Scafati. Illuminazione, torna il Global Service?

Scritto da , 13 Agosto 2015
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Di Adriano Falanga

Dopo due anni, si torna a parlare di Global Service. I più attenti hanno posato l’attenzione sulla decisione della Giunta di ampliare la macchina comunale e istituire due settori specifici. E così, all’area dedicata al Pip si aggiungono l’area “Beni confiscati” e l’area “Conservazione ed uso razionale dell’energia”. Quest’ultima ha colpito le attenzioni degli addetti ai lavori. Nella delibera si legge che lo scopo è “la gestione dei consumi, consulenza e programmazione rispetto a tutti gli interventi di efficientamento energetico, controllo e gestione delle risorse energetiche in riferimento a tutti gli ambiti della pubblica illuminazione”. Palazzo Mayer ha avviato una veloce ricognizione interna per l’individuazione dei due nuovi responsabili, ma non è difficile prevedere, dato il periodo estivo e le competenze richieste, l’incarico esterno ad un tecnico qualificato. A leggere la “mission” dell’area energetica sembra ripresentarsi lo “spettro” della Global Service, o meglio, l’affidamento trentennale della Pubblica Illuminazione, tramite gara, ad azienda specializzata.

Il Global Service non è nuovo all’amministrazione Aliberti, che già nell’aprile 2012 lo portò in consiglio comunale per la sua approvazione, trovando lo sbarramento dell’opposizione e di parte della maggioranza di allora. L’argomento fu rinviato, ma di fatto mai cestinato. In parole povere, il Global Service funziona così: favorisce e promuove le tecnologie più avanzate per la gestione dell’illuminazione pubblica, assicurando il corretto funzionamento dell’impianto, garantendo un risparmio energetico e una riduzione dei costi di gestione, nonché l’efficienza e la sicurezza degli impianti stessi. Il Comune, sulla scorta di quanto spende annualmente per il settore, indice gara d’appalto per la “cessione” del servizio. La spesa totale è il prezzo di base per la gara. La procedura fa si che le offerte al ribasso determinano automaticamente un risparmio per l’ente. La durata va dai 20 ai 30 anni e questo per permettere all’azienda appaltatrice di recuperare gli investimenti attuati.

L’appaltatore infatti avrà in carico la totale gestione dell’illuminazione pubblica, manutenzione compresa, ricevendo annualmente un canone dal comune, determinato appunto dalla gara. Ad esempio, se oggi Palazzo Mayer spende 1,5 milioni di euro l’anno per il settore, questa cifra sarà soggetta a ribasso durante la gara. Se ne ricaverà un risparmio pari alla percentuale di ribasso di aggiudicazione gara. Di contro, per recuperare l’investimento l’azienda vincitrice provvederà all’installazione di impianti a risparmio energetico e all’ottimizzazione e razionalizzazione del servizio. Voci che secondo i detrattori significano tagli alla pubblica illuminazione, magari in periferia e nella durata quotidiana. Dall’opposizione è Mario Santocchio a lanciare la premessa: “In merito al settore Energia appena istituito, terremo alta la guardia”.

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