Scafati. L’aut aut di Identità Scafatese, Marra replica: “dal voto non si scappa”. E’ crisi

Scritto da , 24 maggio 2016

Di Adriano Falanga

Il voto al Rendiconto 2015 si avvicina, e come da premessa il gruppo Identità Scafatese intende fare sul serio. Esprimere un voto favorevole mercoledì sera significa prendere atto del pre dissesto, e di conseguenza, esporsi legalmente, anche con il proprio patrimonio, ad eventuali quanto possibili conseguenze negative. E’ certamente un voto politico, ma la maggioranza o parte di essa intende, prima di votarlo, dare un proprio contributo per uscire dal deficit strutturale. Anche a costo di non far trovare i numeri a Pasquale Aliberti. Emendare il Consuntivo non è possibile però diventa necessario, se non indispensabile, farlo sul Bilancio di Previsione 2016, che dovrebbe arrivare in aula entro Giugno. L’ufficio finanziario guidato dal ragioniere capo Giacomo Cacchione, con la collaborazione dell’assessore al Bilancio Raffaele Sicignano e a stretto braccio con il primo cittadino, in questi giorni sta apportando tutta una serie di emendamenti per riportare nei parametri i conti del Comune. Si parla di tagli, e di razionalizzazione delle risorse. Non è però ancora noto su quali voci si vada a intervenire e se una fetta di consiglieri alibertiani dimostra fiducia in Cacchione, un’altra fetta ha optato per una propria serie di proposte. Altro che tagli ai contributi per feste e manifestazioni, Identità Scafatese chiede un netto taglio con la linea amministrativa passata, un deciso cambio di rotta che sia segnale inequivocabile di cambiamento. O azzeramento, considerati gli emendamenti. Stefano Cirillo, Daniela Ugliano, Bruno Pagano e Roberto Barchiesi ieri mattina hanno messo sul tavolo di Aliberti un pacchetto di proposte, ma che hanno il sapore di un aut aut, più che “suggerimenti” finanziari. Insomma, prendere o lasciare, e in ballo c’è il proseguo della consiliatura. Aliberti ha attentamente valutato le proposte dei suoi consiglieri “ribelli” chiedendo però qualche giorno di tempo per confrontarsi con il ragioniere capo sulla loro fattibilità.

1-identita scafateseA margine del vertice, Identità Scafatese ha diffuso la lista delle richieste, considerandoli “punti imprescindibili per essere ancora di supporto a questa amministrazione”. Nel dettaglio: Azzeramento giunta e CdA partecipate con successiva rimodulazione secondo criteri di professionalità e competenza. Riduzione dei compensi degli stessi; Eliminazione dei dirigenti esterni; Eliminazione staff; Presenza nei CdA delle partecipate di un membro nominato dall’opposizione a scopo di controllo; Tagli alle spese di comunicazione, limitando le stesse alla mera informazione sull’attività amministrativa; Eliminazione delle deleghe ai consiglieri. Finiscono quindi sotto la scure i cda della Scafati Sviluppo e dell’Acse, seppur non citato, è chiaro che il foglio di via va anche a Giovanni Cozzolino, fac totum del primo cittadino, e unico componente dello staff, escludendo l’addetto stampa. Via i dirigenti a tempo determinato, tra cui Maria Gabriella Camera. Ma soprattutto, azzeramento della Giunta e delle deleghe ai consiglieri comunali. Un chiaro segnale politico questo, che verte nella direzione di una ridistribuzione delle deleghe, prendendo atto del mutato equilibrio politico in seno alla maggioranza. Non è scritto, ma è palese che la nuova giunta dovrà essere espressione della squadra di maggioranza, perché gli accordi elettorali prevedevano un esecutivo politico, plasmato con il Manuale Cencelli alla mano, o meglio, frutto dei consensi delle diverse liste. Via Antonio Pignataro, già “graziato” nella rimodulazione di gennaio, via Diego Chirico, rimasto senza un gruppo di riferimento. Via Antonio Fogliame, che non godrebbe di supporto consiliare, e in bilico anche Nicola Acanfora, dopo che Roberto Barchiesi ha garantito supporto esterno al neo gruppo guidato da Cirillo. Solide solo le posizioni di Raffaele Sicignano, Annalisa Pisacane e Giancarlo Fele. Un assist all’opposizione è la richiesta di un loro delegato nei cda delle partecipate. Insomma, niente operazioni di facciata, o si cambia verso o si va tutti a casa, secondo Identità Scafatese.

