Scafati. Il “Raggio di Sole” scrive alla De Angelis: “Attendiamo risposte sulla riapertura del centro”

Scritto da , 10 febbraio 2017

Di Adriano Falanga

Centro disabili “Raggio di Sole”, ancora un appello dalle famiglie ed operatori della struttura, chiusa dallo scorso luglio. Una situazione di stallo generata da burocrazia e superficialità istituzionale, che ha lasciato senza sostegno una trentina di disabili ospitati nel nuovo centro sociale San Pietro. Famiglie e operatori hanno deciso di scrivere alla vice prefetto Maria De Angelis per chiedere un incontro e riuscire ad avere risposte concrete. “Noi familiari con i ragazzi attendiamo la riapertura del Centro, e la ripresa delle attività. Purtroppo lo spacchettamento da parte della Regione nel marzo 2016 (del vecchio Piano di Zona, ndr) ha impedito che allo scadere del contratto con la cooperativa Emora O.n.l.u.s, aggiudicataria del servizio, ci potesse essere una proroga, facendo così cessare le attività, per circa 32 utenti con disabilità. Da allora non abbiamo avuto alcuna risposta dagli organi interessati – si legge nella nota – Solo a settembre 2016, la Scafati Solidale bandisce una manifestazione di interesse, per la gestione del Centro Diurno, tale bando poi viene ritirato a causa di una lettera di contestazione (box sotto, ndr) Ciò ha fatto sì che i tempi per la riapertura si allungassero ancor di più”. Tra gli operatori del centro, coordinato da anni dalla dottoressa Ilenia Cardillo, e gli ospiti, si è instaurato un rapporto profondo, di fiducia reciproca. Ragion per cui nessuno ha sentito bisogno di abbandonarli al loro destino. “Ad ottobre 2016, un piccolo gruppo, viene accolto da Don Giuseppe De Luca, Parroco della Chiesa di San Francesco di Paola, solo al mattino, per poche ore, seguiti dai professionisti che in questi anni hanno seguito i nostri ragazzi, e che ora svolgono puro volontariato. La struttura è fredda, umida, e non può accogliere i ragazzi più gravi e i carrozzati – prosegue la nota, indirizzata anche alla coordinatrice del nuovo Piano di Zona, dottoressa Maddalena Di Somma – sottolineando la situazione di grave disagio, vissuta dai nostri ragazzi, e la totale mancanza di volontà da parte dei Responsabili, di far partire quanto prima il servizio, bandendo la gara d’appalto, visto che i fondi sono stati stanziati, e farci sapere che fine ha fatto il parere legale della manifestazione d’interesse, con fondi comunali, per far partire le attività nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2016”. Allo stato di fatto, il nuovo Piano di Zona sta riorganizzando la struttura, assumendo il personale e rivedendo i regolamenti dei servizi offerti, in virtù della nuova convenzione stipulata con i comuni associati: Sant’Egidio Monte Albino, Corbara, Angri e naturalmente Scafati che è capofila. Occorrerà quindi bandire nuova gara d’appalto. Naturalmente la situazione di instabilità politica e amministrativa del Comune di Scafati non migliora la situazione, considerato che l’ente è il capofila. Un’altra risposta che la triade commissariale è chiamata a dare, si spera con priorità assoluta.

IL BANDO ANNULLATO PER IRREGOLARITA’

1-scafati solidalePer tamponare il problema, in attesa della ridefinizione del nuovo Piano di Zona, il Comune di Scafati aveva pensato, nel settembre scorso, di bandire una manifestazione di interesse per la gestione del centro disabili trimestrale, attingendo a fondi comunali. La giunta aveva anche dato l’ok per la variazione in bilancio. La cifra necessaria era stata prelevata dal capitolo di spesa dedicata al Nucleo di Valutazione. Secondo la Lega Cooperative Sociali Campania, il bando non sarebbe stato conforme alle normative che disciplinano il settore del volontariato. In parole povere, il bando chiamava “volontariato” ciò che in realtà è un servizio di esternalizzazione, con tanto di compensi mascherati come rimborsi e contributi. Il sindacato protesta formalmente, il Comune di Scafati recepisce e fa un passo indietro, revocando il bando in regime di autotutela. Un meccanismo che avrebbe di fatto penalizzato le cooperative sociali, a favore, denunciava il responsabile della Lega Luca Sorrentino, di chissà quale associazione di volontariato. Alla manifestazione di interesse partecipò una sola associazione di volontariato, la CDA Coordinamento Disabili dell’Agro, risultata idonea a gestire il servizio. L’associazione è parte della cooperativa sociale Emora onlus, già gestore del centro da anni. “L’attività prestata dai volontari deve essere a titolo gratuito, fatto salvo, il rimborso delle spese sostenute e debitamente documentate. Il rimborso, da disciplinare con apposita convenzione, sarà contenuto nel limite massimo di euro 5 mila mensili, anche se le associazioni dovessero garantire un numero di volontari superiore a quello richiesto” si leggeva nel bando. “L’associazione dovrà possedere dimostrata esperienza nel supporto alla gestione di centri per disabili e le dovranno garantire la presenza di almeno quattro volontari O.S.A ogni giorno, idonei allo svolgimento delle attività del presente avviso e di un Coordinatore, in possesso di laurea idonea” i requisiti. Secondo il responsabile della Lega Luca Sorrentino, le figure professionali richieste e gli orari di servizio da coprire erano paragonabili invece ad un rapporto di tipo lavorativo, più che volontario. “Inoltre, la figura di un coordinatore laureato (anch’essa però volontaria) lascia supporre una sorta di subordinazione all’operato dei volontari” denuncia Sorrentino. E dietro questi rimborsi si celerebbe in realtà la misera retribuzione che percepiscono, al nero, gli operatori sociali mascherati da volontari. Un sistema che giova alle associazioni, gestite con criteri fiscali diverse dalle cooperative sociali. La vicenda fu segnalata anche all’Anac.

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