispetto di quanto imposto dalla legge (147/2013). La retribuzione del presidente, ad oggi Alfonso Di Massa, è pari ad euro 12 mila; l’amministratore delegato Mario Ametrano riceve 15 mila; i componenti del cda 7200 euro a testa; Il presidente del collegio sindacale Massimiliano Granata 7 mila, i sindaci 6 mila euro a testa; Revisore è il ragionier Ferdinando Voccia (7 mila euro) mentre Laura Semplice è consulente legale (6 mila euro) e Raffaele De Luca consulente fiscale (5 mila). Somme a dire il vero “virtuali”, perché saranno saldate solo quando sarà chiuso il progetto Ex Copmes. E’ chiaro quindi che “niente progetto, niente soldi” e i debiti aumentano. Pasquale Aliberti ha spiegato più volte che la società è formata, ed opera, esclusivamente con il solo cda, in quanto non ha dipendenti. Una situazione positiva per l’ex sindaco, ma negativa per il collegio dei Revisori, che chiede (come da piano di razionalizzazione delle società partecipate) la soppressione delle società composte proprio da soli amministratori. L’unica possibilità di guadagno poteva essere la gestione dei servizi interni all’area, quale la sorveglianza, la pulizia, la aree comuni. Eppure la Scafati Sviluppo si è tenuta fuori, affidando la gestione dei servizi interna al consorzio Conin 2000. Una convenzione dai margini non del tutto chiari, e su cui sta indagando la dda di Salerno.

GLI INDAGATI

camera-alibertiLa complessa indagine condotta dal pm dell’antimafia Vincenzo Montemurro, che ha comportato anche la richiesta di arrresto per Pasquale Aliberti, vede sul registro degli indagati iscritti anche due dirigenti comunali, che a vario titolo rientrano nel progetto Ex Copmes. L’architetto Maria Gabriella Camera, è finita tra gli indagati lo scorso settembre. Si è prontamente dimessa, senza che Palazzo Mayer abbia mai spiegato i motivi, neanche in consiglio comunale. Si indaga sul giro di fondi e appalti che lega tra loro la Ex Copmes con il Piu Europa, entrambi coordinati dall’architetto Camera, oramai ex dirigente a tempo determinato, di nomina sindacale. Oltre 40 milioni di fondi europei per il Piu Europa e 18 milioni relativi al primo lotto del progetto Ex Copmes. Gli ultimi sviluppi sono stati determinati dalle dichiarazioni del pentito Alfonso Loreto e dopo le audizioni di diversi funzionari comunali. Indagato anche Giacomo Cacchione, attualmente ancora a capo del settore Finanziario del Comune di Scafati. Una decisione presa da Montemurro quando Cacchione, ascoltato il 9 novembre 2016, dichiarò testualmente: “Mi fu detto dalla segretaria comunale Immacolata Di Saia (indagata anch’essa nello stesso filone di inchiesta, ndr) davanti al primo cittadino ed alcuni dirigenti della Stu, di dare una mano alla società, evitando di rilevare nei bilanci della società tutte quelle voci che ne determinavano uno stato di difficoltà, in quanto se così non fosse stato la società non poteva ricevere ulteriori proroghe e pertanto andava chiusa. Mi attenni alle disposizioni perché intimorito dalle pressioni esercitate dalla Di Saia e dal sindaco, che con le stesse modalità mi hanno imposto anche l’erogazione di finanziamenti alla Stu, in parte restituiti”. Un anno nero il 2016 per la Stu, dopo le dimissioni di Antonio Mariniello, subentra Alfonso Di Massa, volto noto della politica scafatese. Nessun comunicato ufficiale è stato mai diramato però. Sempre a settembre, si è dimesso anche il componente del collegio sindacale Catello Casciello. E’ andato via anche il comandante della Polizia Municipale Alfredo d’Ambruoso, che pure sedeva nel cda. Non è chiaro se tutti questi componenti siano stati poi sostituiti e da chi.

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