L’ANATEMA DI BRIGIDA MARRA: “DIGNITA’ NON IN VENDITA, POSSIAMO PURE ANDARE A CASA”

2-marra alibertiSe Identità Scafatese bussa, Brigida Marra risponde. Forse sapevano che non sarebbe passato tutto liscio i quattro rappresentanti di Identità Scafatese, ed infatti la replica alle loro proposte non tarda ad arrivare. Pasquale Aliberti lascia alla sua fedelissima, in gruppo con Teresa Formisano, Carmela Berritto e Diego Del Regno, di prendere una posizione netta e alternativa. “Dal voto non si scappa” è l’ammonimento della Marra. “Mercoledì 25 maggio il Consiglio comunale è chiamato a votare il bilancio consuntivo la cui funzione è precisamente quella di rendicontare e certificare alla fine dell’anno, le entrate e le spese effettivamente sostenute dalla gestione comunale. Si tratta pertanto, di approvare ciò che è stato prodotto nell’anno precedente – scrive sulla sua pagina Facebook la forzista – È per questa ragione, quindi, che quali consiglieri comunali riteniamo che lo stesso vada approvato e votato e che, al contrario rappresenta un comportamento irresponsabile e contraddittorio l’eventuale voto contrario. Il mandato politico ricordiamo a noi stessi, ha inizio dal giorno successivo all’elezione e impone a ciascun consigliere di svolgere con continuità e coerenza un attività di controllo politico- amministrativo che, non può certamente esercitarsi a singhiozzo”. Un braccio di ferro politico tutto interno alla maggioranza, uno scontro senza freni, anche al costo di andare tutti a casa. La Marra ammonisce pesantemente i colleghi Cirillo, Barchiesi, Ugliano e Pagano. “L’attività di un politico deve svolgersi unicamente nell’interesse della città e pertanto, riteniamo senza se e senza ma che l’approvazione del consuntivo rappresenti un adempimento obbligatorio che rietra nella più ampia attività a cui è chiamato il consigliere comunale che ha condiviso l’operato dell’amministrazione ovvero, che l’ha tacitamente condivisa restando inerte rispetto alla stessa”. Infine l’anatema: “Se qualcuno invece, ha pensato di utilizzarlo per dettare legge, per quanto ci riguarda possiamo anche terminare qui la corsa perché la nostra dignità non è in vendita e riteniamo valga di più di qualsiasi ruolo pubblico”. A questo punto, indipendentemente dall’esito del voto, Pasquale Aliberti non può non aprire una sua riflessione personale, e decidere se ci siano ancora le condizioni per andare avanti o meno.

IL CASO DE QUATTRO

3-de quattroCon Roberto Barchiesi e Nicola Acanfora, Pasquale De Quattro aveva dato il via al gruppo Uniti per Scafati. Un’operazione che ha comportato l’entrata in giunta di Acanfora. I due consiglieri poi hanno lentamente espresso posizioni più “marginali”, fino ad arrivare al no alle dimissioni anticipate, chiudendo definitivamente il discorso Decadenza e ricandidatura per Pasquale Aliberti. Ufficialmente il gruppo non è sciolto, e i rapporti tra i tre restano saldi, ma ciò che vale nella vita non vale in politica perché la coppia De Quattro-Barchiesi è di fatto separata “in casa”. Il secondo è componente esterno di Identità Scafatese e coautore della serie di emendamenti “imprescindibili” per il voto al bilancio, presentati al primo cittadino. Espressione in giunta del gruppo è Raffaele Sicignano, guarda caso assessore al Bilancio. Sicignano ha già votato, com’e giusto che sia, il Consuntivo 2015 e Previsionale 2016, ma questo non sembra convincere il suo stesso gruppo. O i rapporti sono tesi, oppure c’è dietro una precisa volontà politica. Da queste manovre si è distaccato De Quattro, che ha scelto di non aderire a nessun gruppo. Il perché è nella “promessa” di un posto nel Consorzio Intercomunale delle Farmacie, dove Scafati è socio maggioritario, determinandone le scelte di gestione. Non a caso ne è capo l’ex presidente del consiglio del primo sindacato Aliberti, il dottor Andrea Inserra. De Quattro dovrà però dimettersi, facendo spazio alla giovane Dalila Borriello, prima non eletta e proveniente direttamente dall’esperienza del Servizio Civile. Una ventata di aria nuova, che andrebbe a restituire un maggior equilibrio nelle diverse componenti di maggioranza. Tutto è però teorico, e nulla ufficiale, perché in tempi di commissione d’accesso ogni nomina di tipo politico può apparire “sospetta”. E così il buon De Quattro rischia di restare col cerino in mano, isolato dal suo gruppo in consiglio comunale e impossibilitato a sedersi nel Consorzio. Tocca prendere una posizione, e decidere se allinearsi ai suoi amici, oppure tenere un profilo basso e accondiscendente con la linea alibertiana, assieme al resto del gruppo di maggioranza.

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