Scafati. La minoranza contro Casciello, in 7 chiedono l’incompatibilità

Scritto da , 17 settembre 2016
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Di Adriano Falanga

Una minoranza (quasi) compatta presenta l’incompatibilità di Mimmo Casciello, attualmente consigliere comunale e vice presidente del cda dell’Acse, la partecipata che gestisce i servizi esterni comunali, quale la raccolta rifiuti, la sosta a pagamento, i servizi cimiteriali, per un giro di affari di circa 12 milioni di euro l’anno. A sottoscrivere la richiesta di un consiglio comunale sul tema i consiglieri comunali di Fdi: Cristoforo Salvati, Mario Santocchio, Angelo Matrone, il consigliere ex maggioranza Pasquale Vitiello e il gruppo Pd con Michele Grimaldi, Nicola Pesce, Michelangelo Ambrunzo. Assente la sola firma di Marco Cucurachi. Secondo i ricorrenti, essendo l’Acse società interamente partecipata dal Comune di Scafati, il consigliere di maggioranza si ritrova ad occupare due ruoli: controllore e controllato, votando i bilanci della società sia come amministratore che come consigliere comunale. Una situazione ambigua, che va in contrasto con l’articolo 63, comma 1 del Tuel. Sulla questione esiste il parere del responsabile dell’anticorruzione dell’Acse Salvatore De Vivo, che è anche direttore generale. Il professionista ha ritenuto non esserci le condizioni di incompatibilità, seppur citando nella sua dichiarazione gli articoli 7 e 13 del Tuel. Una questione di interpretazione, su cui pende la pronuncia dell’Anac di Raffaele Cantone. Manca però il parere di Giacomo Cacchione, responsabile anticorruzione di Palazzo Mayer, un parere ritenuto da molti necessario, perché se l’ingegnere De Vivo ha ritenuto non incompatibile il Casciello vice presidente Acse, occorre anche l’incompatibilità del Casciello consigliere comunale, e sulla quale dovrebbe pronunciarsi Cacchione. Incongruenze comunque esistono, e vanno chiarite. Ad esempio, il cda della partecipata nel suo primo verbale ha del tutto azzerato i poteri del vice presidente, restituendogli un ruolo assolutamente figurativo e non gestionale. Inoltre, allo stesso Casciello, in quanto consigliere comunale, non spetta l’indennità di 13 mila euro l’anno che toccherebbe al vice presidente. Lo statuto del resto non contempla la figura del vice, secondo De Vivo, ma a questo punto la domanda è: perché nominarlo allora? Nel caso di impedimento del presidente, Casciello non può sostituirlo perché privo dei poteri gestionali necessari, e allora, che senso ha la nomina a “vice presidente”? “Ha senso nel momento in cui si occupa una posizione per visibilità elettorale – spiega Santocchio – Casciello deve scegliere, per rispetto della legge, non perché lo dice l’opposizione. Va evidenziato che nel caso in esame l’incompatibilità assume la caratteristica del ricatto reciproco dal momento che il consigliere è determinante per la tenuta della Maggioranza e quindi per l’approvazione del Bilancio del Comune e del Sindaco come potrebbe non approvare il bilancio dell’ACSE Spa. Ancora una volta il sistema Aliberti dimostra inquietanti anomalie”.

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