Scafati. L’era Aliberti? Mille euro di debiti per ogni scafatese. Neonati compresi

Scritto da , 31 luglio 2017

Di Adriano Falanga

Cosa resterà di questi 8 anni di amministrazione Aliberti? Lo scioglimento certo, ma anche e soprattutto debiti. Tanti debiti, molti debiti. Facendo una stima molto approssimativa, parliamo di qualcosa come 50 milioni di euro, che ogni scafatese sarà chiamato a pagare, neonati compresi. Ad occhio e croce fanno circa mille euro a testa. Oltre naturalmente alle imposte portate al massimo e servizi al minimo. Non vogliamo parlare delle cause, per non incorrere nel rischio di strumentalizzazione, ma vogliamo invece parlare di numeri. Di cifre e dati di fatto. Partiamo allora da quelli che erano i “cavalli di battaglia” elettorali dell’ex sindaco, i temi su cui nacque lo slogan “Orgogliosi di Scafati” nel 2013, come quel cartellone che ancora campeggia sul cantiere abbandonato del Polo Scolastico. Ed è da qui che partiamo. Un progetto ambizioso, finanziato con fondi europei per oltre 9 milioni di euro. L’epilogo è oramai cosa nota, oltre al buco in pieno centro e alla perdita delle strutture pre esistenti quali il Palazzetto dello Sport, la scuola materna e i campi da tennis, il contenzioso aperto con la Tyche srl fino ad oggi costa agli scafatesi, tra spese legali, ctu, rimozione rifiuti, oltre 300 mila euro. <<Abbiamo scritto la storia>> sosteneva un entusiasta Aliberti dopo l’approvazione del Puc. Da allora però il nulla. Lo strumento urbanistico è stato rimandato indietro dalla Provincia perché non conforme alla normativa provinciale di riferimento. Un errore palese, non un cavillo tecnico. Come a voler costruire casa senza conoscere il Piano regolatore del Comune. Ad oggi non ci sono responsabili, restano le spese per la sua redazione. Un centinaio di migliaia di euro, suppergiù. Intorno ai 400 mila euro è costata la sola progettazione dell’Urban Center, presentato in campagna elettorale come il progetto più ambizioso (e costoso) del Piu Europa.

Tra i progettisti Sintecna e Giugiaro Architettura. L’Urban Center doveva ospitare, presso l’area della Ex Manifattura dei Tabacchi, attività quali uffici pubblici e privati, centro culturale e biblioteca, ostello, ristorante, centro commerciale, parcheggio a due piani e finanche una palestra/fitness. Oggi è sede di uffici comunali, mentre gran parte della struttura cade a pezzi. Il Pip non nasce con l’ultima amministrazione, oggi però ha inciso per oltre il 50% sul disavanzo di amministrazione che portato il Comune ad adottare un piano di rientro decennale lacrime e sangue. Oltre 32 milioni di euro, frutto di debiti fuori bilancio mai contabilizzati dall’amministrazione uscente, ed è qui la responsabilità, perché, se fossero stati iscritti a tempo debito, si sarebbe (forse) potuto evitare il cumulo che ha rischiato di mandare in default l’Ente. Sul Pip Aliberti non ha mai scommesso, e in più occasioni ha dirottato gli investitori interessati a scommettere sul progetto di riqualificazione Ex Copmes. Da Monte Everest da 30 milioni di euro, il progetto firmato da Giugiaro è diventato una modesta collina, ridimensionato e diviso in due lotti, sono stati consegnati e attualmente in uso circa 2 mila mq. Nel frattempo, la Scafati Sviluppo, partecipata comunale nata appositamente per realizzare l’opera, è stata dichiarata fallita. Nell’ultimo bilancio i debiti iscritti sono pari a circa 8 milioni euro. Soldi che pure pagheranno gli scafatesi.

Centro Sociale di Mariconda, opera da finanziare con i fondi Piu Europa. Allo stato di fatto, il cantiere è oggi in evidente stato di abbandono e di pericolo. Fondi persi e un contenzioso aperto per i 165 mila euro anticipati dal Comune. Pista ciclabile, costata quasi 2 milioni di euro, fu inaugurata nel settembre 2012 e parzialmente chiusa dopo appena 4 mesi, quando si scoprì che i lavori per la pavimentazione eseguiti nel tratto della Villa Comunale non erano a norma. Ciò che resta è in totale abbandono, chiuso anche il parco giochi per manifesta incapacità di manutenzione e sicurezza. Centro Sociale San Pietro, realizzato su un terreno di proprietà della famiglia Nappo, acquisito a patrimonio comunale per un abuso edilizio, è costato oltre un milione di euro di fondi Piu Europa. Ospita il centro anziani e il centro disabili. Una sentenza del Consiglio di Stato ha però condannato Palazzo Mayer a restituire l’area al proprietario oppure a risarcirlo, perché la normativa urbanistica vigente gli permetteva di sanare l’abuso. In gioco qualcosa che si aggira sui due milioni di euro. Punto forte del programma Piu Europa è stata però la riqualificazione urbana. Decine di milioni di euro spesi per la realizzazione di alcune piazzette, e soprattutto per il completo rifacimento del manto stradale, illuminazione e accessori compresi, tra cui i dossi pedonali. Opere purtroppo che già versano nel degrado, perché la crisi economica del Comune lo rendono incapace di provvedere alla regolare manutenzione.

Inoltre, i lavori della rete fognaria hanno già distrutto le principali arterie, come via Aquino, via Catalano, via Tricino, via Della Resistenza, via Fosso dei Bagni. Da appalto l’ente attuatore il progetto dovrebbe ripristinare i luoghi allo stato originale, ma non è ancora accaduto e comunque, fatto grave, la riqualificazione stradale è stata decisa nella piena e totale consapevolezza degli imminenti lavori di scavo per la posa della nuova rete fognaria. E questo vale anche per strutture come la rotonda/fontana sul corso Nazionale. Chi pagherà questi costi? Gli scafatesi. E non solo, l’incapacità finanziaria del Comune di Scafati e l’assoluto blocco agli investimenti consegneranno alla futura amministrazione una città ridotta malissimo. Ripartire da zero sarà difficile, con sulle spalle i vincoli di spesa legati al piano di riequilibrio decennale. E poi ci sono i costi dello scioglimento del consiglio comunale. Quantizzarli preventivamente è impossibile, ma il danno morale e di immagine è già stato fatto. Che la colpa possa essere davvero dell’ex amministrazione comunale o di un eccesso di zelo del ministero dell’Interno lo dirà solo il tempo. Ma a quel punto, poco importerà.

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