Scafati. L’antimafia chiede il commissariamento del Comune. Aliberti: “sono sereno, i giornali amplificano”

Scritto da , 18 dicembre 2015

Di Adriano Falanga

Non è un buon periodo per Pasquale Aliberti, su Palazzo di Città cresce lo spettro dell’arrivo di una commissione d’accesso, a seguito della richiesta del Pubblico Ministero Vicenzo Montemurro, per il tramite della Prefettura di Salerno. Gli atti saranno ora valutati dal Ministero dell’Interno, che potrebbe chiedere alla Direzione Distrettuale Antimafia ulteriori elementi utili oppure procedere cosi come richiesto, all’invio della commissione. Anche il Partito Democratico, per il tramite dei deputati Tino Iannuzzi, Simone Valiante, Valentina Paris e Assunta Tartaglione, attraverso un’interrogazione al Ministro dell’Interno Angelino Alfano nel novembre scorso, ha chiesto la stessa cosa. “Al fine di accertare se, nell’apparato politico-amministrativo del comune di Scafati, emergano e si riscontrino infiltrazioni della criminalità organizzata, ovvero forme di condizionamento amministrativo, tali da compromettere e insidiare il libero e sereno svolgimento dell’attività amministrativa e dell’azione di governo della città”, così l’atto dei quattro parlamentari.

Tutto nasce il 18 settembre scorso, quando alle prime luci dell’alba gli uomini dell’antimafia bussano contemporaneamente alle abitazioni del sindaco Pasquale Aliberti e della moglie Monica Paolino, consigliere regionale. Perquisizioni anche a casa del fratello Nello Aliberti, dello staffista Giovanni Cozzolino e della segretaria comunale Immacolata Di Saia. Su di loro, a vario titolo, le accuse di voto di scambio politico mafioso, associazione per delinquere, abuso di ufficio, corruzione e concussione. Da allora più volte i militari hanno fatto ritorno negli uffici comunali, facendo tappa anche all’Acse, la partecipata che si occupa di rifiuti, cimitero, parcheggi. In ultimo, l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Nocera Inferiore a seguito del tortuoso procedimento per la decadenza di Aliberti, che ha trascinato la città e le forze politiche in un duro scontro istituzionale. Secondo l’accusa l’intero procedimento per la decadenza, formalmente ancora aperto, era in realtà un escamotage organizzato ad arte, con il sostegno di alcuni dirigenti e uffici comunali, per permettere ad Aliberti di potersi ricandidare per un terzo mandato consecutivo. Di fatto vietato dalla legge. Dopo che anche le dimissioni collettive sono fallite domenica sera presso un noto studio notarile di Piazza Bagni, Aliberti si è chiuso in un silenzio ritemprante, in attesa di ritrovare la giusta motivazione (ma anche di recuperare i suoi consiglieri comunali dissidenti) per continuare la seconda metà del suo mandato.

Si dice sereno il primo cittadino: “Abbiamo fiducia nella gestione delle indagini in corso da parte della DDA alla quale ho preferito da subito rendere dichiarazioni spontanee pur non conoscendo i fatti per i quali ero e sono indagato – il suo commento – Mi dispiace, invece, che ogni notizia relativa a questi argomenti venga amplificata dai giornali, rischiando in questo modo di creare continui sospetti su un’azione amministrativa che continua ad essere esclusivamente nell’interesse della Città”. Si sfoga anche Teresa Formisano, con Aliberti destinataria dell’esposto alla Procura che sia l’opposizione che il presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola hanno sporto per la convocazione del consiglio comunale del 27 novembre, su cui pende anche il giudizio del Tar. “Mi vergogno a sedere tra i banchi del consiglio comunale con personaggi, che pur sapendo il contrario, sfruttano il loro potere di partito, mi riferisco al Pd e a Ncd, per portare la commissione d’accesso al Comune. Il loro scopo è far commissariare la Città e farci passare per camorristi, perché l’unico modo per uscire loro vincitori è distruggere Pasquale Aliberti e il gruppo di persone perbene che lavora con lui”.

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