Scafati. I gialli di Palazzo Mayer: Casciello, De Quattro, Barchiesi e il molestatore Pd

Scritto da , 18 Luglio 2016
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Di Adriano Falanga

Tempo d’Estate, tempo di ombrellone e di lettura sdraiati al sole. Per chi dovesse annoiarsi con i soliti cruciverba, o le riviste di gossip o trova pesanti i grandi classici, una mano può darvela Palazzo Mayer. Palazzo di città infatti in questa calda estate 2016 è una miniera di “gialli”. E’ un giallo la composizione dell’attuale maggioranza, sono un giallo le dimissioni di Pasquale De Quattro, è un giallo la posizione di Roberto Barchiesi, è un giallo il lavoro dell’Antimafia che va avanti dal settembre 2015, è un giallo anche la relazione della commissione d’accesso, che manca da giorni dagli uffici del Comune, nonostante abbia chiesto una proroga fino a settembre. E’ un giallo la compatibilità di Mimmo Casciello a vice presidente Acse. Questi, raccontano i muri della casa comunale, sembra chiedere insistentemente un documento dalla segretaria comunale Immacolata di Saia che attesti la sua compatibilità, di contro, la professionista casertana lo avrebbe “scaricato” al ragioniere capo e titolare dell’anticorruzione Giacomo Cacchione, che però negherebbe di avere competenza, ma anzi, sembra propenso a segnalare la vicenda all’Anac (i precedenti con Andrea Granata e Mario Ametrano insegnano). A dichiarare compatibile Mimmo Casciello sarebbe stato il dirigente dell’Acse Salvatore De Vivo, dietro però una bella “limatura” dei poteri conferiti allo stesso, che ricordiamo, è anche consigliere comunale. E’ un giallo anche la sua retribuzione, gli toccano o no i circa 7.500 euro previsti come compenso? Oppure Casciello si ritrova ad esercitare un ruolo senza poteri, e senza soldi? Quanto a Pasquale De Quattro, lo stesso già da mesi si vocifera essere in procinto di dimettersi per un posto nel cda del Consorzio Interprovinciale delle Farmacie, che vede Scafati socio di maggioranza.

2-Pasquale-De-QuattroA confermare l’indiscrezione è il comune di Cava Dei Tirreni, che avrebbe chiesto lumi al presidente del consiglio comunale Pasquale Coppola, relativamente al curriculum (di De Quattro) che il sindaco Pasquale Aliberti ha proposto ai soci del Cfi per la nomina a componente del cda. Il sindaco Vincenzo Servalli chiede di sapere se l’interessato abbia presentato le dimissioni da consigliere comunale, perché agli atti (fino al 12 luglio) non risultano ancora. E senza di queste, non si può entrare nel consorzio. Da qui le dimissioni, che sarebbero state ufficialmente tenute “nascoste”, ancora oggi. Entra quindi aria nuova in maggioranza, anche se, alla luce dei fatti, questa non conta più 13 uomini, dopo l’uscita di Alfonso Carotenuto. De Quattro è molto legato a Roberto Barchiesi, e con questi è stato tra gli autori del fallimento della decadenza del primo cittadino, non avendo firmato le dimissioni assieme agli altri 11 colleghi nel dicembre scorso. Ed oggi, quegli 11 consiglieri, compreso il Cotucit (all’epoca ancora minoranza) rappresentano ciò che resta della squadra di governo. Entra in consiglio comunale una quota rosa, la giovane Dalila Borriello, già in opera al Servizio Civile. Commerciante di elettrodomestici, Pasquale De Quattro dal curriculum risulta aver conseguito una qualifica nel 1980 di riparatore di apparecchi radiofonici e televisivi. Dal 1988 al 1992 è stato tecnico alla Telecom per il cablaggio delle linee telefoniche e dati, mentre nel 2010 avrebbe conseguito un secondo diploma, come geometra. Referenze utili per sedere nel consorzio farmaceutico quindi. E se non bastassero, sempre dal curriculum si evidenziano capacità “di gestione delle situazioni di stress, legate soprattutto a risolvere le problematiche di tipo emergenziale e dare risposte immediate all’untenza”. Una garanzia quindi. Attualmente è presidente del Cfi l’ex presidente del consiglio comunale nel primo sindacato Aliberti, Andrea Inserra, medico. Ed è medico anche Filippo Accardi, ex assessore alibertiano oggi membro dello stesso cda.

IL GIALLO DEL MOLESTATORE TELEFONICO – scambio di accuse Pd-Aliberti –

1-_anonimo_ralf Tiene banco quest’estate anche il giallo sul presunto autore di telefonate moleste alla famiglia Aliberti. A denunciarlo, almeno mediaticamente, il sindaco Pasquale Aliberti. “Forse aveva bevuto, forse era pieno di ‪‎cannabinoidi, sicuramente un bamboccione il ragazzotto del ‪‎Pd scafatese che in orari notturni, in anonimo, si è cimentato in telefonate intimidatorie ai miei ‪‎familiari. Abbiamo denunciato, è stato individuato”. La denuncia però non sembra esserci stata, almeno secondo quando poi ha verificato il Pd scafatese. “Abbiamo preso atto e fatto verifiche ma, ad ora, nessuna denuncia e nessun ragazzotto del PD, autore delle presunte intimidazioni telefoniche, ci risulta – si legge in una nota ufficiale – A questo punto Aliberti mostri la denuncia e faccia il nome. Altrimenti smetta di denigrare e diffamare chi in questa città fa opposizione. Non riuscirà a gettare sul PD, ne’ su altri, neppure un poco del fango che oramai lo sommerge. Pensi alle inchieste che lo coinvolgono per fatti gravi piuttosto che interpretare il solito ruolo della vittima. Oramai non gli crede più nessuno. Non vorremmo che, come ha inventato domande di un’intervista mai fatte, inventi anche telefonate e denunce che non esistono. Dimostri quanto dichiara, altrimenti saremo noi a presentare un esposto in Procura”. Eppure un nome nel sottobosco politico gira, e Cronache, avendolo saputo, ha chiesto direttamente all’interessato, che smentisce fermamente. “Non sono io l’autore di quelle telefonate. Non esiste nessuna denuncia e pertanto diffido chiunque a mettere in giro simili allusioni. Altrimenti mi vedrò costretto a tutelarmi per vie legali”. I pettegoli invece sostengono che lo stesso sia anche stato ascoltato dagli inquirenti, che avrebbe ammesso di essere lui l’intestatario dell’utenza, ma di non aver usato il telefono per quelle telefonate. Ergo, le telefonate esisterebbero, come esisterebbe anche l’intestatario. Ad essere sconosciuto pare sia l’autore. “Alla luce di questo comunicato seguirà la querela – replica Pasquale Aliberti – per la seria: non ho stato io, è stata mia moglie”. Al giovane del Pd abbiamo ancora chiesto se fosse vero che avrebbe incontrato gli inquirenti. Secca la replica: “ha risposto il partito. Confermo quello che sostiene il comunicato”. Quest’è.

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