Scafati. L’analisi: “Scafati non è città di camorra, ma occorre provarlo”

Scritto da , 1 febbraio 2017

Di Adriano Falanga

E’ decisamente molto triste ciò che sta avvenendo in queste ore. La sensazione per me che vivo da sempre a Scafati, è che ancora non sia raggiunto il fondo. Perché ogni volta si commette l’errore di aver visto abbastanza, c’è sempre qualcosa o qualcuno che va oltre. Eppure Scafati è una città dalle mille risorse, potrebbe tranquillamente avere più vocazioni e creare assieme sviluppo, turismo, aggregazione. Eppure nessun amministratore è mai riuscito ad andare oltre il proprio orticello rappresentato dal personale interesse elettorale. Non parlo di connivenze, collusioni o illeciti, per questo basta il giudice naturale e l’aula di un tribunale. Ma se è vero che le responsabilità penali saranno appurate dalla magistratura, è certamente ancora più vero che le responsabilità morali di questo scioglimento esistono e possono essere ascrivibili all’intera classe politica. Litigiosa, astiosa, invidiosa, pettegola, mistificatrice, incoerente e arrogante, è così che posso definirla. Qualche settimana fa al Prefetto Vittorio Saladino facevo notare come la prima città dell’agro nocerino, e terzo comune per numero abitanti di tutta la provincia salernitana, fosse da anni sprovvista di rappresentanti istituzionali espressioni del territorio. Intendo deputati e senatori. Scafati non è rappresentata a Roma e a stento si è riusciti ad eleggere un consigliere regionale, quanto pare pure a caro prezzo. Siamo da anni terra di nessuno, facilmente saccheggiata politicamente da esponenti e personaggi di città vicine. Non c’è carattere, non c’è unione di intenti, ma ancora oggi paghiamo lotte fratricide. Basti pensare al Pd, nonostante decine di iscritti e attivisti, nonostante 4 consiglieri comunali, non riesci ad esprimere mai un candidato unitario, che sia il candidato sindaco o un consigliere regionale. Di contro ci sono piccoli comuni dei monti lattari, ad esempio, che esprimono anche due parlamentari. Il problema è di fondo quindi, in una mancata consapevolezza e determinazione degli scafatesi, nella loro perenne spaccatura socio politica. Non siamo riusciti a fare cerchio per evitare la chiusura dell’ospedale, non siamo riusciti a fare rumore per portare a Scafati più forze dell’ordine. Insomma, siamo riusciti a litigare su tutto. E’ per questo motivo che occorre riflettere e prendere atto che bisogna azzerare e ripartire, ma cambiando mentalità, non solo cambiando politici. Amaramente, nonostante le numerose e difficili vicende, realizzo che la politica continua a litigare. La vecchia amministrazione non offre spunti di un sincero mea culpa. Non voglio dire che sia totalmente responsabile, ma quanto meno in qualcosa avrà pure sbagliato, o no? Bisogna fare un bagno di umiltà e ripartire dai propri errori, non dalle altrui mancanze. Prima o poi la città e la sua classe dirigente capirà che bisogna cominciare ad uscire dagli schemi prefissati di paese di provincia, e iniziare a maturare un’ottica più estesa, politicamente e socialmente orientata alle grandi realtà italiani, e perché no, europee. Bisogna capire che la riqualificazione urbana di una città passa per gli investimenti mirati a creare sviluppo, turismo, cultura, imprenditoria. Nuove scuole, nuove strade, nuovi centri di aggregazione, e non solo asfalto e giostrine pubbliche piazzate in giro per i quartieri. La sfida di questa città riparte dallo sviluppo eco sostenibile, dalla sua agricoltura, dai giovani, dall’industria e dalla libera impresa. Ma bisogna prima di tutto cambiare mentalità, e spogliarsi di questa becera arroganza ed egocentrismo politico che ci ha portati all’attuale stato di disagio sociale e urbano. Non ci serve la precarietà, ma la stabilizzazione delle idee e dei progetti. Scafati non è città di camorra, ma occorre dimostrarlo. Occorre smetterla con questo ridicolo teatrino dello scari barile, la gente non è stupida, e odia quando ad ogni evento si dà sempre la colpa a qualcun altro. Perché è ciò che accade ancora oggi. Anche lo scioglimento è responsabilità di altri. Prendiamo invece consapevolezza dei propri errori, e dei propri limiti, e impariamo a confrontarci. La città tutto sommato lo merita.

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